Proposta di matrimonio 

   

 

Quella sera Janise era bellissima, non era mai stata così raggiante e solare, le disse miss Beckman. Indossava un magnifico abito color lavanda, contornato di pizzi e merletti, una collana di perle con gli orecchini pendenti dello stesso materiale e un ventaglio dello stesso colore del vestito le era stato messo tra le mani.

“Penso proprio che questo coso lo dimenticherò accidentalmente sulla carrozza!” pensò Janise rigirandosi l’oggetto tra le dita.

-         Mia cara, pensi che la scelta di portare il duca al ballo, sia stata una mossa adeguata? – chiese zio Savien avvicinandosi alla nipote.

-         Ritieni non fosse il caso? Eppure pensavo che la sua presenza qui ti fosse gradita! –

-         Non intendevo questo. Vorrei solo farti notare che la tua partecipazione a corte accompagnata da un uomo quale il duca, può essere fraintesa come una vostra uscita ufficiale. Se mi avessi ascoltato, ti saresti fatta vedere con un mio vecchio amico e sarebbe passata come un favore nei tuoi riguardi, o con uno dei nipoti di Priscilla, che presto diventeranno tuoi cugini. –

-         Non riesco a capire, zio… -

-         Sto dicendo che l’amicizia tra te e Lindberg potrebbe essere scambiata per un fidanzamento. –

Janise rise, poi si calmò e rispose.

-         La gente può pensare a quello che vuole, il duca è un mio amico, poi le cose andranno come andranno. Questo non deve interessare nessuno se non me. –

-         Non è così che funzionano le cose purtroppo. – dichiarò miss Beckman, intervenuta nel discorso – Il parere dei nobili e soprattutto della famiglia reale, conta molto nella reputazione di una giovane donna. Ormai tu sei in età da marito e farsi vedere ogni volta con un cavaliere diverso, può suscitare pettegolezzi. -

-         Zia, – la chiamava così ora – non ho mai partecipato ad un ballo accompagnata da qualcuno. Lindberg è un mio amico e mi sembra che tra di noi non ci siano particolari atteggiamenti che facciano presumere il contrario. –

-         Questo è quello che provi tu, ma ti ho già parlato in passato di quali potrebbero essere i sentimenti di Lindberg nei tuoi confronti. Non dimenticare che tu sei una bella ragazza e lui è un nobile importante alla ricerca della donna perfetta che possa essere degna di stare al suo fianco! –

 

Thomas si rifletteva nello specchio, cercando di sistemarsi la giacca. Che imbranato che era stato! Invece di essere lui a proporre un’uscita a Janise era stata lei ad invitarlo alla festa della regina. Eppure non era questo che lo infastidiva maggiormente. Si stupiva di come quella piccola fanciulla gli fosse entrata nel cuore così rapidamente, senza che se ne fosse reso conto. Ed ora era folle, folle d’amore per lei! Si meravigliava di ritrovarsi spesse volte a pensarla o a fissarla se le stava accanto. Chissà se dai suoi occhi traspariva tutto questo. Probabilmente no, perché lei lo trattava da amico e in un modo così semplice e innocente che lo estasiava. Non si stancava mai di osservare le sue labbra che si posavano sulla tazza da tè o del suo volto che esplodeva in un sorriso. Avrebbe passato ore solo ad ammirarla, a studiare ogni suo piccolo difetto della pelle, ogni curva del volto… e quella sera poteva tenerla stretta fra le sue braccia, poteva ballare tutta la notte con lei, assaporare l’odore dei suoi capelli e innamorarsi del colore dei suoi occhi. Quella notte sarebbe stata solo sua. Non doveva però farle capire niente, se lei non provava i suoi stessi sentimenti, avrebbe rischiato solo di rovinare tutto.

Per quella volta il suo sogno si sarebbe realizzato in parte, ma, dal mattino seguente, tutto sarebbe tornato come prima.

 

La carrozza si fermò dinnanzi a Buckingam Palace. Janise non si immaginava che fosse così grande, ma ciò che la stupì di più fu la sala in cui si sarebbe tenuto il ballo. Era immensa e sfarzosa, degna di reali. Sul soffitto quasi irraggiungibile dallo sguardo, vi erano enormi lampadari di cristallo, tintinnanti e lucenti e le lunghe tavolate erano imbandite di ogni sorta di cibo. In un angolo, l’orchestra provava gli strumenti.

-         Inizieranno a suonare non appena arriverà la Regina. – suggerì Lindberg.

Innumerevoli invitati riempirono ben presto la sala e l’entrata dei reali d’Inghilterra fu annunciato da un silenzio che squarciava i muri e dall’inchino di tutti i presenti. Ben presto però il Re ordinò di iniziare le danze e l’aria divenne più tranquilla.

A Janise era sembrato che il tempo si fosse fermato per un istante, le gambe avevano iniziato a tremarle durante l’ingresso del Re e della Regina e si era chiesta per un secondo se degli occhi di persone così vicine a Dio, come erano loro, avrebbero potuto notare che lei non era una nobile, a dispetto di tutti quegli anni trascorsi a studiare da tale. E invece no, la Regina le era passata davanti, l’aveva chiamata, le aveva sorriso e le aveva detto di essere molto felice di fare la sua conoscenza finalmente. Le aveva enunciato di aver molto sentito parlare di lei, ma che di persona era molto più bella e graziosa di come gliel’avevano descritta. Janise era stata fiera di se stessa e degli sforzi che aveva fatto per arrivare lì dov’era, anche se in parte lo doveva allo zio. Si era inchinata, aveva ringraziato e aveva baciato la mano alla sovrana.

-         Anche lei è rimasta rapita dalla vostra grazia. – sorrise Lindberg durante le danze.

-         Pensavo di non reggere all’emozione: mi tremavano così forte le gambe che credevo se ne fosse accorta! –

Lindberg la strinse a sé, continuò a ballare come trasportato dal vento e Janise si lasciò andare al suo abbraccio. Si sentiva bene e appagata da tutto ciò che aveva in quel momento.

-         Sono stanca, mi accompagnereste in giardino a prendere un po’ di fresco? – chiese la ragazza.

-         Ma fuori nevica! Prenderete solo freddo! – esclamò lui allarmato.

-         Mi metterò la mia mantella, ve ne prego! –

Il duca accontentò la richiesta di lei e cercando di sfuggire agli occhi indiscreti, si trovarono nel giardino, vicino ad una fontana. Janise toccò l’acqua che si era tramutata in ghiaccio.

-         Quand’ero piccola, io e mia sorella Sophie amavamo pattinare sul ghiaccio… -

-         Non sapevo aveste una sorella! – esclamò incuriosito.

-         È morta qualche anno fa, non ho nemmeno potuto dirle addio… -

-         Non dovete parlarne se non volete. –

-         Infatti, non dovrei parlarne… ma con voi mi risulta facile parlare anche di questo. Voi siete un così grande conforto per me che non mi stancherò mai di dirvi grazie. Promettetemi che mi starete sempre accanto! –

Il cuore di Thomas aveva iniziato a battere all’impazzata, non doveva, non poteva rovinare tutto! Ma i suoi sentimenti iniziavano a prevalere sulla ragione, in quel momento la piccola Janise era così fragile e sola e stava a lui consolarla, era a lui che lei aveva chiesto di tenderle la mano. Con la mano tremante afferrò la sua, la accarezzò e iniziò a baciarle le punta delle dita. Poi le accarezzò la guancia e i loro volti si avvicinarono fino quasi a sfiorarsi con le labbra. In quel momento una voce spezzò l’incantesimo. Zio Savien era nelle vicinanze e chiamava la nipote.

-         Non so cosa mi sia preso, Lindberg. Facciamo finta che non sia successo niente! – e scappò via incontro allo zio.

 

Il duca di Lindberg non andò più dai Saint Etienne. Inviò una lettera recanti le seguenti parole:

“Mi dispiace annunciarvi la mia momentanea impossibilità nel recarmi presso di voi, ma i miei studi mi costringono a tenermi lontano per qualche tempo. Spero che capirete e mi perdonerete.

Vostro devoto,

Thomas Scott III duca di Lindberg”

Janise non fu turbata più di tanto dall’annuncio, sicura che tutto sarebbe tornato come prima, una volta che Lindberg avesse finito i suoi studi. Ma questa sua sicurezza era mal riposta. Poche settimane dopo avvenne un fatto che la lasciò letteralmente di stucco.

Come ogni pomeriggio all’ora del tè, nobili e nobildonne avevano invaso la villa e quel pomeriggio, c’erano anche i Vannelly, Elise compresa. L’amica non perse tempo per annunciarle la decisione che i suoi genitori avevano preso per lei in quei giorni.

-         Stanno prendendo accordi con il padre del duca di Lindberg per annunciare formalmente il nostro fidanzamento! – esclamò entusiasta.

Quella notizia spezzò in due l’animo di Janise ma, cercando di non far trasparire nulla, decise di informarsi ulteriormente.

-         Non sapevo che tu fossi interessata al duca e che egli ti frequentasse. –

-         Infatti finora non ci siamo mai visti se non che ai ricevimenti di vari nobili, ma i miei genitori ritengono che per la nostra famiglia sarebbe opportuno che io diventassi una duchessa! Poi l’amore verrà col tempo e, in ogni caso, il rispetto reciproco basterà. –

Elise era talmente eccitata che Janise preferì non parlarle dei rapporti che intercorrevano tra lei e il duca negli ultimi tempi. Se i due avrebbero dovuto sposarsi, forse era meglio che Elise non sapesse niente della profonda amicizia che era nata con il suo futuro sposo. Avrebbe creato solo inutili gelosie.

 

Forse la notizia delle prossime nozze di Lindberg e della sua amica Elise non le era andata giù come avrebbe dovuto. Camminava nevroticamente percorrendo il perimetro del salone pensando e ripensando al perché si sentiva delusa e tradita. Eppure doveva essere felice per due persone a lei care. Invece no, sentiva un senso di appartenenza verso quel ragazzo e sentiva che presto Elise Vannelly le avrebbe portato via l’amicizia di lui e il tempo che egli le dedicava.

-         Che ti prende? – chiese miss Beckman vedendola così agitata.

-         Lindberg si sposa. Dovrei esserne felice eppure non lo sono! E non riesco a spiegarmene il motivo!! –

-         Si sposa? Non ne sapevo niente… -

-         Non c’è ancora niente di ufficiale, ma l’ho saputo dalla futura sposa: Elise! –

-         E così i Vannelly hanno deciso di porre rimedio ai loro problemi finanziari accasando la loro primogenita al duca di Lindberg… quello che non riesco a capire è come lui non si sia opposto al padre… era chiaro come fosse interessato a te! –

-         Probabilmente vi siete sbagliata, zia. –

-         E tu? Tu cosa provi per il bel Lindberg? Per essere così turbata è perché non ti è poi così indifferente. Fai chiarezza sui tuoi sentimenti prima che sia troppo tardi! –

Le parole di miss Beckman la stavano facendo riflettere più di quanto il suo cervello non stesse già facendo da solo. Si chiedeva se i sentimenti che provava per il duca erano rimasti solo di amicizia o se invece erano fioriti in qualcosa di più grosso e inaspettato. In fondo, lei non sapeva ancora cosa fosse l’amore, quello vero. Aveva voluto bene a Nicholas, ma quello che il suo cuore esprimeva per il duca di Lindberg era diverso, più confuso ma anche più intenso.

Aspettò l’alba per montare in groppa a Tuono e attraversare Londra coperta da un mantello scuro.

-         Miss Janise! Cosa ci fate qui a quest’ora del mattino? – chiese sconcertato.

-         Lindberg, ho bisogno di parlarvi e chiarire alcune cose con voi! –

Egli la fece entrare e accomodare sul divano davanti al camino. Janise si strofinò un po’ le mani congelate dal freddo poi, preso un profondo respiro, spiegò il motivo della sua presenza lì.

-         Non dobbiamo vederci più, nemmeno dopo che avrete finito i vostri studi. – dichiarò decisa.

Il duca rimase spiazzato, senza controbattere. Questa cosa non se l’aspettava e non ne capiva il motivo.

-         Ho saputo da miss Vannelly che molto presto annuncerete il vostro fidanzamento e non credo sia opportuno che noi due continuiamo a frequentarci e soprattutto che lei sappia della nostra amicizia. Credetemi, è meglio per tutti. –

-         Non vedo il motivo per il quale non possiamo rimanere amici… non capisco! – esclamò infervorato sedendosi accanto alla ragazza.

-         Non posso vedervi con lei, lo capite! Non posso pensare di incontrarvi con un’altra donna al vostro fianco! Io vi amo, duca di Lindberg, vi amo come non immaginavo di poter fare e ora, al solo pensiero di vedervi con lei, mi sento soffocare! Vi prego di non sottopormi a tale dolore. Continuate la vostra vita come io continuerò la mia. – riuscì a sussurrare prima di essere sommersa dai singhiozzi e dalle lacrime.

Lindberg fece per avvicinarsi e abbracciarla forte, per dirle che quello stesso sentimento lo provava per lei da sempre, ma Janise non gli diede nemmeno il tempo di parlare, si scostò e si congedò uscendo di corsa.

-         Sono un vero idiota! – gridò alla sorella incontrata per le scale.

-         Che ti è successo, Thomas? – chiese lei divertita.

-         Oh, Julia! La donna che amo si è dichiarata a me e io l’ho lasciata correre via da quella porta! –

-         Corrile dietro! –

-         Come?! –

-         Corrile dietro, raggiungila, fermala! Fai qualcosa!!! Ma bisogna dirti tutto? –

-         E i Vannelly? –

-         Quanti problemi ti fai, fratellino! Dì a nostro padre che non la vuoi sposare. Vedrai che capirà. –

Il duca indossò al volo il suo cappotto e, fattosi preparare la carrozza, si avviò verso la casa dei Saint Etienne.

Si fece annunciare dal marchese che lo fece accomodare nel suo studio, curioso di tanta premura con la quale Thomas Lindberg si era precipitato da lui di primo mattino.

-         Prima di tutto volevo congratularmi con voi: ho saputo del vostro fidanzamento con miss Elise Vannelly! –

-         Le nozze non si faranno, o almeno, non con lei. Il nostro fidanzamento non è stato mai annunciato formalmente e comunque è sempre e solo rimasta una proposta ancora da vagliare. –

-         Sarebbe un buon matrimonio – insistette il marchese.

-         Ma non un matrimonio d’amore. Sono qui per chiedervi la mano di vostra nipote. –

Il marchese infondo se l’aspettava, anche se non l’avrebbe mai ammesso. Prima o poi quel ragazzo sarebbe andato da lui a chiedergli la mano della sua Janise. Era evidente!

-         E come fate a dire che mia nipote nutre per voi il vostro stesso sentimento? – lo beffeggiò sapendo quali erano i sentimenti di sua nipote.

-         Lo so… ne sono sicuro… chiedeteglielo! Poi se non vorrà, sarà una sua decisione. –

Il marchese de Saint Etienne mandò a chiamare la nipote.

-         Eccomi, zio! – ruppe il silenzio la voce della ragazza dopo qualche minuto.

-         Il duca di Lindberg ha qualcosa da dirti, Janise! –

Si accorse di lui solo in quell’istante e sbiancò. Si sentiva imbarazzata per quello che era successo poco più di un’ora prima a casa sua e non capiva cosa ci facesse lì in quel momento.

-         Miss Janise, per troppo tempo ho tenuto nascosti i miei sentimenti verso di voi – dichiarò deciso avvicinandosi e prendendole le mani – Ma ora non posso più tacere! Mi sono innamorato di voi dal primo momento in cui vi ho vista, ma ho sempre pensato che io per voi fossi un semplice amico e avevo deciso di rinunciare a voi per non rovinare tutto. Il mio fidanzamento con miss Vannelly mi è stato imposto e io non ho rifiutato perché pensavo di non potervi avere. Ora però tocca a voi decidere della mia vita. Volete diventare la mia sposa? – decretò sempre più convinto.

Janise guardò lo zio per chiedere conferma e quando lui fece cenno di assenso con la testa, il suo cuore saltò dalla gioia.

 

 

Rivelazioni

Autunno 1787

 

Qualcuno bussò alla porta.

Sophie sollevò infastidita lo sguardo dalla pagina del libro che stava leggendo e accordò il permesso di entrare alla persona che si trovava dall’altra parte della porta. Una delle cameriere entrò nella biblioteca e, dopo aver ossequiato la padroncina, annunciò:

-       C’è una visita per voi, madamigella. –

Ancora contrariata dall’interruzione subita dalla sua lettura, Sophie chiese chi fosse l’ospite che desiderava vederla. Non le piaceva affatto essere disturbata quando leggeva: la lettura le dava un senso di libertà infinito. Poteva immaginare luoghi e persone sconosciute, fare conoscenza con tipi umani completamente diversi da quelli che lei era abituata a frequentare e le permetteva di allargare le proprie vedute. Per non parlare della gioia che provava nel conoscere ogni singolo autore, le vicende della sua vita, le condizioni che lo avevano portato a scrivere, la sua anima e tutto quello che di più profondo aveva da dire. Leggere voleva dire incontrare qualcuno e, generalmente, questi personaggi avevano sempre qualcosa da dire, nel bene e nel male. Inoltre, credeva di non aspettare nessuno a quell’ora e quella visita la coglieva proprio impreparata.

-       Il conte di Fersen. – rispose la cameriera con deferenza.

Il viso della ragazza si illuminò di un’improvvisa luce.

-       Il conte di Fersen?? – domandò incredula.

-       Si. – si limitò a rispondere la cameriera ritta sulla porta.

-       Ditegli che arrivo immediatamente! – disse sospingendo la donna fuori dalla stanza.

Sophie soffocò a stento un grido di gioia. Buttò il libro sul divanetto di pelle nera e corse davanti al piccolo specchio che si trovava in un angolo del locale. Controllò in fretta che tutto in lei fosse apposto. Si sistemò l’abito, tirò giù lievemente le spalline e ravvivò i capelli. Era perfetta, pensò. Uscì dalla stanza e si diresse in sala, dove, sapeva, il conte di Fersen la stava aspettando.

Indecisa se attirare la sua attenzione con qualche parola di richiamo o se aspettare che lui si accorgesse della sua presenza, Sophie decise di fermarsi sull’ingresso. Restò qualche secondo ad osservarlo. Lui era in piedi, presso il camino, e osservava con cura l’emblema della famiglia de Saint Etienne. Anche da dietro aveva un aspetto elegante e signorile, pensò la ragazza.

-       Oh… mademoiselle de Etienne! Non vi avevo sentita arrivare… - esclamò lui, girandosi e notando la sua presenza.

-       Conte di Fersen! Quale onore riavervi qui dopo così tanto tempo! – rispose Sophie, avanzando verso di lui.

In realtà non erano passati che pochi mesi dall’ultima volta che si erano visti. Il conte di Fersen era tornato per qualche tempo nel suo Paese natale per affari, ma non era rimasto lontano dalla Francia per così tanto tempo. A Sophie, invece, era sembrata un’eternità e il suo ritorno l’aveva messa di ottimo umore, soprattutto perché sapeva di essere la prima persona che Fersen, ogni volta che tornava in Francia, si recava a salutare.

-       I miei omaggi, mademoiselle. – affermò egli prendendole la mano e baciandogliela dolcemente.

-       Fersen! Quante volte vi ho detto di tralasciare questi inutili appellativi e di chiamarmi semplicemente per nome! – gli disse con tono di rimprovero.

-       Scusatemi, Sophie, ma io… -

Non sapeva cosa dire. Quella ragazza riusciva sempre a spiazzarlo. Se fosse stato ancora un ragazzino, si sarebbe potuto pensare addirittura che ne fosse stato intimidito e imbarazzato.

-       Non importa… - sorrise lei – Sappiate solo che sono molto felice per il vostro ritorno! –

 

Era una bella giornata, il sole splendeva e il clima era mite, così Sophie e il conte di Fersen decisero di uscire a fare una passeggiata nel parco del palazzo. Camminarono per un bel po’, fino ad arrivare al torrente che scorreva entro la proprietà degli Etienne. Sophie gli chiese come avesse trovato la Svezia in quel periodo e lui le stava descrivendo, ancora una volta, i boschi, i laghi, le città, tutto ciò che riguardava il suo paese. Lei e Fersen avevano trascorso moltissime ore in descrizioni dettagliate della Svezia, lui le aveva addirittura portato da vedere degli schizzi di paesaggi svedesi, ma Sophie non ne era affatto annoiata. Le piaceva sentirlo parlare e soprattutto di quell’argomento. Quelle conversazioni le davano l’impressione di essere maggiormente partecipe della sua vita.

-       Mi piacerebbe tanto visitarla! – esclamò con un sospiro.

-       Chissà? Un giorno il vostro desiderio potrebbe divenire realtà! – rispose sorridendole.

Quelle parole fecero destare nella mente di Sophie un sogno che da qualche tempo era abbastanza ricorrente: si vide in viaggio insieme a Fersen, diretti verso la Svezia, dove lui l’avrebbe presentata a tutti come sua sposa. Il matrimonio… Non era un evento cui aveva pensato con propensione; eppure, da quando aveva conosciuto il conte di Fersen e aveva sentito nascere dentro di sé quegli intensi sentimenti nei suoi confronti, si era ritrovata a vagheggiarlo molte volte.

Si fermarono presso il torrente. Sophie si sedette sui resti di un muricciolo, mentre Fersen si mise in contemplazione dell’orizzonte.

-       Fortunatamente siete tornato… iniziavo a sentirmi davvero sola… - disse Sophie con tono malinconico.

Lui si girò e la guardò stupito. Allora, la ragazza continuò dicendo:

-       Da quando madamigella Oscar ha lasciato la guardia reale e anche André si è arruolato, non hanno più molto tempo per venire a farmi visita. –

Fersen rimase in silenzio per qualche istante, lo sguardo perso nel vuoto. Ricordava ancora l’ultima volta in cui aveva visto Oscar. Era stato all’incirca un anno prima. A lui era stato ordinato di sedare dei disordini verificatisi a Parigi nei confronti di alcuni nobili e, nel recarsi sul posto, aveva appurato che la carrozza interessata era proprio quella di madamigella Oscar. Così, l’aveva tratta in salvo e aveva difeso anche André, scoprendo poi che i sentimenti che Oscar provava per André erano molto più rilevanti di quanto credesse.

-       Mi dispiace… - sussurrò Fersen perso ancora fra i suoi pensieri.

Sophie si chiese a cosa stesse pensando. Qualcosa di spiacevole sicuramente, si disse. Poi, ripercorse il suo di passato. Era trascorso più di un anno e mezzo dal giorno in cui lei e Fersen si erano incontrati per la prima volta a corte e, tra alti e bassi, viaggi in giro per il modo e inevitabili impegni di lui, avevano sempre continuato a frequentarsi. Ora, Sophie si chiese se lui avesse la minima idea di quali sentimenti lei provasse nei suoi confronti. Eppure i suoi atteggiamenti non potevano essere assolutamente fraintesi, si disse. Ma lui? Lui cosa provava per lei?

-       Fersen… devo chiedervi una cosa, ma promettetemi di essere sincero. – disse alzandosi dal muretto.

-       Certamente, Sophie. – rispose egli un po’ esitante.

-       Quali sentimenti nutrite per me? – chiese risoluta.

Lui non rispose. Rimase immobile e alquanto stupito soppesando ogni singola parola e cercando di trovare una possibile risposta che non lo esponesse a troppi rischi. Sophie aveva immaginato che sarebbe andata così e non ne fu affatto stupita. Allora, si avvicinò a lui e lo baciò sulle labbra.

-       Io vi amo, Fersen. – gli disse subito dopo.

Quello sì che l’aveva spiazzato più di ogni altra cosa nella sua vita. Che una ragazza confessasse i propri sentimenti così tranquillamente all’uomo che amava era già di per sé strano, ma che lo baciasse di sua spontanea iniziativa era addirittura impertinente!

Sembrava che Fersen stesse per dire qualcosa, ma una voce in lontananza glielo impedì. Era Stephen che correva verso di loro.

-       Conte di Fersen! – esclamò col fiatone – Ho saputo che eravate tornato e sono corso a salutarvi! –

-       I miei omaggi, monsieur. – rispose cercando di apparire il meno imbarazzato possibile.

-       Aspettavo con ansia il vostro ritorno: vi ricordo che mi avete promesso un duello esemplare, e adesso sono pronto! – esclamò con l’entusiasmo di un bambino.

Sophie si sentì invasa dalla collera. Suo cugino aveva interrotto una questione molto importante. Nel bene o nel male, se lui non fosse arrivato, avrebbe scoperto cosa Fersen provasse per lei.

-       Stephen! Non ti è venuto in mente che magari il conte di Fersen era impegnato con qualcun’ altro?! Con me, per esempio?? – chiese arrabbiata.

-       Scusa, ma… in ogni caso, tu devi tornare subito in casa: madame Marianne ti aspetta. –

Sophie si guardò intorno: vide Stephen impaziente di poter sfidare l’ospite e Fersen confuso e imbarazzato dall’accaduto. In ogni caso, il loro discorso non sarebbe andato oltre in quel pomeriggio ed era meglio interromperlo lì.

-       Uffa! – sbuffò contrariata, alzandosi il vestito con un gesto stizzito e correndo via.

 

 

 

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