di Paolo Mazzon
Laria calda di quella splendida notte di maggio faceva ondeggiare
le tende.
Catherine, distesa languidamente sul letto, aveva lasciato la
porta finestra aperta e si lasciava accarezzare dal soffio gentile.
Non riusciva proprio a dormire: ci aveva provato in tutti i modi,
ma il pensiero di Vincent la rodeva come un tarlo.
Vincent! Così grande e forte ... e bello! Gemette piano rigirandosi
per l'ennesima volta nel letto. Consciamente, fece scorrere una
mano verso il basso, socchiudendo gli occhi e immaginando (sperando)
di vederlo stagliarsi nella penombra oltre la finestra. Ma subito
si diede della stupida e si rizzò a sedere. Aveva davvero bisogno
di quei giochetti da adolescente per sentirsi un po appagata?
Accidenti, aveva a disposizione un Signor Maschio come mai se
ne erano visti e perdeva tempo a sospirare, da sola, nel letto?
Andò in bagno a spruzzarsi un po dacqua fredda sul viso. Si
guardò nello specchio: cosa cera che non andava? Scostò piano
i capelli, mettendo in evidenza la cicatrice. Brutta, indubbiamente.
E cattiva. Ma era cosa passata, più una medaglia al valore che
un inno alla malvagità degli uomini. E Vincent laveva vista i
condizioni peggiori, quindi non poteva certo essere questa la
ragione del suo tentennare...
Lasciò che lacqua fredda le scorresse liberamente sui polsi,
svegliandola del tutto. Certo, più di una volta si erano baciati,
anche se, ad onor del vero, era stata quasi sempre lei a prendere
liniziativa. Possibile che lui rispondesse ai suoi baci solo
perché sentiva che lei se lo aspettava? Che in realtà a Vincent
poco importassero le effusioni daffetto perché lamava come si
può amare una cara amica e niente di più?
No! No! Stupida, cosa vai pensando? E tutte le ore passate insieme
a guardarci teneramente negli occhi? E il brivido che volte avverto
in lui quando lo accarezzo? NO, lui mi AMA, e mi ama come un uomo
ama la sua donna, ne sono certa!
Ma allora, perché non aveva mai cercato di sospingerla sul letto
e strapparle i vestiti di dosso e possederla con foga urlando
al mondo la sua passione così come tante volte lei avrebbe voluto?
E se veramente lui percepiva tutti i suoi sentimenti, comé che
non reagiva quando lei provava ciò che provava anche adesso? Si
sentiva in fiamme, i capezzoli inturgiditi che non volevano assolutamente
mettersi a riposo. Stupida!, si disse per lennesima volta.
Poi, in quattro e quattrotto, infilò un maglioncino, un paio
di Jeans, scarpe da ginnastica, prese la pila e le chiavi e uscì
dall'appartamento, lo sguardo freddo e deciso di chi non intende
tornare sui suoi passi: Se la montagna non va da Maometto...
E si diresse al seminterrato.
Quando varcò lentrata del Mondo di Sotto, ovviamente lui la stava
già aspettando, grande e bello nel suo mantello raffazzonato,
con quellaria da nobile decaduto che la faceva sempre sciogliere.
-Catherine...-, sussurrò prendendole le mani e guardandola negli
occhi. Ma stavolta lei non si lasciò andare tra le sue braccia,
affondandogli il viso contro il petto, no! Questa volta aveva
un progetto ben preciso in mente e nessuno, tantomeno LUI, lavrebbe
distolta dai suoi propositi. Liberò le mani e si allontanò di
un passo. Piantò bene i piedi per terra, quasi dovesse sostenere
la carica di un branco di bisonti, squadrò Vincent dallalto in
basso (Dei del cielo, quanto era bello!) e, a muso duro , gli
chiese: -Vincent, tu, come mi ami?-
Lui rimase a fissarla a bocca aperta, evidentemente spiazzato.
Catherine non si lasciò intenerire. Incrociò le braccia sul petto
e riprese: -Allora? Rispondi: mi ami come unamica? Come una sorella?
O come unamante?-
Lui si riprese un po. Aveva il capo leggermente piegato, come
se stesse ascoltando cose che lui solo poteva sentire.
Catherine, a disagio, comprese che stava sentendo lei, grazie
al particolare legame che li univa.
Anche Vincent era palesemente a disagio. Si avvolse più strettamente
nel mantello e cominciò a passeggiare su e giù, lanciandole delle
occhiate furtive. Più di una volta sembrò sul punto di parlare,
ma poi riprese sempre il suo ciondolare.
Catherine si sentì svuotata. Il mondo sembrò crollarle addosso.
Era così, dunque! Se lui non voleva rispondere a quella domanda,
in fondo tanto semplice, poteva essere soltanto perché non la
voleva ferire dicendole che in verità la considerava solo unamica.
Le si afflosciarono le spalle. Era stata veramente così cieca
da non capire? Del resto, quando lui laveva salvata la prima
volta, aveva detto di essersi personalmente occupato di lei. Al
momento non aveva realizzato tutte le implicazioni di una frase
del genere, ma ora capiva: se lui laveva accudita, certo non
si era limitato a bendarle il viso. Lavrà spogliata per lavarla
ed asciugarla, le avrà vuotato la padella o il vasino o quel caspita
che avrà dovuto usare nel suo stato di semi incoscienza, lavrà
vista vomitare (sapeva di averlo fatto almeno una volta)... E
dopo tutto questo, dopo aver conosciuto quella parte più segreta
e vulnerabile che tutti vorrebbero tener celata agli altri, specie
a chi si vuole bene, lei pensava veramente che lui la trovasse
eroticamente irresistibile?
Stupida!, si disse, tanto per cambiare. Certo, lui doveva provare
dellaffetto per lei, anche grazie al famoso legame, ma doveva
essere qualcosa di simile allaffetto che il medico prova per
la paziente carina di turno, e niente di più...
Sentì che stava per mettersi a piangere, ma no, non doveva. Era
lei ad aver chiesto la verità e perciò la verità doveva essere
accettata, senza remore né patemi.
Ma non riuscì a trattenere le lacrime quando Vincent le sollevò
il viso con una mano, dolcemente, ma con fermezza, sussurrandole
con quella sua voce profonda e vibrante: -Tu sei il mio cielo.
Sei il lago tranquillo in cui lavo le mie paure. Sei il sole che
non potrò mai avere, sei il fuoco impetuoso che mi ruggisce nelle
vene. Sei il mio cuore... sei il mio unico amore. Perciò, sì:
ti amo come sorella. E come amica.... E come donna. Credi non
sappia quale tumulto cé in te? Credi forse che sia facile per
me trattenermi dal toccarti, dallo stringerti, dal cercare di
avere tutto da te?-
A queste parole, Catherine si svincolò dallabbraccio e a pugni
chiusi lo colpì al petto, urlandogli in faccia:-Perché? Perché
devi trattenerti, accidenti? Chi te lo ha chiesto? Guardami!-
e fece un passo indietro, allargando le braccia, -Guardami, ho
detto! Ti sembra che io ti stia respingendo? Ti sembra che non
sia abbastanza pronta a ... a fare allamore con te, accidentiaccidentiaccidenti!?
- e sottolineò la sua esplosione battendo il piede a terra.
Vincent era accigliato. A braccia conserte la stava ad ascoltare.
Non laveva mai sentita imprecare e la cosa lo metteva ulteriormente
a disagio. Catherine sembrava una furia. Continuò dicendo: -Forse
hai veramente passato troppo tempo tra i libri e hai un concetto
delle donne, di me, un po troppo al di fuori della realtà. Certo,
adoro i tuoi baci e sospiro alle tue carezze, amo i sonetti e
sogno ascoltando un concerto accanto a te, ma, accidenti!, ho
bisogno di essere stretta da te, di essere desiderata, di essere
bevuta, svuotata, appagata! So quel che dico e so quel che voglio,
quindi non ho bisogno che tu ti trattenga per salvarmi da ciò
che invece desidero! Non sono una ragazzina, ho già fatto le mie
esperienze!-
-Invece io no...- mormorò Vincent con tono quasi inaudibile.
Catherine si zittì immediatamente.
Possibile? Possibile che tutto fosse dovuto a ... semplice paura
della prima volta? In un attimo, le tornò in mente la sua prima
volta, e tutti i dubbi e le paure di quel momento la assalirono
di nuovo. Poteva essere questo dunque? Il suo Vincent esitava
perché non aveva mai...? Gli si avvicinò e lo prese per le spalle,
osservandolo bene. Così silenzioso, così maschio, così ... inviolato...
E lei poteva essere, anzi, no, sarebbe stata, la sua prima donna...
Sorrise tra sè: era inutile negarlo, la nuova piega presa dagli
avvenimenti aggiungeva eccitazione alleccitazione.
Fece violenza a sè stessa e si impose di non strappargli di dosso
il mantello ed il resto là, seduta stante. Gli si avvicinò ancora
di più, cingendolo completamente con le braccia; appoggiò il mento
sul suo petto, guardando in su. Poteva sentire il battito furioso
del suo cuore.
Non disse niente, ma, fissandolo intensamente, lasciò sgorgare
tutta la sua brama, confidando nel legame. Spinse un po' sull'acceleratore,
accarezzandogli piano la schiena, ed ebbe la soddisfazione di
sentirgli emettere un gemito rauco. Fu quasi sopraffatta dallintensità
con cui lui la baciò, non più solo dolcemente come era solito
fare, ma, infine, con voluttà ed avidità.
Poi lui la prese per una spalla e, mormorato un rauco -Vieni!-
la condusse quasi strattonandola alla cascata. Lì, in un anfratto
quasi invisibile, lacqua aveva creato una caletta tranquilla,
circondata da rocce alte più di un uomo. Delle candele erano fissate
alla roccia, ma sembravano non essere state accese da moltissimo
tempo. Il posto era affascinante ed incredibilmente romantico;
ovvio, dato che era stato scelto da Vincent, pensò.
La cascata, pur gettandosi nel lago praticamente da sopra le loro
teste, non si udiva quasi, il rumore smorzato dalla disposizione
delle rocce intorno alla caletta. L'acqua era incredibilmente
trasparente e, si intuiva, profonda. Ma la bellezza del paesaggio
fu eclissata agli occhi di Catherine dallo spettacolo di Vincent
che, lentamente, quasi trepidante, si era tolto il mantello, stendendolo
a terra, e ora si stava liberando della camicia. Le mancò il fiato
e si portò una mano alla gola per trattenersi dal singhiozzare
di gioia. Finalmente! Finalmente!
Per la prima volta, Vincent si stava spogliando di fronte a lei.
Finalmente poteva ammirare il petto su cui tanto spesso si era
rifugiata e su cui così spesso aveva fantasticato. La realtà non
era inferiore alla fantasia. Muscoloso, possente, avrebbe fatto
linvidia di un qualsiasi cultore di body building e la bionda
peluria che lo ricopriva totalmente, anziché sminuirne il fascino,
lo aumentava.
Lui, addossato alla parete, si era tolto gli stivali.
Catherine sorrise di sè stessa, perché si era scoperta a pensare
Ha anche dei piedi bellissimi.... Ma era vero: aveva dita lunghe
e proporzionate, con le unghie appena appuntite. Anche lì cera
della peluria che, più folta alle caviglie, andava via via diradandosi
verso lalluce.
A disagio, Vincent si dondolava da un piede allaltro, ancora
con i pantaloni addosso, indeciso sulla mossa successiva da fare.
Il mio bellingenuone, pensò Catherine. Si sentiva trasfigurata,
si sentiva pronta a scordare ogni possibile inibizione. Era Eva,
era Messalina, era tutte le donne del mondo, eccitata e tesa come
la proverbiale corda di violino.
Sempre tenendo gli occhi ben fissi in quelli di lui, cominciò
a spogliarsi, con deliberata lentezza. Era lei a guidare il gioco,
e intendeva godersi ogni minima sfumatura. Iniziò con il togliersi
il maglione: i seni, finalmente liberi, sembravano voler puntare
al cielo sotto la spinta dei capezzoli inturgiditi al massimo.
Vincent spalancò gli occhi, appoggiando le spalle alla parete
e aggrappandovisi quasi annientato dallo spettacolo. Catherine
ebbe un sorriso sornione. Ti piace, eh? E non é finita qui.
Si liberò in fretta delle scarpe, poi, avvicinandosi un po a
lui, fece scorrere, lentamente, oh! quanto lentamente, la zip
dei jeans.
Il silenzio era tale che avrebbe giurato di sentire lo sfregamento
dei dentini dacciaio.
Quindi, sinuosamente, lasciò cadere i pantaloni e se ne liberò
con una gesto veloce e grazioso del piede. Vediamo se la mossa
ti ispira, si disse, mettendosi le mani sui fianchi e osservando
con occhio inquisitore i pantaloni che Vincent ancora indossava.
Lui ritrovò la voce e esclamando: -Catherine!- la travolse, trascinandola
sul mantello steso a terra. Catherine rise di soddisfazione: lui
le stava baciando il collo, quasi affamato, mentre le mani vagavano
ovunque, esplorando, indecise su cosa soffermarsi, così forti
eppure sempre così gentili.
Un altro uomo, al suo posto e dopo quello strip-show, le avrebbe
come minimo strappato le mutandine di dosso: lui, no. Arrivato
al punto critico, si fermò un istante e le fece scivolare via
piano, contemplando con calma quanto aveva messo allo scoperto.
Non disse sei bellissima o altro di simile: non ce nera bisogno,
il suo sguardo parlava per lui.
Quando abbassò il viso e lei sentì il suo respiro caldo sul ventre,
le sembrò di impazzire. Bastò il primo tocco guizzante della sua
lingua per farla gridare, squassata dal piacere. Déi del cielo,
urlò tra sè, e non siamo che ai preliminari!
Lui risalì, baciandole tutto il corpo. Le era quasi sopra, e le
si strusciava contro. Catherine lo trovava bellissimo, ma poi,
a disagio, si rese conto che lui non si era denudato completamente:
quei pantaloni di pelle erano estremamente erotici, certo, ma
non era forse giunto il momento di farli sparire? Insinuò una
mano tra i loro corpi, cercando i legacci da sciogliere, ma a
quel contatto Vincent si staccò da lei, bloccandole la mano.
-Che succede, amore mio?-, gli chiese.
Lui, in ginocchio di fronte a lei, si reggeva i pantaloni quasi
fossero un baluardo protettivo. Incespicando nelle parole, disse:
-Catherine... io... mi vergogno di come sono...-
Pur spazientita, Catherine si impose la calma. Ricorda come ti
sentivi tu, si disse. Riuscì a sorridergli, tendendogli la mano,
cercando di riversare in quel semplice gesto tutto il calore,
la sicurezza, la tranquillità di cui lui aveva bisogno.
Vincent smise di tenere il capo abbassato. La guardò e lei lesse
nei suoi occhi una nuova decisione. Si avvicinò e la strinse a
sè, baciandola con passione, poi, mormorandole: -Ma tu non guardare...
-, si liberò degli ultimi indumenti.
Catherine si sentiva di nuovo ragazzina e, ad occhi chiusi, assecondandolo
(per il momento, solo per il momento!) in quel gioco, attese la
sua prossima mossa.
Che non tardò a venire.
Con un ansito, Vincent fu in lei. Catherine spalancò di colpo
gli occhi, con un gemito, poi lasciò che la marea la travolgesse
e assecondò i movimenti di lui che, dapprima impacciato, trovò
ben presto la giusta sintonia. Catherine si rese conto dellenorme
vantaggio che aveva sulle altre donne: lui sentiva tutto di
lei e quindi bastava che lei appena desiderasse una variazione,
un ritmo, una carezza, e lui subito rispondeva, facendo proprio
ogni suo desiderio e assecondandola quanto e oltre ogni sua aspettativa.
Ad un certo punto, tale e tanto era il piacere che le sembrava
quasi che a Vincent fosse cresciuta una terza mano, che la toccava
in posti altrimenti irrangiungibili... Ma...Un momento!, si
disse. Non stava sognando. Era veramente strusciata, sondata,
da qualcosa che non poteva certo essere la mano di Vincent! Era
calda e affusolata come...
Un serpente!
In una frazione di secondo immaginò che uno di quei rettili che
lei tanto detestava avesse la tana tra le rocce e, disturbato
dai loro movimenti, si fosse insinuato tra loro. Con un brivido
di terrore si staccò con foga da Vincent rotolando lontano e fu
allora che vide...
-Vincent! Ma tu hai...!-
Lui ansimava e aveva una tale espressione di pena infinita che
la sconvolse.
Si raggomitolò su sè stesso, cingendosi le ginocchia con le braccia,
cercando di celare col corpo la lunga coda flessuosa, che, nervosa,
sembrava dotata di vita propria.
Era questo, dunque! Questa la sua vergogna, il suo segreto inammissibile!
Déi del cielo, e io che pensavo alle ritrosie di un verginello!,
si disse Catherine. Osservava affascinata la coda di Vincent:
come aveva potuto pensare ad un serpente? Era ricoperta di una
fine peluria, bionda come sul resto del corpo, ma con una striscia
più scura che correva al centro e che si infittiva verso la punta,
dove creava un ciuffo castano chiaro. Ebbe voglia di accarezzarla,
ma quando si avvicinò a Vincent, questi arretrò quasi urlando:
-Non mi toccare!-
Perplessa, Catherine si mise in ginocchio di fronte a lui. Lo
fissò con sguardo interrogativo.
Lui se ne stava sempre accovacciato, ma ora aveva lo sguardo duro,
quasi arrabbiato. Quando parlò, la sua voce assomigliava più che
mai ad un ringhio: -Stammi lontana. Non dovevi vedere. Non dovevo
permetterti di scoprire... questa. Non capisci ancora? Fino ad
oggi mi ero illuso, comportandomi con te come un qualsiasi essere
umano, ma ora questa coda mi riporta alla realtà. Io non sono
un uomo, né mai lo sarò. La Bestia é con me, sempre, ed é inutile
cercare di tenerla a bada. Posso illudermi, così come ho fatto,
di riuscire ad estrometterla dal mio animo, ma basta uno specchio
a farmi rinsavire. E quandanche non osassi più guardare la mia
immagine riflessa, ci sarebbe sempre questa, il mio retaggio, il simbolo più evidente del mio essere inumano!
Vattene, Catherine: per noi ormai non cé futuro. Vattene, e non
tornare mai più!-
Catherine era ammutolita. Aveva ascoltato senza cercare di interromperlo
e ora quel tragico epilogo laveva praticamente annientata.
Perciò, fece lunica cosa in grado di spiazzare Vincent: si mise
a ridere.
Non una risata di scherno, ma una risata piena, vigorosa, liberatoria.
Continuò a ridere finché le vennero le lacrime agli occhi. Quando
si accorse che Vincent la osservava a bocca aperta, perplesso,
incuriosito, ma oramai senza più lespressione fosca di poco prima,
si asciugò le lacrime con il palmo della mano e sempre sorridendo
gli si avvicinò, abbracciandolo. Lui ora era troppo confuso per
opporsi.
-Vincent, amore mio! Sei così forte e generoso e sincero, eppure,
a volte, sai essere così sciocchino! Come puoi pensare che una
coda ... una semplice coda!... basti a distruggere quel che cé fra noi? Dici che non sei
un uomo? Dici che la tua parte bestiale vince sulla parte umana?
Non credo proprio: io ti conosco e so che quel che hai nellanimo
e che riesci a dare agli altri, a tutti quelli che ti conoscono
e non solo a me, é la parte più bella e nobile del tuo essere.
Se pur non vuoi chiamarla umanità, bene, accomodati, ma sappi
che tanti uomini farebbero carte false per apparire un decimo
delluomo che sei tu. Tu sei Vincent, il mio Vincent, e sappi
che ho sempre sospettato che tu potessi avere una coda! Era una
cosa giusta per te e ora che la vedo ne sono più che mai convinta.
Senza di lei non saresti completamente il Vincent che io voglio,
che io desidero, che io intendo tenermi ben stretto!-
Via via che lei parlava, Vincent aveva abbandonato la posa rannicchiata
e difensiva. Ciò che lei diceva lo colpiva profondamente, anche
perché il loro legame gli confermava ogni parola.
Lei non mentiva.
Se mai ne aveva dubitato, ora ero più che certo che lei lo amava
profondamente, per tutto quel che era, con annessi e connessi,
code e criniere comprese.
Infine, con un sorriso sornione, si rizzò in piedi con lentezza
ferina, allargò le braccia e iniziò a girare su sè stesso, offrendosi
agli occhi di lei in tutta la sua maestosa nudità.
Come una bambina felice, Catherine rise battendo le mani, sgranando
gli occhi eccitata ed incuriosita. Allungò ancora una volta la
mano, ma, questa volta, lui non si ritrasse.
Per un attimo Catherine sembrò incerta su cosa afferrare, poi,
con delicatezza, prese il ciuffo in cima alla coda. Era soffice,
quasi setoso. Lo strinse piano, guardando Vincent negli occhi,
poi fece scivolare la mano lungo la coda, che sembrava vibrare,
calda, quasi con lussuria.
-Allora-, sussurrò, -mio bellamante peloso: che ne dici di ricominciare
da dove avevamo interrotto? Chissà che non ci venga in mente qualche
sistema per coinvolgere questa mia nuova amica...-
Ridendo entrambi, rotolarono nuovamente sul pavimento della caverna.
E finalmente Vincent si sentì libero di essere sè stesso.
Qualcosa laveva svegliata.
Spossata, con gli occhi insonnoliti, Catherine si alzò a mezzo,
guardandosi intorno. Tutto sembrava calmo: le candele, che ad
un certo punto avevano acceso per godere della reciproca vista,
si erano consumate, tutte tranne una, ma niente sembrava celarsi
nellombra.
Eppure qualcosa laveva svegliata...
Cera un rumore basso, al limite delludibile: poteva essere la
cascata? No, era qualcosa di diverso, alieno eppure carezzevole.
Guardò Vincent. Dormiva tranquillo: anche lui, infine, aveva dovuto
cedere e desistere, spossato. Poteva essere il suo russare?
Catherine si avvicinò, in ascolto e, quando finalmente comprese,
con una risatina si accoccolò nuovamente a fianco del suo amore
e si riaddormentò, felice di aver scoperto un altro segreto di
Vincent: il suo maschione, quando era appagato, dormendo faceva
le fusa.
FINE
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