Giorni d'autunno: note in margine a "Enemy Ace: War Idyll" di George Pratt


di Carlo Altini

 

La via dello spirito passa anche per errori nei quali lo spirito, pur nell'errore, rimane ancora spirito. CARL SCHMITT

 

                    Iniziale e lapidaria dichiarazione di fede: Enemy Ace: War Idyll � una delle pi� belle storie a fumetti (e non) pubblicate negli ultimi anni, ed � perci� superfluo soffermarsi sui meriti di George Pratt. Certo: struggenti ma non retoriche sono le figure dei protagonisti assolutamente e "violentemente" umani; solari e malinconiche al tempo stesso sono le atmosfere evocate dagli stupendi disegni in uno scenario di morte e di guerra; modernissima � la tecnica del montaggio del racconto centrata su di una struttura narrativa di carattere epico. Sotto questo aspetto per�, la storia parla da sola. Il tema che si vuole qui affrontare � dunque un altro, apparentemente pi� defilato, che tuttavia, gi� nella prima tavola (cfr. Enemy Ace: War Idyll, in "Corto Maltese", X, n. 8 - 107 -, agosto 1992, pp. 106-107), si presenta, ai miei occhi, in tutta la sua forza. Sotto un cielo invaso da sciami di aerei in lotta tra loro stanno, in primo piano, alcuni uomini in trincea: sulla destra uno di loro, di spalle, guarda in alto. Il suo volto � nascosto, ma la mia sensazione � quella di uno sguardo a met� tra lo sbigottimento e l'ammirazione. Cos�, in questa ambigua percezione io leggo la traduzione poetica e letteraria di uno dei problemi della modernit�: la trasformazione del concetto di guerra.
                    Una citazione dai ricordi di von Hammer pu� aprirci l'orizzonte dall'interno:

Il passaggio dalla guerra "di carne e di sangue" dei fanti alla guerra meccanica di von Hammer, resa possibile dall'avanzare della tecnica alla conquista della natura, � stato spesso interpretato come "progresso"(!). Dal dominio sullo spazio terraneo si � passati al dominio sullo spazio marittimo e infine al dominio sullo spazio aereo. L'aereo in guerra adempie alla sua funzione di morte in un modo tale che diventa evidente in nesso tra l'assoluto disorientamento spaziale e il carattere di puro annientamento della guerra aerea moderna. La morte "aerea" giunge simile ad una operazione di pulizia: non pi� l'orrore, bens� l'igiene vale oggi. Un pensiero infinitamente pi� lucido e penetrante del nostro pu� aiutarci a trovare la strada:

La guerra di von Hammer � guerra tecnica che ha perso ormai l'originario nesso tra ordinamento (giuridico-internazionale) e localizzazione: il dominio non consiste pi� in una concreta occupazione di terra, e nemmeno in un determinato rapporto tra terraferma e mare. Lo spazio aereo � completamente libero, cos� che pi� nessuna distinzione esiste tra civili e soldati quando le bombe vengono dall'alto. Solo un'unica, importante, norma resiste del concetto classico di guerra agli inizi del Novecento: lo jus belli rimane prerogativa dei soli Stati sovrani riconosciuti dal diritto internazionale. La rottura dell'ordinamento terraneo avvenuta con l'irruzione della tecnica moderna � stata parzialmente controbilanciata dalla sopravvivenza di un diritto internazionale per il quale il concetto di nemico riveste valore giuridico, ed � dotato di piena dignit�, in un'ottica di reciproco riconoscimento esistenziale.
                    Le cose cambiano, e non di poco, con l'avvento della guerra terroristica nel Vietnam di Edward Mannock (cfr. Enemy Ace, in "orto Maltese", X, n. 8 - 107 -, agosto 1992, pp. 117-120; e n. 10 - 109-, ottobre 1992, pp. 28-37). Qui non solo si � sgretolata l'unit� di ordinamento e localizzazione, come gi� era avvenuto per von Hammer, che tuttavia, nella asettica crudelt� della moderna guerra aerea, ancora riconosceva nel nemico un uomo. Qui si � sgretolato anche, e definitivamente, il concetto di nemico. Il nemico � stato, storicamente, inimicus privato, cio� nemico mio di me; ed � stato hostis pubblico, cio� nemico in quanto appartenente ad una comunit� con la quale la mia si trova in conflitto. La guerra, nella concezione del diritto europeo classico, non � per� solo violenza cieca e arbitraria: durante il conflitto intervengono rapporti puramente formali quali le dichiarazioni di guerra e di neutralit�, i trattati di pace, gli armistizi ecc. che conferiscono pari dignit� allo straniero, nel riconoscimento dell'altro quale soggetto portatore di diritti. Oggi invece il nemico � inimicus pubblico, contraddittoriamente denotato, e cio� nemico mio di me in quanto ideologicamente nemico della mia comunit�. un tale nemico non ha pi� alcun diritto, neppure di vita, data la sua natura di ostacolo per il raggiungimento dell'ordine mondiale definitivamente pacificato attraverso il progresso economico. il concetto di guerra diventa discriminante proprio con la distinzione moderna tra guerra giusta e guerra ingiusta. Ed � attraverso il concetto di guerra giusta che oggi viene giustificato, a tutte le latitudini, l'impiego dei moderni mezzi di sterminio. il nemico viene connotato ideologicamente, diventando cos� di volta in volta il comunista, l'ateo, il fascista, il pacifista, il capitalista e cos� via. Unico minimo comun denominatore di tutte queste distinzioni: il nemico deve essere totalmente estirpato dalla faccia della terra. Tutti gli schemi sono cos� saltati: niente pi� justus hostis, niente pi� justum bellum, ma solo nemici-criminali da eliminare. Contro il nemico vanno intraprese azioni di disinfestazione sociale sotto forma di guerra totale e di annientamento. Si perde cos� l'idea della limitazione della guerra:

                    La guerra terroristica � il punto di arrivo delle trasformazioni del concetto e dell'avvento della tecnica nella modernit�. Nella Sconosciuto di Magnus questo processo � rappresentato al culmine della sua disgregazione interna, con la raggiunta dissoluzione delle categorie dello straniero e del nemico. In Largo delle tre api e in Full Moon in Dendera tutti sono contro tutti: francesi contro inglesi, arabi contro americani, vescovi contro vescovi, con contorno di servizi segreti e agenzie di spionaggio, aristocratici archeologi e integralisti islamici, mercenari di mezzo mondo e semplici ladri di polli. Nessuna limitazione della guerra vale in questo scenario nel quale prende corpo il problema (strettamente moderno) della "qualit�" delle armi:

La guerra si � trasformata in guerra civile, in azione di polizia. Il nemico non � pi� investito di riconoscimento giuridico, cos� che a lui non viene pi� attribuita alcuna dignit�. Il problema non � quello della violenza: i morti sono sempre morti, in qualunque epoca e in qualunque forma. Ci� che � qui centrale � l'immagine che la civilt� occidentale ha di se stessa. cio�, in un certo senso, il problema dell'ideologia.
                    Enemy Ace ha il merito di descrivere poeticamente uno dei punti di passaggio dalla guerra statale tra eserciti istituzionalmente funzionanti alla moderna guerra terroristica. Lo Sconosciuto rappresenta invece la realt� di un mondo sclerotizzato in una violenta freddezza calcolante che non conosce nobilt� d'animo: solo in alcuni personaggi di frontiera si rintracciano intermittenti concessioni "liriche". In questo mondo, la morte arriva con i princ�pi della catena di montaggio: la crudelt� e l'orrore sono, come nel passato, il sintomo dell'assenza della ragione, sono espressioni organiche della moderna razionalit� calcolante.
                    Per trovare un'interpretazione romantico-avventurosa della guerra dobbiamo rivolgerci agli Scorpioni del deserto di Hugo Pratt, e in particolar modo al tenete Stella e al maggiore Fanfulla, italiani del corno d'Africa, che io voglio immaginare nostalgicamente assorti sotto la luna del caldo golfo di Ras Doumeira. Non so se una guerra cos� "bella" � mai esistita: � per� sicuramente esistita una cultura per la quale valeva, anche in guerra, un codice d'onore, un nobile sentimento umano, l'ironia, il gusto del "gioco", il rispetto per il nemico inteso come uomo. Cos�, in una ideale enciclopedia fenomenologica della guerra, i tre romanzi a fumetti - Gli scorpioni del deserto, Full Moon in Dendera, Enemy Ace: War Idyll - sarebbero necessariamente presenti per la loro reciproca complementarit�.





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