L'incidente
Le
parole che il duca di Lindberg aveva detto quella sera rimasero nel cuore di
Janise come mille spilli conficcati. Non passava giorno in cui la sua mente non
vagasse per le strade di Parigi. Aveva paura di parlarne con lo zio e così si
sfogava abitualmente con Nick.
Lo
zio, dal canto suo, non riusciva a comprendere per quale ragione sua nipote
fosse continuamente malinconica e finì con l’attribuirne la ragione al fatto
che non avesse ancora superato la morte della sorella.
Ogni
pomeriggio, molti amici dello zio si ritrovavano nella sua tenuta per l’ora
del the. Dal giorno del ballo avevano iniziato a prendervi parte anche la
famiglia Vannelly e Janise ed Elise erano diventate ottime amiche.
-
Da qualche tempo
non vedo più il barone di Singleton… - dichiarò pensierosa Janise.
-
Sarà partito per
qualcuno dei suoi tanti viaggi! – rispose Elise sorseggiando il suo the e,
sogghignando, aggiunse – Oppure sarà impegnato a fare la corte a qualche
giovane donna! -
Le
ragazze appoggiarono le tazze sul tavolino e si diressero verso il pianoforte.
Janise si sedette sullo sgabello di velluto rosso, osservò per un attimo i
tasti e, chiudendo gli occhi, iniziò a suonare una dolce melodia.
- Siete stata bravissima! – commentò una voce.
Janise si voltò e davanti ai suoi occhi apparve un viso familiare.
-
Duca di Lindberg,
anche voi qui? –
-
Ho sentito dire che
l’ora del the presso la tenuta di vostro zio è la più mondana in questo
periodo… forse perché ora tutti conoscono la bellezza della sua dolce
nipote… e così sono venuto a constatare di persona. - sussurrò egli.
La
ragazza, un po’ rossa dall’imbarazzo, si alzò dal pianoforte e, facendo un
inchino al ragazzo, proseguì
oltre.
Verso sera, Janise si trovava nelle sue stanze seduta davanti al grande specchio della toilette e si spazzolava i capelli. Sentì qualcuno bussare alla porta e questa aprirsi.
- Tutto bene, cara? –
-
Si, miss Beckman. –
- Ho notato che oggi chiacchieravi con il duca di Lindberg. È un bel giovane e di ottima famiglia e, soprattutto, è interessato a te. –
-
Che intendete dire?
–
- Che per te sarebbe un ottimo matrimonio! – esclamò entusiasta la donna.
- Io non ho nessuna intenzione di sposarmi! – gridò con rabbia – Piuttosto, pensate al vostro con mio zio che alla mia vita ci penso io! E ora, se volete lasciarmi sola, ve ne sarei grata! -
Miss
Beckman andò via un po’ risentita: infondo, pensava soltanto di dare qualche
buon consiglio a colei che sarebbe presto diventata sua nipote!
Tutto
andava male per Janise. Pensava che, dopo essersene andata dal collegio di mrs
Steinbeck, la sua vita sarebbe stata spensierata, invece… aveva saputo che
Sophie era morta, che la sua Francia era in tumulto, che il ragazzo che le aveva
riportato tragiche notizie della sua gente provava non si sapeva quali
sentimenti per lei e la donna che presto sarebbe diventata sua zia non le andava
molto a genio…
Si
guardò ancora riflessa nello specchio. Aveva esagerato a cacciarla via così.
Decise di andare subito a scusarsi.
- Ma mi immagini sposata e perfetta padrona di casa? – rideva quel pomeriggio con Nicholas.
- Bè, milady, io si! –
- Dai, Nick, non scherzare! Sono ancora troppo giovane per prendere marito. –
- Non siete troppo giovane, è solo che non siete ancora pronta. –
- Forse… comunque… facciamo una galoppata e vediamo chi arriva primo in fondo alla tenuta? –
Janise
balzò in groppa a Tuono e Nicholas su uno dei nuovi cavalli che mr de Saint
Etienne aveva acquistato recentemente.
Appena
furono pronti, Janise spronò il cavallo e si accorse subito di aver dato a
Nicholas un bel distacco.
Sentiva
l’aria fresca che le fendeva il volto e il sole sfiorarle la pelle. Solo
quando cavalcava Tuono si sentiva veramente bene e, perciò, cercava di farlo il
più spesso possibile.
- Nick, sei una lumaca! Muoviti! –
Una sconvolgente verità
Il
conte di Fersen divenne presto un ospite abituale a palazzo Etienne. Quando non
aveva altri impegni e disponeva di un po’ di tempo libero, gli piaceva recarsi
a far visita alla famiglia de Saint Etienne.
Egli
passava diverse ore a discutere col marchese, ad ascoltare le frivole
chiacchiere della marchesa e ad assecondare Charles e Maximilien, che si
divertivano nello sfidarlo a tirare di scherma. Poi, quando tutti erano stati
accontentati o avevano qualcosa di tanto importante da fare da non poter
lasciare, si ritrovava con Sophie in biblioteca a riflettere sulla lettura di
qualche libro o a raccontarle delle bellezze della sua Svezia e di tutti i
luoghi che aveva visitato nella sua vita.
I
balli, poi, erano ormai divenuti appuntamenti fissi ai quali né Fersen, né
Sophie potevano mancare per nessun motivo al mondo. Tutti non facevano altro che
parlare di questa vicenda, era l’argomento più discusso e chiacchierato tra i
nobili, che non la smettevano di formulare congetture e ipotesi a riguardo.
Perfino
la marchesa de Etienne, incoraggiata dalla situazione e dalle voci di corridoio,
aveva iniziato a ravvivare le sue aspettative di un imminente e prestigioso
matrimonio per la nipote.
Sophie
dedicava poco più di un paio di ore per ballo ad esaudire le richieste degli
altri cavalieri, che non demordevano nei loro corteggiamenti alla ragazza, ma poi riservava il resto della serata a Fersen. 
C’era
una tacita intesa fra loro: Sophie continuava a ballare e a civettare con
qualsiasi altro gentiluomo fosse
presente al ballo, ma non accennava a distogliere il suo sguardo da quello di
lui, insistendo ad ammaliarlo coi suoi occhi incantatori; mentre Fersen se ne
stava in disparte, appoggiato a una colonna o a una parete, aspettando
pazientemente di ballare con lei. Poi, quando entrambi ritenevano essere giunto
il momento, egli beveva l’ultimo sorso dal suo calice, alzandolo per brindare
silenziosamente a solo lui sapeva cosa, e si avvicinava alla schiera che
circondava la ragazza. Vedendolo avanzare nella sua direzione, Sophie provava
sempre un sussulto e ringraziava il Cielo di aver esaudito anche quella sera le
sue preghiere.
-
Mademoiselle, siete
libera per il prossimo ballo? – chiedeva retoricamente Fersen, sfoggiando il
sorriso più affascinante della serata.
-
Certamente,
monsieur… - gli rispondeva Sophie, incurante delle lamentele degli altri
ammiratori.
E,
portandosi al centro della sala, ballavano e ballavano, per ore e ore, dando una
buona quantità di materiale per spettegolare a tutti i chiacchieroni presenti.
Una
sera a corte, però, accadde qualcosa di inaspettato.
Sophie
aveva appena finito di ballare con Charles (anche i suoi cugini ogni tanto
chiedevano l’onore di poter danzare con lei di fronte a tutti), ed era stata
soffocata da un gruppo di altri giovani che facevano a gara per accaparrarsi un
ballo con lei, sapendo che sarebbe stata una delle ultime occasioni della
serata, quando Marianne le si avvicinò con aria provocatoria.
-
Il conte di Fersen
sta danzando con una dama sconosciuta… sembra essere molto affascinato da
questa donna! – esclamò sorridendo malignamente.
Sophie
si sentì improvvisamente offesa e invasa dalla collera. Si liberò da tutti
quegli ammiratori e si diresse con passo teso verso l’altra sala, dove il
conte di Fersen stava ballando con un’altra dama. Appena, però, vide la
coppia, il respiro le sembrò spezzarsi nel petto. Era sicura di conoscere
quella donna bionda e dall’abito candidamente bianco con delle decorazioni
azzurro cielo come i suoi occhi, ma non riusciva a capire di chi si trattasse.
-
Oscar… - sussurrò
sconcertata dopo poco.
Si,
non poteva sbagliarsi. Come quando era riuscita a riconoscerla la prima volta in
cui l’aveva vista, senza che le fosse stata presentata, così adesso, Sophie
si sentì sicura di conoscere l’identità di quella donna che le stava di
fronte, della donna che ballava con Fersen.
-
Non può essere!
– disse, scappando via.
Per
diverse ore, Sophie rimase a ripensare a quello che era accaduto. Non riusciva
ancora a capacitarsene. Era sicura che quella donna misteriosa, quella dama
straniera fosse in realtà Oscar. Non aveva mai immaginato una simile
sfaccettatura nel carattere di madamigella Oscar. Da quando la conosceva,
l’aveva sempre vista come un perfetto soldato, come un modello di donna libera
e indipendente superiore agli stereotipi del tempo, ma non aveva mai pensato che
anche lei potesse provare sentimenti d’amore per un uomo. E per Fersen, poi!
Questo complicava alquanto la situazione.
Sophie
aveva capito bene cosa avesse spinto madamigella Oscar a comportarsi in quel
modo, l’aveva capito quando l’aveva vista correre via, prima di lei,
soltanto dopo pochi minuti di ballo con Fersen, intravedendo i suoi occhi lucidi
di lacrime.
E
pensare che lei aveva civettato per settimane intere col conte di Fersen, aveva
passato ore a parlare entusiasticamente di lui, ne aveva elogiato pregi e qualità
infinite sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto anche alla presenza di
madamigella Oscar! Era questo che la faceva penare di più: come aveva potuto
essere tanto cieca, si chiese. Eppure, quando si parlava di Fersen o in sua
presenza, Oscar appariva diversa… Di questo Sophie se ne era accorta, ma la
sua insulsa vanità le aveva impedito di comprendere cosa ci fosse realmente
sotto. Molto probabilmente, oltre ad aver fatto soffrire la regina, quella sua
confidenza col conte di Fersen aveva urtato anche Oscar.
Le
venne in mente Maria Antonietta. Ciononostante, Oscar continuava a proteggere la
regina e ad esserle fedele e non aveva smesso neanche di recarsi a palazzo
Etienne per assolvere all’impegno preso con Sophie. Come poteva succedere
tutto ciò? Oscar era una donna davvero meravigliosa, decretò infine.
Decise
che non avrebbe più rivisto Fersen, che non avrebbe più ballato con lui e che
non si sarebbe intrattenuta in sua compagnia oltre. Doveva finire tutto. Per un
capriccio, non poteva rischiare di far soffrire oltre due donne a cui si sentiva
molto legata, non poteva rompere quel legame, tanto importante per lei, che si
stava piano, piano instaurando fra lei e madamigella Oscar.
Così
Sophie iniziò ad evitare il conte di Fersen. Quando egli si recava a fare
visita alla famiglia Etienne, lei sgattaiolava via adducendo un’improvvisa
emicrania o un impellente impegno; quando si recavano agli stessi balli, Sophie
gli stava il più lontano possibile e aveva smesso di riservargli la maggior
parte della serata, ballando senza sosta con qualsiasi cavaliere che non fosse
il conte di Fersen; perfino quando i cugini o la zia le parlavano di lui, la
ragazza cercava di indirizzare il discorso altrove.
Nessuno
sapeva spiegarsene il motivo, o meglio, tra i chiacchieroni di corte correva
voce che quel comportamento della giovane marchesina de Saint Etienne fosse
dovuto ad un’insostenibile gelosia provocata dalla misteriosa dama che,
qualche settimana prima, aveva danzato con Fersen.
Ad
ogni modo, Fersen non credette opportuno chiedere ulteriori spiegazioni, sicuro
di aver intuito la causa di tale repentino cambiamento, anche perché pensava
che, infondo, quella storia stava diventando troppo chiacchierata e, quindi,
sconveniente.