Riunioni 

   

Janise e suo marito si trasferirono a palazzo Etienne. 

Sophie si svegliava ogni mattina entusiasta, felice e impaziente di incontrare e poter nuovamente stringere la sorella che, per anni, aveva creduto morta. Per cercare di rimediare al tempo che avevano trascorso lontane e agli avvenimenti che le avevano separate, Sophie aveva consegnato alla sorella un diario segreto che aveva scritto durante tutti quegli anni. Così, pagina dopo pagina, Janise era venuta a conoscenza di tutto quello che Sophie aveva vissuto, dei suoi sentimenti, delle sue paure... l'amicizia con Marianne, i balli a Versailles, le lezioni di scherma, la conoscenza con la zia Marie Elen, ma soprattutto l'incontro con Oscar e André, l'amore per Fersen e il desiderio di vedere il popolo francese libero dalla tirannia.

Janise era felice di poter vivere nuovamente insieme alla sorella ed anche di vederla andare d'accordo con suo marito. Spesso i due avevano delle piccole dispute, ma soltanto perché Thomas guardava alla situazione francese con l'occhio critico dello studioso, mentre Sophie con la passione della ribelle. 

Anche conoscere gli zii e i cugini era piacevole per Janise. In Inghilterra, con lo zio Savien, era sempre stata sola. Come avrebbe potuto immaginare di avere una famiglia tanto numerosa e dei cugini tanto simpatici?! Le dispiaceva enormemente esserne stata allontana per tutti quegli anni, ma era decisa a non farsi sfuggire più neanche un solo secondo! 

Quando, poi, conobbe Madamigella Oscar... che emozione! 

Oscar e André erano stati invitati da Sophie un pomeriggio per il té  con la precisa intenzione di presentare loro la sorella ritrovata. Janise si era preparata all'occasione come ci si prepara per una festa importante ed era rimasta in attesa degli ospiti piena d'ansia. Aveva capito di averli già incontrati il giorno in cui era arrivata a Parigi, che Oscar fosse proprio quel biondo comandante che aveva scortato lei e Thomas fino alla residenza di Fersen e ripensò a quel suo modo di fissarla. 

Avrà visto la mia somiglianza con Sophie, pensò.

E, in effetti, seduta nel salone di palazzo Etienne, Oscar spiegò ai presenti di essere rimasta sorpresa vedendo Janise per la prima volta, così somigliante a Sophie, con gli stessi occhi viola che, si sapeva a corte, erano il segno distintivo delle donne della famiglia de Sant Etienne e che la maggior parte delle dame invidiavano. 

Risero, chiacchierarono, raccontarono aneddoti più o meno divertenti, ma nessuno osò parlare di quello che stava per accadere. Forse speravano tutti che i disordini popolari cessassero al più presto o comunque rimanessero circoscritti e sotto sorveglianza. Era difficile per tutti  ammettere che qualcosa sarebbe successa e tutto sarebbe cambiato.

-    Sono felice che, in questi anni, tu abbia avuto accanto tante persone che ti hanno amata. - disse Janise, quella sera, mentre spazzolava amorevolmente i capelli alla sorella - Io non sono potuta esserti accanto come avrei voluto, ma vedo che il Signore ti ha dato ugualmente l'affetto di una famiglia e di amici speciali... - 

-   E' vero: sono stata felice, Janise, ma nessuno ha mai potuto colmare il vuoto che tu avevi lasciato. - 

Sophie si alzò e abbracciò la sorella. Si guardarono negli occhi e piansero insieme, tenendosi strette col timore di perdersi nuovamente.

-  Da adesso in poi, però, non permetteremo più a nessuno di separarci, sorellina, e saremo felici insieme! - promise Sophie, infine.

 

 

Addio, Fersen!

Luglio 1789

 

-      Domani mattina presto lasceremo la Francia. – aveva decretato il marchese de Saint Etienne.

Il suo tono non accettava opposizioni. La sua lungimiranza gli dava da pensare seriamente che delle spiacevoli situazioni si sarebbero venute a verificare nel paese nel giro di pochi giorni e lui, da buon capofamiglia, voleva mettere a riparo da qualsiasi sorta di pericolo i suoi cari.

-      Sarebbe da codardi! – ebbe il coraggio di obiettare Sophie.

-      Non si tratta di codardia, Sophie! – gridò egli, il risentimento nella voce – E’ solo buon senso! –

-      Ma… Come dite voi, monsieur! – esclamò, andando via infuriata.

Era sempre stata così impulsiva la piccola Sophie, pensò egli. Ma adesso la questione era delicata: toccava a lui proteggerla. L’aveva mischiata in quella faccenda senza neanche accorgersene e avrebbe fatto di tutto per non farle accadere nulla di sgradevole. In fondo, ormai, anche lei era una nobile agli occhi di tutto il popolo…

-      Non me ne resterò con le mani in mano! – dichiarò la ragazza, entrando nella sua stanza.

Prese il foglio che era appoggiato al suo scrittoio. Lo aprì. Erano poche righe, scritte con una calligrafia elegante e perfettamente ordinata. Aveva ricevuto quella lettera quel pomeriggio, subito dopo pranzo. L’aveva riletta già molte volte. Non riusciva a credere che quello che vi era scritto fosse vero.

Cara Sophie, domani mattina il mio reggimento sarà a Parigi. Io e André saremo in prima linea nella battaglia, mi sembra superfluo spiegarvi schierati con quale parte… Non so se ci rivedremo mai, quando tutto ciò sarà finito, ma spero che non accada nulla di male a nessuno di noi. Sappiate che per me è stato un onore conoscervi e che non vi dimenticherò mai.

Oscar François de Jarjayes.

-      Oscar… - sussurrò, cercando di pensare a cosa fosse più giusto fare.

Iniziò ad andare su e giù per la stanza. Prese un libro, lo aprì, ne sfogliò nervosamente le pagine e lo rimise a posto. Cosa doveva fare, continuava a domandarsi. Improvvisamente tutto sembrò farsi chiaro nella sua testa.

C’era ancora qualche spiraglio di luce, ma appena fosse calata la notte, avrebbe raggiunto la sua destinazione.

 

Sembrava che tutti fossero andati a dormire. Nessun rumore si sentiva nel palazzo. Sophie aveva indossato degli abiti da cavallerizza e, dopo essersi celata sotto un ampio mantello nero, uscì nella notte scura al galoppo con uno dei cavalli.

Le strade erano completamente vuote e buie. Era abituata a quello e, in breve tempo, giunse alla residenza del conte di Fersen. Bussò al grande porticato un po’ esitante e attese con ansia di sentire qualche passo provenire dell’interno. Dopo qualche secondo, le aprirono. Era proprio lui, con un candelabro in mano che gli illuminava il volto.

-      Sophie! – esclamò sorpreso quanto mai – Cosa ci fate qui?!? –

-      Devo parlarvi! – rispose con tono risoluto.

-      Siete venuta da sola? Ma vi rendete conto dei pericoli che avete rischiato?? – esclamò molto preoccupato.

Entrarono e lui le fece strada fino a una piccola sala. Era il suo salotto personale, attiguo alle sue camere.

-      Allora… cos’è questa cosa tanto importante per cui non potevate aspettare domani? – chiese un po’ infastidito, mentre accendeva delle altre candele.

Egli indossava una camicia di seta bianca e dei pantaloni blu. Sophie non l’aveva mai visto in quell’abbigliamento tanto familiare e per un attimo sorrise. Poi, ritornò alla realtà e disse:

-      Domani… madamigella Oscar e André saranno a Parigi… io voglio unirmi a loro per combattere affianco al popolo e voglio che voi veniate con me! –

-      Sophie… - mormorò, non essendo in grado di dire altro.

-      Si, Fersen! Io voglio che voi lottiate al mio fianco, oppure… portatemi con voi, lasciamo la Francia insieme! – disse, avvicinandosi e abbracciandolo.

Egli rimase per qualche secondo immobile, senza dire nulla, poi, divincolandosi gentilmente dal suo abbraccio, disse:

-      Non posso. –

-      Non vi chiederò di sposarmi… - disse, pensando che il suo rifiuto fosse dovuto al disagio di dover prendere un simile impegno.

-      No, non posso. – ripeté lui, la sua voce, però, non era affatto adirata.

-      Come non potete?! – chiese amareggiata.

-      Io devo rimanere accanto alla mia regina… soprattutto in questo momento, in cui tutti le stanno voltando le spalle, lei avrà bisogno di me… -

-      Ma io vi amo!! – gridò stizzita Sophie con l’atteggiamento di una bambina alla quale è stato sottratto il suo giocattolo preferito.

-      No, o forse non abbastanza… Guardate… – le disse scostando la tenda dalla finestra e invitandola con un gesto ad avvicinarsi – C’è qualcosa che, benché forse non lo sappiate, amate molto più di me. –

Sophie guardò fuori. Oltre l’orizzonte mille lucine splendevano, l’anima di Parigi, occupata in quelle ore in decisioni molto importanti per il futuro di tutti.

-      Già… - disse, infine, sconsolata.

-      Adesso vi riaccompagno a casa. –

-      No! Non fatemi andare via così… - la voce incrinata dal dolore e le guance solcate da cristalline lacrime – Permettetemi almeno di trascorrere la notte insieme a voi… -

-      La notte insieme…? – chiese turbato.

-      Si… voi ed io, come un uomo e una donna! – rispose senza esitazioni.

-      No… non possiamo… - balbettò egli.

-       Si, che possiamo… io voglio che accada… - concluse, stringendosi a lui e baciandolo con una forza aggressiva e suadente al tempo stesso.

 

I primi raggi di sole, che filtravano attraverso le scure cortine, svegliarono Sophie.

Si guardò attorno. Non riusciva ancora a credere che fosse potuto succedere, che quello che aveva desiderato accadesse, quella notte si fosse realizzato. Non provava alcun rimorso, l’unica cosa che rimpiangeva era quel futuro felice che mai avrebbe potuto vivere con lui. Era lì, sdraiata vicino a Fersen. Il braccio di lui le cingeva i fianchi, mentre il suo capo era appoggiato sul petto nudo di lui, permettendole di ascoltare ogni suo singolo battito. Si mise a sedere, stando attenta a non destarlo. Per un lungo periodo, rimase a guardarlo, sperando quel momento non finisse mai. Assomigliava a un bambino che dormiva sereno, estraneo da qualsiasi tipo di preoccupazione.

Lei lo amava, lo amava molto, con tutta l’anima. Ripensò alla prima volta in cui l’aveva visto. Era stato come un fulmine a ciel sereno che aveva colpito il suo cuore. Avrebbe desiderato infinitamente che i suoi sentimenti fossero corrisposti con la stessa intensità; trascorrere il resto della sua vita accanto a lui era la cosa che sognava maggiormente, ma sapeva che tutto ciò era impossibile, le circostanze non lo premettevano.

-      Io ti amo, Hans… - disse in un sussurro, accarezzandogli i biondi capelli.

Non l’aveva mai chiamato per nome, Hans Axel. In verità, non si era neanche mai rivolta a lui con tanta confidenza, dandogli del tu, e sapeva che non l’avrebbe fatto mai più. In qualsiasi modo sarebbero andate le cose, da quel momento, le loro strade non si sarebbero mai più incrociate, ne era più che certa. Si sforzò di trattenere le lacrime, ma una stilla cristallina le scivolò inaspettatamente lungo il viso e cadde sul volto di Fersen.

Sophie si alzò, raccolse i suoi abiti sparsi per tutta la stanza e si rivestì. Era pronta ad andare via, per sempre. Si riavvicinò al letto per dargli un bacio, un ultimo dolceamaro [*] bacio.

-      Addio, Fersen. – disse chiudendosi la porta alle spalle.

Egli si alzò immediatamente. Era sveglio da un bel po’, ma aveva finto di riposare ancora per non dover affrontare parole o silenzi troppo imbarazzanti.

Aveva commesso un errore imperdonabile. Da gentiluomo, quale egli era, non avrebbe mai dovuto permettere che ciò accadesse, ma non era stato in grado di resistere a quella passione. Anche se non l’amava tanto da prendersi con lei un impegno ufficiale, quello che provava per Sophie era un sentimento ben diverso da ciò che lui aveva sempre fatto passare per semplice amicizia e stima. Forse perché egli si sentiva già molto stanco nell’anima a causa dei molti dolori sofferti, ma quella ragazzina, con la sua vitalità e i suoi profondi sentimenti, l’aveva sempre fatto sentire piacevolmente diverso, più vivo e lieto.

Avrebbe dovuto farsi coraggio e recarsi immediatamente a palazzo Etienne, prendendosi le proprie responsabilità e chiedendo la mano di Sophie al marchese, ma ciò era impossibile. Il suo pensiero corse a Maria Antonietta. Nonostante tutto, egli continuava ad amarla più di ogni altra cosa al mondo, non avrebbe potuto voltarle le spalle anche lui, proprio non se la sentiva di sposare un’altra donna e di andare via dalla Francia quanto prima…

 

 

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* Di nuovo mi assilla Eros che scioglie le membra, dolceamara invincibile creatura… - Saffo

 

 

 

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