In viaggio
Quando
l’indomani Janise si svegliò, trovò sulla sedia vicina al letto un altro
magnifico vestito color arancione.
-
Che bello! –
esclamò prendendolo in mano – E’ proprio della mia misura! –
-
E’ per te,
infatti. – disse l’uomo che il giorno prima l’aveva portata in quel luogo,
entrando nella stanza.
Janise
si voltò e lo vide, ma questa volta a volto scoperto.
-
Voi… avete il
viso scoperto! -
- Si… - rispose lacunosamente - Come hai passato la notte? –
-
Bene, grazie. –
rispose un po’ imbarazzata.
-
Allora sbrigati:
partiamo tra poco. –
-
E dove andiamo??
– chiese stupita.
-
Lo saprai a suo
tempo… - dichiarò uscendo e chiudendosi la porta alle spalle.
Janise
si preparò e indossò l’abito: era davvero magnifico, ancora più bello di
quello che aveva indossato la sera precedente, quanto di più incantevole avesse
mai visto! Fu pronta in brevissimo tempo e, dopo essersi ammirata allo specchio,
raggiunse l’uomo che l’attendeva. Fecero colazione in fretta e, subito dopo,
salirono in carrozza.
Iniziarono
il viaggio. Janise si fermò ad ispezionare il volto dell’uomo: fino a poco
prima non le era riuscito neanche di immaginare chi potesse celarsi sotto quella
maschera, ma ora le sembrava di avere già visto quel volto. Per un lungo tempo rimasero
in completo silenzio, poi, improvvisamente egli iniziò dicendo:
-
Il mio nome è
Savien Gabriel Antoine de Saint Etienne e tuo padre era mio fratello. –
Fu come un fulmine a ciel sereno.
-
Io… io vi ho
visto qualche tempo fa fuori da una locanda di Parigi insieme a mio padre… -
affermò, ricordando immediatamente dove avesse visto prima quell’uomo.
-
Già. Ero lì per
parlare con lui, ma adesso ti racconterò il resto… -
Lui
era l’ultimo dei cinque figli della famiglia de Saint Etienne. Quando
Maximilien, il fratello maggiore, il padre di Janise, aveva abbandonato la
famiglia, egli era poco più che quattordicenne. Tra loro c’erano circa dieci
anni di differenza e, pur avendolo considerato sempre un modello in un tutto ciò
che faceva, quella volta non era proprio riuscito a capire perché Maximilien
avesse tutte quelle strane idee per la testa che lo costrinsero ad allontanarsi
dalla sua famiglia.
-
Nonostante il
divieto impostoci da nostro padre, io e i miei fratelli continuammo a tenerci in
contatto con Maximilien, finché… tuo padre si mise in testa di fondare quella
specie di club rivoluzionario e, per non rischiare di compromettere interamente
la famiglia, non ci vedemmo più. –
Janise
era intelligente e capì immediatamente il senso del discorso, ma ne rimase
molto perplessa: suo padre era stato un nobile, ma allora perché aveva
abbandonato la famiglia per vivere una misera esistenza da contadino?! Anche
questo le fu spiegato e presto tutto sembrò chiarirsi nella mente della
ragazza.
-
Dove siamo diretti
adesso? – chiese.
-
In Inghilterra. –
-
Ma l’Inghilterra
è molto lontana! – esclamò spaventata.
-
Abbastanza. –
-
E Sophie?? –
-
Non ti preoccupare
per lei: è con mio fratello… sono diretti nelle Americhe. –
Le
Americhe, pensò Janise. Quello sì che era un posto lontanissimo. E come
avrebbe fatto a rivederla?
-
La ritroverai… -
disse egli come se le leggesse nel pensiero – Per adesso è meglio allontanarci il più
possibile dalla Francia… potrebbe accaderci qualcosa di brutto, com’è
successa al povero Maximilien… - concluse.
Per
qualche giorno viaggiarono in carrozza, fermandosi la sera a riposare in qualche
locanda. La loro meta era Calais, il porto dal quale si
sarebbero imbarcati per l’Inghilterra.
Tutto
era pronto per salpare. Dal ponte della nave, Janise guardava le coste francesi
allontanarsi e farsi invisibili sempre più. Non sapeva se le sarebbe mai stato
permesso di ritornare in Francia. In quel momento i suoi pensieri più dolorosi
corsero al padre, alla madre e alla sorella: non era neanche riuscita a
salutarli o a ripetere loro quanto li volesse bene; chissà, poi, se avrebbe mai
rivisto Sophie. Calde lacrime le bagnarono il viso.
- Sophie… - sussurrò, mentre il vento le scompigliava i capelli.
Una nuova vita
La
porta si spalancò e, seduti in varie parti della stanza, Sophie vide diverse
persone che, immediatamente, le si fecero attorno sorridendole affettuosamente.
-
Sophie… ho
l’onore di presentarti la tua, la nostra famiglia! – esclamò l’uomo –
Madame Gabrielle de Saint Etienne… tua zia. – disse prendendo la mano della
donna.
-
Aspettavo con ansia
il momento in cui ti avrei conosciuta, tesoro! – affermò raggiante la donna
avvicinandosi a Sophie per abbracciarla.
-
E questi sono i
nostri figli. Ragazzi, presentate i vostri ossequi a vostra cugina Sophie. –
ordinò il padre.
Sophie
contò i ragazzi: erano sei. Essi si erano disposti in fila in ordine d’età e
ad uno ad uno le fecero un inchino presentandosi e pronunciando qualche parola di
benvenuto.
Il
maggiore era Charles, aveva circa diciotto anni e un aspetto molto elegante e
affascinante. Non meno distinto era il secondo, Maximilien, di un anno o poco
più minore. Il terzo era Stephen, anche lui non passava inosservato e, coi suoi
quindici anni, aveva già l’aspetto di un perfetto gentiluomo. Gli altri
tre erano abbastanza piccoli d’età e facevano quasi tenerezza coi loro
sguardi stupiti e curiosi, mentre osservavano la cugina un po’ intimoriti.
Geordie aveva circa dieci anni, Jacque otto e il piccolo Jamie appena cinque.
-
Sono felice di
conoscervi… - disse, infine, Sophie.
-
Come vedi sei
l’unica damigella della casa, quindi aspettati le attenzioni di tutti noi! –
esclamò felice la madre dei ragazzi.
Sophie
guardò tutti per bene. Era ancora un po’ confusa, ma quella gente le piaceva.
Infondo, pensava che si sarebbe abituata in fretta a vivere e ad andare
d’accordo con loro.
Da
quel momento, le giornate di Sophie furono estremamente intense: per volere
degli zii iniziò ad imparare tutte le regole, i cerimoniali e le etichette
della vita sociale; prese lezioni di canto e di pianoforte; iniziò a studiare
seriamente il francese, varie lingue straniere, la storia, la geografia e
moltissime altre cose. La ragazza imparava rapidamente e, la sua curiosità
incessante di scoprire e conoscere cose sempre nuove, stupiva tutti.
Nessuno
le aveva chiesto nulla di ciò che le era accaduto prima di essere condotta in
quella casa, né ella aveva avuto il coraggio di chiedere altre informazioni a
riguardo allo zio.
Tutto
sorprendeva Sophie della sua nuova vita: i vestiti meravigliosi, i pasti
raffinati e abbondanti, l’immensità del palazzo e del giardino che lo
circondava, i cani di razza e i cavalli puro sangue coi quali ci si poteva
intrattenere in qualsiasi momento, perfino le affettuose premure degli zii e
l’affetto fraterno dimostratole dai cugini. Tutto le
sembrava un bel sogno destinato presto a svanire.
Un
pomeriggio Sophie si decise ad andare nella biblioteca, dove lo zio si ritirava
dopo i pasti, con lo scopo di chiedergli ulteriori spiegazioni.
-
Io… io volevo
chiedervi dov’è mia sorella! – disse trovando improvvisamente il coraggio.
-
Tua sorella… hai
ragione, Sophie... non te ne ho ancora mai parlato… Vedi: è difficile, ma devo dirtelo…
- iniziò l’uomo – Quando venni a sapere dal generale delle guardie che
si apprestavano a mandare un drappello di soldati a Parigi alla ricerca
dell’uomo che stava organizzando un circolo rivoluzionario e capì che si
trattava di tuo padre, di mio fratello… mi diressi subito a casa vostra per
metterlo in guardia. Lo supplicai di andare via da Parigi e di portarvi con voi,
ma lui si rifiutò: il suo orgoglio, la sua lealtà alla causa che lo condusse
alla morte glielo impedivano. Così rimasi nei pressi della vostra casa per
cercare di fare qualcosa e l’unica cosa che fui in grado di fare fu quella di
portare via te. Non ero da solo, però. Con me c’era Savien, mio fratello
minore. Ebbene, decidemmo di dividere te da tua sorella per non dare troppo
nell’occhio e, per un puro caso, Janise finì con lui. –
-
Allora Janise è
con vostro fratello! Potrò rivederla presto! – esclamò felice.
-
Penso di no… -
- Perché? –
-
Loro si diressero
in Inghilterra e… pochi giorni dopo mi arrivò una spiacevole notizia…
purtroppo, la barca con cui stavano attraversando la Manica fu colta da
un’improvvisa tempesta e affondò… non ci furono superstiti… -
-
Questo vuol dire
che… che Janise è morta?!? – chiese incredula.
-
Si. Mi dispiace,
Sophie. –
Sophie
iniziò a piangere. Non riusciva a credere che fosse successa una cosa simile
alla sorella che tanto amava. Infine, sentì il calore di un abbraccio: era lo
zio che cercava di confortarla.
Non
passò molto tempo che a Sophie fu presentata Marianne, una giovane di nobile
famiglia con la quale i Saint Etienne erano in ottimi rapporti. Marianne aveva
all’incirca un anno in più di Sophie e gli zii avevano reputato necessario
che le
due ragazze diventassero amiche per fare in modo che il vuoto lasciato da Janise
nel cuore di Sophie fosse colmato almeno in parte da questa nuova conoscenza.
Ci
volle un po’, molte visite e molte merende insieme prima che fra le due si
instaurasse un rapporto d’amicizia e di confidenza, ma, aggirato il primo
scoglio, Sophie e Marianne divennero ottime amiche. Trascorrevano quasi tutti i
pomeriggi insieme e passavano le ore a chiacchierare o a passeggiare
all’aperto.
-
Allora, Sophie… i
tuoi zii quando hanno deciso di farti debuttare in società?! – chiese
Marianne, durante una delle loro passeggiate.
-
Non lo so… -
-
E’ da più di un
anno che sei venuta a vivere qui con loro e sarebbe ora che ti portassero alla
reggia! Una ragazza della tua età e con la tua raffinatezza farebbe molto
scalpore a corte! – esclamò pensando alla scena.
-
Non credo di essere
pronta ad affrontare l’eleganza della reggia… - rispose abbassando lo
sguardo.
-
Ma cosa dici! Vuoi
sapere una cosa?! Però devi promettermi di non dire a nessuno quello che sto
per confidarti. Prometti! –
-
Va bene: te lo
prometto. –
-
Qualche giorno fa,
quando tua zia è venuta a fare visita a mia madre, ho sentito che parlavano del
tuo imminente debutto! Hai capito?! Presto ti porteranno a corte!! Forse proprio
durante il ballo del prossimo mese organizzato dalla regina! – esclamò
raggiante.
Sophie
non disse nulla e Marianne ne fu molto sorpresa. Si aspettava che l’amica
gridasse dalla gioia o non stesse più in sé dalla sorpresa, ma dovette
costatare che la notizia non fu accettata da Sophie nel modo da lei immaginato.
-
Cos’hai? Non sei
felice?! – le chiese ripensando a quanto lei, invece, fosse stata entusiasta la
prima volta che fu portata a palazzo.
-
E’ solo che… -
Sophie non ebbe il coraggio di continuare.
Quando abitava ancora a Parigi con la sua famiglia, aveva sentito parlare dei molti balli organizzati a corte dalla regina e ancor di più degli eccessivi costi di essi che pesavano sulle spalle del popolo. Da quando abitava con gli zii aveva potuto costatare la copiosità di questi balli, ma aveva cercato di considerarli quasi come degli obblighi cui i suoi zii e i suoi tre cugini più grandi erano costretti a partecipare per onorare il buon nome della loro famiglia. Invece, adesso, sapere che presto avrebbe partecipato ad uno di quei trattenimenti, le fece tornare prepotentemente alla mente Parigi e tutti i suoi abitanti con le loro miserie e le loro imprecazioni alla famiglia reale che spendeva i loro soldi in stupidi divertimenti.
Naturalmente, Sophie non disse niente a Marianne
di quello che le passava per la testa: lo zio le avevano fatto promettere
che mai avrebbe svelato la sua vera origine per non mettere a repentaglio la sua
vita, ma neanche quella dei tutti loro.
Qualche
sera dopo, la zia andò in camera di Sophie prima di ritirarsi nelle sue stanze.
La ragazza era seduta alla toilette e una cameriera le pettinava i lunghi
capelli.
-
Lasciaci sole. –
ordinò la zia togliendo la spazzola dalle mani della cameriera.
Essa
se ne andò inchinandosi e la zia prese il suo posto, continuando a spazzolare i
capelli di Sophie. Le piaceva farlo e, molto spesso, passando a dare la buona
notte alla ragazza, si fermava con lei a chiacchierare davanti alla toilette.
-
Sai, Sophie… -
esordì la donna – Sono felice che tu sia venuta a vivere qui con noi… avevo
sempre desiderato avere una figlia e tu sei la bambina che non ho mai avuto… -
La
ragazza non sapeva cosa dire e guardò l’immagine riflessa della zia sullo
specchio sorridendole.
-
I miei ragazzi sono
tutti dei bravi figlioli, ma non potevano certo sostituire l’assenza di una
figlia femmina! – disse ridendo – Ma adesso ci sei tu, piccola mia, e so che
non mi deluderai! –
-
Certo, madame… -
sussurrò.
-
Oh! Sei bellissima,
Sophie! – disse dopo aver finito di sistemarle la capigliatura.
-
Grazie… -
-
Sei diventata una
fanciulla molto bella e d elegante: ho paura che quando ti porteremo a corte,
tutti i giovanotti rimarranno incantati da te! – esclamò, stringendo le mani
in un’aria di compiacimento.
-
A corte…?! –
-
Si, cara. Io e il
marchese tuo zio avremmo deciso di condurti con noi alla reggia il mese
prossimo. Sua maestà la regina Maria Antonietta ha più volte espresso il suo
desiderio di conoscerti, da quando è venuta a conoscenza del tuo arrivo in casa
nostra, e adesso che sei pronta ad affrontare con successo Versailles, è ora
che l’attesa di sua maestà venga ripagata! –
Nonostante
Marianne l’avesse preparata alla notizia, Sophie ne fu sorpresa e l’accettò
con un pallido sorriso sul viso pensieroso.