Insieme per la libertà
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Sophie! Dove sei stata?? – chiese la sorella preoccupata.
Quella
mattina Janise era andata a chiamarla molto presto, ma in camera sua non aveva
trovato nessuno. Quindi, l’avevano cercata per tutto il palazzo e in ogni
angolo del parco, ma di Sophie nessuna traccia. Tutti iniziavano a preoccuparsi
seriamente per la sua assenza. Le carrozze erano già pronte, ma nessuno badava
più alla partenza. L’unica cosa importante era ritrovare Sophie al più
presto: nessuno, soprattutto una giovane ragazza nobile, poteva ritenersi al
sicuro sulle strade intorno a Parigi durante quei giorni.
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Sono stata a fare una cavalcata… - rispose frastornata.
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Sei uscita di senno? – la rimproverò lo zio minaccioso,
sopraggiungendo di corsa dalla biblioteca.
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No… - rispose abbassando lo sguardo.
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C’è qualcosa che non va? – le chiese Janise, notando che qualcosa
turbava la sorella.
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No, va tutto bene… - disse dirigendosi nella sua stanza.
Nonostante
fossero state molti anni separate, Janise riusciva ancora a capire i sentimenti
della sorella, le bastava un solo sguardo. La seguì.
-
Posso entrare? – chiese dopo aver bussato alla porta.
Non
udì risposta, ma entrò lo stesso. Sophie era sdraiata sul suo letto, la testa
fra i morbidi cuscini e la lettera di Oscar stretta nella mano destra. Piangeva
rumorosamente.
-
Sorellina… cosa ti succede? – le chiese Janise timorosamente.
Nessuna
risposta. Le prese la lettera dalle mani e iniziò a leggerla.
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Sophie… posso capire che tu sia preoccupata per madamigella Oscar e
André, ma.… sono in grado di badare a loro stessi. – affermò, cercando
qualcosa di dire che la consolasse.
La
ragazza non diede nessun segno. Era come se non l’avesse neanche sentita.
Janise capì che c’era qualcos’altro sotto.
-
Dimmi cosa ti preoccupa… - le sussurrò con tono materno,
accarezzandole i capelli.
Improvvisamente,
Sophie alzò la testa dai cuscini e gettò le braccia al collo della sorella
continuando a piangere.
-
Fersen… - disse confusamente fra le lacrime.
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Fersen?! Cosa c’entra il conte di Fersen? – fece Janise confusa.
-
Io… io lo amo, ma lui non vuole… - non riuscì a terminare la frase,
le era impossibile parlare.
Janise
sapeva quali sentimenti provasse la sorella per il conte di Fersen, ma non
riusciva a capire che attinenza ci fosse in quel momento fra la lettera di
madamigella Oscar e Fersen. Così, chiese a Sophie di calmarsi e di spiegarle
cosa fosse successo.
La
ragazza era molto imbarazzata: poteva raccontarle tutta la verità? Come avrebbe
reagito Janise? Infine, decise di essere sincera con lei e, con frasi ambigue e
incomplete, le rivelò quello che era successo.
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Oh Dio… - fu l’unica cosa che Janise riuscì a dire allibita.
-
Janise, ti prego… non essere adirata con me! – la supplicò.
Fersen
era sempre sembrato a Janise una persona seria, responsabile e corretta. Suo
marito gliene aveva sempre parlato con rispetto; Thomas e Fersen si conoscevano
da molto ed erano buoni amici. Da quando, però, la sorella le aveva raccontato
quello che era accaduto quella notte, la sua opinione a riguardo del conte era
repentinamente cambiata.
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No, non sono arrabbiata con te… -
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E non devi esserlo neanche con Fersen… lui non voleva… - cercò di
giustificarlo.
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E adesso? – le chiese.
-
Io rimarrò qui! Ho già perduto Fersen e adesso non voglio rinunciare
anche a combattere per gli ideali in cui credo! – disse decisa come non mai
– Questo è il mio destino, lo è sempre stato, sin da quando ho incontrato
Oscar e André e poi… lo diceva anche nostro padre, ricordi? –
-
Si, ma ti sbagli su una cosa: questo è il nostro destino! –
disse stringendole le mani e sorridendo – Combatteremo insieme…-
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…accanto al nostro popolo… Insieme per la libertà! -