PADRI E FIGLI di Paolo Mazzon



Camminava piano, Jacob, immerso nei suoi pensieri. Per l’ennesima volta era stato da Mary, per parlarle un po’, per portarle un fiore. Era primavera, e le margherite gli erano sembrate appropriate. A Mary sarebbero piaciute; lei che aveva sempre mantenuto l’anima di una ragazzina, sicuramente le avrebbe sfogliate, se avesse potuto.
Se avesse potuto...
Padre dovette fermarsi appoggiandosi alla parete, per ricacciare le lacrime, a fatica. Era sempre meno facile resistere al dolore dei ricordi. Quell’undici settembre non sembrava poter mai avere fine e tornava a tormentarlo con i suoi “se” e i suoi “chissà”. Chissà come sarebbe ora, se Mary fosse ancora con noi... E se quel maledetto giorno non avesse voluto a tutti i costi controllare le nuove caverne per farne un’area gioco per i ragazzi... E se...? E chissà...?
Quando le Torri erano cadute, erano collassati molti tunnels ed alcune caverne. Il Mondo di Sotto era stato sconvolto quanto e più del Mondo di Sopra. Le Cascate non esistevano più, e così la Sala dei Venti. Ma soprattutto non c’erano più Narcissa, né Erik, né Jamie... né Mary.
Padre provò una fitta al cuore. Quanto tempo avevano sprecato, giocando come ragazzini al gioco del “ti voglio bene, ma prima dimmelo tu ”, loro che ragazzini ormai non erano più. Quanti sorrisi semicelati, occhiate furtive, frasi appena accennate, fingendo di non sapere che ormai erano diventati la favola dei tunnels e che, bonariamente, William aveva messo in palio una torta per chi avesse indovinato il mese in cui si sarebbero dichiarati l’un l’altra. E ora... solo ricordi, e rimpianti.
E se...? E chissà...?
Sospirò e, appoggiandosi nuovamente al bastone, si staccò dalla parete. Ma si dovette fermare subito, boccheggiando: una fitta tremenda gli aveva trapassato il braccio sinistro e il dolore si scavava la strada attraverso il petto, togliendogli il respiro.
Jacob capì tutto e subito. Si accasciò, stringendosi il braccio ormai insensibile e digrignando i denti; mentre cedeva all’incoscienza, con lo sguardo annebbiato intravide qualcuno correre verso di lui. Gli sembrò di sentir gridare -Padre!-. Era Jamie, quella? No, ovviamente no, doveva essere Claire, la figlia di Jamie e Mouse. Si era fatta così carina! Assomigliava sempre di più a sua madre...
Poi fu il buio.

Vincent non lo aveva voluto lasciare nel loro ospedale, ricavato in una delle grotte più spaziose. Vedere Padre così pallido, quasi sperduto su quel lettino, gli faceva troppo male. Gli era sembrato così piccolo! E smagrito. Da Quel Giorno, Jacob si era fatto sempre più taciturno, e aveva cominciato a disertare la sua gente. Vincent sapeva, ma anche lui come tutti gli altri aveva fatto finta di non vedere, quasi che rifiutando di ammettere la stanchezza crescente di Padre potesse in qualche modo annullarne la realtà, restituendogli così le forze. E questo era il risultato. Il dottor Wilcox, uno dei nuovi aiutanti, scuoteva continuamente la testa e sospirava. Diceva che sì, c’era sempre speranza, ma il fisico debole... l’età avanzata.... eccetera eccetera eccetera.
Vincent si era irritato: se in ospedale non si poteva fare niente, tanto valeva portare Padre nella sua Camera, tra i suoi adorati libri, tra le cose che più amava. Il dottor Wilcox aveva tergiversato un po’, molto poco in realtà, poi aveva dato il suo benestare.
Così, seguito da un mesto corteo di amici, Padre era stato portato da Vincent nel suo letto.
Si era fatto tardi e quasi tutti erano andati via, tornando alle mansioni quotidiane con un dolore in più in quegli animi buoni e generosi.
Vincent era rimasto, seduto accanto al letto, tenendo tra le sue la mano di Padre. La accarezzava piano, così come tante volte aveva fatto Padre quando Vincent, da piccolo, non riusciva ad addormentarsi. Quante storie gli aveva raccontato allora, quante avventure! E quando, ormai ragazzo, passava insonne la notte a tormentarsi chiedendosi “Perché? Perché sono così?”, era sempre Padre a recargli conforto, a distrarlo magari con la solita richiesta, accompagnata da un sorriso: “Allora, figliolo: che ne diresti di una partita a scacchi?”
Quella mano forte e gentile, che così spesso aveva indugiato in una carezza, comunicandogli tutto l’affetto di cui Vincent aveva bisogno, ora appariva insopportabilmente smunta ed inerte!
A capo chino, perso nei ricordi, Vincent piangeva in silenzio. Il dolore attenuava le sue percezioni e così non si era accorto di non essere solo. Qualcun altro piangeva con lui. Alle sue spalle, seduto per terra c’era suo figlio, il piccolo Jacob, che tutti chiamavano Jacko. I begli occhi, azzurri come quelli di Vincent, erano colmi di lacrime. Il labbro tremava, ma non un suono gli sfuggiva. Nei suoi quindici anni di vita aveva già sofferto la perdita di persone care, ma Nonno Jacob era parte del suo stesso essere! Era come se un mostro feroce gli stesse dilaniando i visceri, e il dolore saliva a ghermirgli il cuore e ad invadergli la mente. Perdere Nonno Jacob! Com’era concepibile? Chi avrebbe vegliato sul mondo? Chi avrebbe ascoltato, in silenzio, per poi dare quel consiglio sempre appropriato? A chi avrebbe raccontato i suoi sogni e i suoi turbamenti? Con chi avrebbe discusso dell’ultimo libro letto?...
All’improvviso sentì che qualcosa era cambiato nella stanza. Era come se di colpo fosse venuto a mancare qualcosa. Poi, vedendo Vincent che si alzava piano, capì: Nonno Jacob era andato via, e per quante lacrime Jacko potesse versare, non sarebbe più tornato. Si asciugò gli occhi col dorso della mano e si alzò. Non sapeva cosa fare. Avrebbe voluto correre via, gridando lontano il suo dolore, ma al contempo non voleva lasciare il nonno, la persona che aveva più amato, dopo suo padre. Così, rimase in piedi, dondolandosi piano, tormentandosi.
Vincent si voltò. Guardandolo, stese una mano. Quando Jacko si avvicinò, lo abbracciò, forte, e solo allora il ragazzo si lasciò andare ad un pianto dirotto. Liberatorio.

Avevano sepolto Padre di fianco a Mary. Non ne avevano discusso, l’avevano fatto così, perché tutti sentivano che era la cosa giusta da fare.
Poi, si erano ritrovati sulla riva del fiume, accanto al fuoco, per la cerimonia delle lettere. Ognuno aveva letto la sua, consegnandola poi alle fiamme, perché il calore disperdesse la cenere nel cielo, tra le stelle, più vicino al luogo in cui adesso si trovava Padre.
Vincent era stato l’ultimo. Aveva cercato per ore, nella biblioteca, un brano appropriato. Inutilmente. Alla fine aveva optato per ciò che gli aveva suggerito il cuore: “Niente è per sempre. E so che un giorno ti rivedrò. Abbraccia Catherine per me.”
Il fuoco si stava ormai spegnendo, ma tutti indugiavano, restii ad andarsene.
Sapevano che, quando si fossero ritrovati, avrebbero dovuto fare i conti con la nuova realtà. La loro guida non c’era più, e niente sarebbe più stato lo stesso. Si fissavano muti, stringendosi gli uni agli altri. Fu Vincent a spezzare il silenzio. Sospirò a fondo, poi si volse e dicendo : “Vieni, Jacko..” uscì di scena. Alla chetichella, anche gli altri si dispersero. Nel fuoco, un ramoscello diede un’ultima fiammata. Poi anche l’ultimo esile filo di fumo svanì nell’aria.

-Papà?
-Sono qui, Jacko.
Vincent sedeva nella vecchia poltrona di Padre, dietro la scrivania traboccante di libri. Aveva in mano una prima edizione del Peer Gynt e non riusciva a decidersi su dove posarla.
Quante cose amate lo circondavano! Spostarne anche una soltanto gli sembrava quasi un sacrilegio. Sorrise. Quante volte Padre lo aveva ammonito:”Non cercare di mettere a posto! Nel mio caos mi ci ritrovo, nel tuo ordine mi ci perderei.” Ma ora nessuno più avrebbe saputo ritrovarsi in quel caos, e perciò, per il bene di quanti avessero voluto approfittare della conoscenza celata nella biblioteca, un ordine si imponeva. Anche se si trattava indiscutibilmente della tredicesima fatica di Ercole. Sospirando, si decise infine a posare il volume di fianco ad un’edizione illustrata del Beowulf. A quanto gli sembrava di ricordare, l’aveva sempre visto lì. Osservò il risultato con occhio critico: sì, lì andava bene, non stonava col resto della stanza. Anzi, a ben vedere, tutta la stanza era perfetta così com’era...
-Papà?
-Sì, scusami Jacko, eccomi. Di cosa hai bisogno?
-Solo di un po’ di compagnia... sai, i ragazzi non hanno molta voglia di giocare, e anche William é così depresso...
-Capisco. Ma è naturale, non credi? Padre voleva dire molto per tutti.
-Sì, certo... Papà... sai.... mi manca così tanto! E mi sento così male! Il dolore passerà mai, papà? Come fai, tu?
Vincent prese il figlio per le spalle, guardandolo negli occhi. Com’era cresciuto! Gli anni erano volati via e il frugoletto che gattonava carponi si era fatto quasi un giovanotto. Quanto assomigliava a sua madre! A volte, in un semplice gesto o in quella maniera particolare di allontanarsi il ciuffo dagli occhi, Vincent rivedeva Catherine e allora il dolore che era sempre presente in lui si mitigava un po’, davanti al miracolo di quella giovane vita. Si mitigava, ma non spariva mai. Ed ora il figlio gli chiedeva consigli su come tenere a bada il dolore!
-Io?-, rispose, -Io non faccio nulla. Il dolore, così come la gioia, sono parte di noi. E’ la capacità di ricordare le persone amate che ci rende umani, e proprio perché le abbiamo amate non possiamo fingere che la loro mancanza non ci faccia soffrire. Ma il Tempo é un grande medico. Non illuderti, Jacko... Jacob... il dolore non scomparirà mai, ma si attenuerà, e poco a poco ti accorgerai di ricordare solo i momenti belli passati col Nonno, e questo trasformerà la sofferenza in malinconia, e la malinconia é un nemico più facile da affrontare. E se ti sembrerà di non farcela, chiudi gli occhi e ascolta il tuo cuore: sentirai che Nonno é ancora insieme a te, perché quelli che ami diventano parte di te, così come tu eri parte di loro.
-E tu fai così per la mamma?
Vincent sorrise: -Oh, in questo io sono fortunato: mi basta guardare te per riaverla accanto.
Si abbracciarono forte.
-Bene, Jacob. Adesso dobbiamo decidere il da farsi. La nostra comunità deve riprendersi dalla perdita subita e ci vuole qualcuno che accetti la responsabilità della guida. Dobbiamo indire il Consiglio e...
-Oh, non credo sarà necessario, papà. Vedi, mentre tu eri impegnato con tutti questi libri, ho sentito la gente discutere. E sembra che tutti abbiano ben chiaro in mente chi ci dovrà guidare adesso. Sempre se tu sarai d'accordo, pap... Padre.
Vincent rimase sbalordito: lui, Padre? Lui era sempre stato il Guardiano, il Protettore.
Ma la Guida? Se la sentiva? E poi, era in grado di affrontare da solo un così gravoso impegno?
Guardò il figlio, che gli sorrideva fiducioso. E si rese conto che non sarebbe mai stato solo.
Sorrise a Jacob di rimando, poi si chinò, frugando sotto alla scrivania. Quando si raddrizzò, teneva una scatola tra le mani.
-Allora, figliolo: che ne diresti di una partita a scacchi?

FINE

 

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