Il ballo

 

 

-         Ma Savien! – si agitava miss Beckman, un’intima amica dello zio – Vostra nipote è già in età da marito. È ora che voi le permettiate di debuttare nella buona società! Ogni cavaliere vorrebbe poter ballare con lei! –

-         È giusto questo che mi preoccupa… la mia Janise stretta tra le braccia di un conte o un qualsiasi nobile… - rispose con aria disgustata.

-         È talmente graziosa, ma allo stesso tempo intrigante con quei suoi occhi viola… - diceva trasognata miss Beckam quasi senza dar peso alle parole dell’uomo.

-         Priscilla… io non so se… -

 

Era deciso. Janise avrebbe preso parte ad uno di quei balli che si tenevano nei castelli dei nobili di Londra. Niente a che vedere con quelli svolti a Versailles, le aveva raccontato lo zio, ma erano comunque pieni di giovani che discutevano di temi attuali e di dame che danzavano allegramente.

La ragazza era stata messa nelle mani delle migliori sarte della città che le avevano confezionato uno splendido abito color rubino con le rifiniture dorate. Tra i capelli solo il bocciolo di una fresca rosa rossa. Il vestito era costato un capitale, ma miss Beckman era stata irremovibile: Janise doveva essere la più bella e si era preoccupata personalmente che tutto risultasse perfetto.

Zio Savien aspettava all’ingresso evidentemente agitato. Si fermò solo quando vide scendere dalla grande scalinata sua nipote Janise e miss Beckam.

-         Siete incantevoli… - riuscì appena a mormorare.

-         Su, su, Savien! Non state lì impalato ! Andiamo, presto! –

Nicholas aiutò le due dame a salire sulla carrozza e anch’egli rimase affascinato dalla particolare bellezza della sua amica quella sera.

A palazzo Morris, molti degli invitati erano già arrivati. Mr de Saint Etienne e miss Beckman, sembrava conoscessero quasi tutti. Si inchinavano e stringevano mani a destra e a manca. Solo Janise sembrava l’unica a sentirsi un pesciolino fuor d’acqua e restava dietro le spalle dello zio, come a nascondersi.

-         Janise, ti presento il conte Vannelly, sua moglie la contessa e le sue figlie, miss Clare e miss Elise. –

Janise salutò inchinandosi e, dopo i consueti saluti, fu invitata da Elise a visitare il palazzo che, evidentemente, conosceva bene.

-         Come mai vi sentite così a disagio? Non avete mai partecipato ad un ballo? – chiese Elise.

-         No. Questa è la prima volta… ed è peggio di come immaginassi! – rispose terrorizzata Janise.

-         Vedrete che, dopo il primo ballo, non vi sembrerà più tanto terribile! Seguitemi! –

Elise, molto euforica dall’avere un’amica alla quale aprire la strada della vita sociale, la tirava per un braccio, girando ora per una sala, ora per un'altra, chiedendo alla compagna di indicarle il cavaliere che più le piaceva e che avrebbe provveduto a presentarle.

-         Miss Elise… anche voi qui?! – esclamò un uomo fermando le due ragazze.

-         Oh, sir Singleton! Che piacere rivedervi! –

-         Vi ringrazio. – rispose l’uomo, poi, scorgendo la figura che si nascondeva dietro miss Vannelly, riprese – Vedo che avete una nuova amica… posso conoscerne il nome?! –

-         Certamente, ma non provate a sedurla col vostro irresistibile fascino perché è ancora una ragazzina ingenua! – rise Elise tirando nuovamente l’amica per un braccio e spingendola di fronte all’interlocutore – Barone, vi presento Janise de Saint Etienne. -

Janise timidamente allungò la mano verso la sua e alzò lo sguardo.

-         È  un onore per me conoscervi. – bisbigliò la ragazza.

Il nobiluomo le afferrò la mano e la sfiorò dolcemente con le labbra.

-         Il piacere è solo mio: non capita tutti i giorni di conoscere una simile bellezza! –

Janise si sentì le guance in fiamme, la testa che le girava e, senza riflettere, si voltò e corse in direzione dello zio.

Poco dopo, iniziò la musica. Elise si precipitò a recuperare la nuova amica.

-         Vuoi fare da tappezzeria tutta la sera? Vieni con me! – e nuovamente riprese a trascinarla da un posto all’altro.

Elise la mise al corrente di tutti gli ultimi pettegolezzi, le parlò di questa e di quella dama, dell’uno e dell’altro cavaliere. Le raccontò anche dell’inaffondabile reputazione di playboy che si era conquistato il barone di Singleton e di tutte le dame che gli erano cadute ai piedi. Nel frattempo, aspettavano che qualcuno le venisse a invitare per ballare.

-         Mi concedete l’onore di questo ballo? – chiese il barone di Singleton, avvicinandosi a Janise.

Acconsentì con non poco di imbarazzo.

Si sentiva leggera tra le sue braccia, si faceva trasportare dalla musica e si sentiva libera.

Era davvero un bell’uomo, affascinante e con uno sguardo magnetico, pensò Janise.

-         Vostro zio vi ha tenuta celata per troppo tempo. Da molto avevo il desiderio di conoscervi e finalmente il momento è giunto. –

-         Voi conoscete mio zio? – chiese dubbiosa.

-         Si certo, da molto tempo ormai. Ci siamo conosciuti durante il suo primo viaggio in Inghilterra, qualche anno fa. In seguito, io sono stato anche suo ospite durante i miei soggiorni a Parigi. –

-         Voi siete stato a Parigi? – chiese sempre più curiosa.

-         Più di una volta. Lì ho conosciuto persone affascinanti e diverse. Se non sbaglio anche voi siete nata in quella città. –

-         Si, ma non ci torno da diverso tempo, da quando… bè, da quando sono venuta a vivere con lo zio Savien. –

-         Lo so. Vostro zio mi ha raccontato tutto… -

In quel momento, Mr de Saint Etienne fece irruzione fra i due.

-         Vedo che non hai perso tempo a corteggiare la mia bella nipotina, Singleton! –

-         Caro Savien, dovresti ringraziarmi: l’ho salvata da tutti questi ignoti nobilastri! Non ti fidi più del tuo vecchio amico? -

Savien lo guardò con aria minacciosa, come a voler fargli capire di stare attento a ciò che faceva e si congedò dai due evidentemente stizzito, ma Janise non diede peso alla cosa. Capitava, ogni tanto, che suo zio si irritasse per strane ragioni, ma sapeva anche che questi attimi di nervosismo passavano subito, soprattutto quando zio Savien era in compagnia di miss Priscilla Beckam.

Lanciati di nuovo nelle danze, Janise ballò ancora un po’ con il barone di Singleton, rifiutando proposte di altri cavalieri.

-         Venite miss de Saint Etienne, voglio presentarvi lord Bunton e mr Thomas Scott III, un giovane studioso di politica, nonché duca di Lindberg. –

Alla ragazza furono presentati i due che non persero occasione di fare lunghe lusinghe sulla sua bellezza.

-         Siete di origine francese? – chiese il duca di Lindberg.

-         Io sono francese. – sottolineò.

-         E da quanto tempo vivete a Londra, milady? –

-         Alcuni anni, ma ho anche passato diversi mesi viaggiando per l’Europa assieme a mio zio. –

-         Anch’io ho viaggiato parecchio, ma il paese più bello che abbia mai visitato è sicuramente la Francia. –

-         Sarà spirito patriottico, ma condivido pienamente questa opinione! –

Risero.

-         Da quanto tempo non tornate nella vostra patria? – chiese lord Bunton.

-         Non vi sono più tornata, da quando l’ho lasciata, e mi manca molto il mio paese… - rispose con un pizzico di rammarico.

-         È meglio che non vi torniate in questo periodo. Per la Francia non è un buon momento… - continuò il duca di Lindberg.

-         Che volete dire? – chiese Janise preoccupata.

-         Come?! Non lo sapete?! – domandò il giovane.

La ragazza lo guardò con aria perplessa ed interrogativa, così che egli continuò dicendo:

-         Vedete, il popolo e la maggior parte dei nobili si stanno ribellando agli sprechi e ai lussi della famiglia reale. –

-         Da quel che mi ricordo, la famiglia reale era molto amata dai sudditi. – affermò.

-         La situazione politica francese negli ultimi anni è cambiata radicalmente. – Janise lo guardava sempre più stupita – Negli ultimi tempi sono stato a Parigi e a Versailles per studio e ho potuto notare la costante crescita del numero di giovani liberali che, giorno dopo giorno, meditano di combattere contro i sovrani. –

Janise non aveva più parole. Il suo paese non era più quello che lei ricordava. Quando la principessa Maria Antonietta era arrivata in Francia, sembrava l’inizio di una nuova era, il popolo non sarebbe più morto di fame e di stenti. Ricordava che anche suo padre diceva che quella loro situazione sarebbe presto finita. E, invece, tutto era peggiorato…

-         Andiamo via miss de Saint Etienne. – annunciò il barone di Singleton che, fino a quel momento, non aveva proferito parola – Vostro zio vi starà cercando… -

Janise si lasciò portar via senza dire niente, con lo sguardo fisso a terra. Sembrava che la sua mente si fosse svuotata all’improvviso.

-         Non avrei dovuto farvi parlare con quell’uomo. Non dovevate sentire queste cose… -

La ragazza non rispose. Si divincolò dalla mano del barone che le teneva un braccio e sussurrò soltanto:

-         Vogliate scusarmi… - poi si diresse verso il giardino.

Camminò tra gli alberi immersi nella notte e si sedette su una panchina. Sentiva il suo cuore pieno di rabbia e rancore verso quel re e quella regina che non avevano saputo dare una svolta positiva alla sua amata Francia. Il popolo moriva di fame, quella gente con cui lei stessa aveva trascorso i primi anni della sua vita e che non aveva mai dimenticato. Si guardò le mani e poi il vestito… che ci faceva lei in quel mondo?! Non si sentiva una nobile, anche se, ormai, i suoi modi facevano trasparire il contrario. Non aveva dimenticato chi fosse in realtà e non aveva rinnegato gli ideali di suo padre. Se ce ne fosse stato bisogno, sarebbe tornata ad indossare dei vecchi abiti consunti e avrebbe mangiato ancora minestra d’osso. Sentiva le lacrime ricaderle sul volto.

-         Oh, Sophie… tu dicevi che la situazione francese sarebbe migliorata… mia piccola Sophie… se solo tu potessi vedere costa sta accadendo alla nostra amata Francia… non saresti stata a guardare come sto facendo io ora… tu ti saresti ribellata! -

 

 

Il conte svedese

 

Autunno 1786

 

L’autunno aveva già cominciato a spogliare gli alberi delle loro foglie e a creare estesi tappeti colorati di rosso, di giallo e di un po’ di verde. Le rondini era già sul sentiero migratorio e sarebbero tornate solo durante la successiva primavera.

Per alcuni giorni né madamigella Oscar, né André si fecero vedere. Mandarono un messaggio scusandosi di non poter presentarsi a palazzo Etienne perché trattenuti da un imprevisto ospite, ma a Sophie non fu dato sapere di chi si trattasse.

Al ballo a corte di quella sera, Sophie si presentò più splendente che mai. Indossava un abito turchese molto elegante e raffinato e delle fresche rose bianche le adornavano i capelli raccolti in alto, una magnifica collana di perle e diamanti completava il quadro rendendo il viso della ragazza ancora più radioso.

Nonostante la questione del matrimonio di qualche settimana prima, Sophie non sembrava affatto turbata dalle attenzioni degli stessi cavalieri e continuava a comportarsi come se niente fosse, civettando di qua e di là con tutti.

Ad un tratto, in un angolo della grande sala, notò in disparte un uomo molto affascinante. Era alto, biondo e con un’espressione estremamente raffinata. Sophie si girò immediatamente a chiedere informazioni alle ragazze con le quali stava chiacchierando in quel momento e ne ricevette subito delle risposte.

-         E’ svedese… - fece una.

-         E’ il conte Hans Axel di Fersen, Sophie, ma credo che anche per te sia irraggiungibile! – esclamò Marianne.

-         Perché? – chiese Sophie un po’ contrariata – L’età non è un problema! – rise pensando che l’amica si riferisse a quel particolare.

Infondo, non doveva essere molto più grande di André e Oscar, pensò, e poi era talmente bello!

-         E’ l’amante della regina! – sbottò un’altra divertita.

-         Cosa?!? – domandò sconvolta Sophie.

Tutte le ragazze confermarono e, ridacchiando, si allontanarono per iniziare il nuovo giro di ballo. Sophie rimase immobile a guardare quell’uomo. Non poteva crederci!

-         Sophie?! Ti sei imbambolata? – chiese una voce.

-         Rispondi a questa domanda, Charles: quell’uomo là giù in fondo, il conte di Fersen, è davvero l’amante della regina?!? – chiese decisa.

-         Ma che razza di domande mi fai! – esclamò il cugino imbarazzato.

-         Rispondimi, Charles! – gli ordinò – Sono grande ormai! –

-         Va bene, va bene! Si…dicono sia l’amante della regina. E’ appena tornato dalle Americhe, dove ha combattuto nella guerra d’indipendenza. – rispose.

-         Grazie, Charles! – disse allontanandosi con passo sicuro.

Sophie fece un ampio giro per la sala, tenendo lo sguardo fisso sempre sul conte svedese. Non le importava che fosse l’amante della regina o di chiunque altra. Tutto quello che sapeva in quel momento era che voleva che egli la invitasse a ballare. Da quando aveva messo piede a corte per la prima volta, nessun cavaliere era riuscito a resistere al suo fascino. Era una questione di principio, si disse: nessun uomo, soprattutto uno tanto attraente come il conte di Fersen, poteva esimersi dall’invitarla a danzare! Qualche cavaliere le si avvicinò per invitarla, ma lei rifiutò gentilmente, sperando che il conte di Fersen, da un momento all’altro, potesse avvicinarla. Sophie continuò a lanciargli seducenti sguardi e, dopo qualche minuto, che le sembrarono non passare mai, egli iniziò a camminare verso di lei.

-         Madamigella, posso avere il piacere di ballare con voi? – chiese, un accattivante sorriso sul volto e una luce scintillante negli occhi.

-         Certamente, monsieur. – rispose porgendogli la mano.

-         Vedo che siete una delle dame più apprezzate del ballo, mademoiselle… - si fermò accorgendosi di non conoscere il suo nome.

-         Sophie de Saint Etienne, conte di Fersen. – rispose orgogliosa.

-         Sophie de Saint Etienne… - ripeté – Avete lo stesso nome della mia adorata sorella… -

-         Ne sono onorata. – rispose la ragazza.

-         Allora siete voi la fanciulla della quale mi hanno tanto parlato il comandante de Jarjayes e il suo attendente! – osservò sorpreso, dopo qualche secondo.

-         Davvero conoscete madamigella Oscar e André? – chiese con stupore.

-         Si, siamo buoni amici. –

-         Magnifico! E a che proposito vi hanno parlato di me? – domandò curiosa di sapere cosa gli avessero detto.

-         Sono stato ospite a palazzo Jarjayes per qualche giorno e… -

Sophie non gli permise di concludere la frase e lo interruppe dicendo con tono di finto rimprovero:

-         Dunque eravate voi l’imprevisto ospite che ha monopolizzato madamigella Oscar e André impedendo loro di recarsi da me per addestrarmi nell’uso della spada! –

Fersen ne fu sorpreso e non seppe come controbattere. Non ricordava di aver mai incontrato una ragazza tanto giovane, ma già tanto spigliata quanto lei.

-         Spero mi perdonerete… - azzardò.

-         Solo se mi prometterete di ballare con me per tutta la serata… - disse sicura di ricevere una risposta positiva.

-         Ne sarò onorato. – rispose egli sorridendo compiaciuto.

 

In uno dei lunghi pomeriggi autunnali, Sophie e Marianne stavano sedute comodamente nel salottino privato di Sophie presso palazzo Etienne, sorseggiando una cioccolata calda e chiacchierando. Ormai l’argomento principale di tutti i loro discorsi era il conte di Fersen.

Da quando Sophie aveva ballato con lui per la prima volta a un ballo alla reggia qualche giorno prima ed egli aveva continuato ad invitarla varie volte durante le successive serate danzanti, a corte e a palazzo Etienne non si parlava d’altro. Il conte di Fersen non aveva mai manifestato di preferire tanto palesemente una dama alle altre, come il suo comportamento nei confronti di Sophie dava a dimostrare. Di solito, lui se ne stava sempre in disparte, ad osservare tutto e tutti da lontano, quasi con un’aria di superiorità. Da canto suo, la ragazza si sentiva quanto mai soddisfatta di se stessa e, infondo, le attenzioni di quel l’affascinante conte svedese non le dispiacevano affatto.

-         Dimmi la verità, Sophie… - esclamò Marianne sogghignando – Come hai fatto a conquistare il conte di Fersen?! –

-         Ti sembra che l’abbia conquistato? – chiese Sophie facendo finta di non esserne sicura.

-         Certo, mia cara! A corte non si parla d’altro! Sembra che la regina, essendo venuta a conoscenza di quanto è accaduto, non faccia altro che disperarsi dalla mattina alla sera! – dichiarò con un filo di malevolenza.

-         Non dire così! – la rimproverò l’amica.

Quelle parole ferirono molto Sophie. A lei la regina era piaciuta molto. Nonostante la maggior parte dei nobili ne parlassero male, a lei era sembrata una donna tanto squisita. Si percepiva  chiaramente la sua sofferenza, la sua debolezza, tutti i suoi tormenti. Le faceva quasi tenerezza. Adesso, sentire quelle cose, pensare che a causa sua quella donna potesse soffrire ancora di più, le fece stringere il cuore. Cercò di non darlo a vedere troppo.

-         Scusa… -

-         Ad ogni modo, ho chiesto alla zia il permesso di invitarlo qui a palazzo e… - una pausa per aumentare la suspance - …domani pomeriggio verrà a merenda da noi! –

-         Sophie… non vorrai mica… -

-         Sposarlo?? – la prevenì – Perché no?? Magari conoscendolo meglio… -

-         Ha il doppio dei tuoi anni! – esclamò Marianne un po’ sconvolta dall’idea.

-         Non è vero, o meglio, lo è solo per il momento… fra qualche anno non saranno più il doppio, ma solo diciassette! –

La ragazza ne rimase sorpresa: come poteva Sophie essere entusiasmata da questa cosa? Neanche la differenza d’età la scoraggiava. Marianne era comunque poco realista: nessuno, pur di ricavare un qualsiasi interesse dal matrimonio, tranne le giovani spose sognatrici romantiche, si faceva scrupolo della differenza d’età.

-         E poi… credi che mia zia riuscirebbe a trovarmi un marito migliore del conte di Fersen?! – le chiese improvvisamente afflitta.

-         No, ma… la Svezia è lontana… - esclamò, infine, Marianne, pensando all’eventualità che Sophie potesse andare a vivere lontano dopo un possibile matrimonio col conte di Fersen.

 

 

 

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