Camminava piano, Jacob, immerso nei suoi pensieri. Per lennesima
volta era stato da Mary, per parlarle un po, per portarle un
fiore. Era primavera, e le margherite gli erano sembrate appropriate.
A Mary sarebbero piaciute; lei che aveva sempre mantenuto lanima
di una ragazzina, sicuramente le avrebbe sfogliate, se avesse
potuto.
Se avesse potuto...
Padre dovette fermarsi appoggiandosi alla parete, per ricacciare
le lacrime, a fatica. Era sempre meno facile resistere al dolore
dei ricordi. Quellundici settembre non sembrava poter mai avere
fine e tornava a tormentarlo con i suoi se e i suoi chissà.
Chissà come sarebbe ora, se Mary fosse ancora con noi... E se
quel maledetto giorno non avesse voluto a tutti i costi controllare
le nuove caverne per farne unarea gioco per i ragazzi... E se...?
E chissà...?
Quando le Torri erano cadute, erano collassati molti tunnels ed
alcune caverne. Il Mondo di Sotto era stato sconvolto quanto e
più del Mondo di Sopra. Le Cascate non esistevano più, e così
la Sala dei Venti. Ma soprattutto non cerano più Narcissa, né
Erik, né Jamie... né Mary.
Padre provò una fitta al cuore. Quanto tempo avevano sprecato,
giocando come ragazzini al gioco del ti voglio bene, ma prima
dimmelo tu , loro che ragazzini ormai non erano più. Quanti sorrisi
semicelati, occhiate furtive, frasi appena accennate, fingendo
di non sapere che ormai erano diventati la favola dei tunnels
e che, bonariamente, William aveva messo in palio una torta per
chi avesse indovinato il mese in cui si sarebbero dichiarati lun
laltra. E ora... solo ricordi, e rimpianti.
E se...? E chissà...?
Sospirò e, appoggiandosi nuovamente al bastone, si staccò dalla
parete. Ma si dovette fermare subito, boccheggiando: una fitta
tremenda gli aveva trapassato il braccio sinistro e il dolore
si scavava la strada attraverso il petto, togliendogli il respiro.
Jacob capì tutto e subito. Si accasciò, stringendosi il braccio
ormai insensibile e digrignando i denti; mentre cedeva allincoscienza,
con lo sguardo annebbiato intravide qualcuno correre verso di
lui. Gli sembrò di sentir gridare -Padre!-. Era Jamie, quella?
No, ovviamente no, doveva essere Claire, la figlia di Jamie e
Mouse. Si era fatta così carina! Assomigliava sempre di più a
sua madre...
Poi fu il buio.
Vincent non lo aveva voluto lasciare nel loro ospedale, ricavato
in una delle grotte più spaziose. Vedere Padre così pallido, quasi
sperduto su quel lettino, gli faceva troppo male. Gli era sembrato
così piccolo! E smagrito. Da Quel Giorno, Jacob si era fatto sempre
più taciturno, e aveva cominciato a disertare la sua gente. Vincent
sapeva, ma anche lui come tutti gli altri aveva fatto finta di
non vedere, quasi che rifiutando di ammettere la stanchezza crescente
di Padre potesse in qualche modo annullarne la realtà, restituendogli
così le forze. E questo era il risultato. Il dottor Wilcox, uno
dei nuovi aiutanti, scuoteva continuamente la testa e sospirava.
Diceva che sì, cera sempre speranza, ma il fisico debole... letà
avanzata.... eccetera eccetera eccetera.
Vincent si era irritato: se in ospedale non si poteva fare niente,
tanto valeva portare Padre nella sua Camera, tra i suoi adorati
libri, tra le cose che più amava. Il dottor Wilcox aveva tergiversato
un po, molto poco in realtà, poi aveva dato il suo benestare.
Così, seguito da un mesto corteo di amici, Padre era stato portato
da Vincent nel suo letto.
Si era fatto tardi e quasi tutti erano andati via, tornando alle
mansioni quotidiane con un dolore in più in quegli animi buoni
e generosi.
Vincent era rimasto, seduto accanto al letto, tenendo tra le sue
la mano di Padre. La accarezzava piano, così come tante volte
aveva fatto Padre quando Vincent, da piccolo, non riusciva ad
addormentarsi. Quante storie gli aveva raccontato allora, quante
avventure! E quando, ormai ragazzo, passava insonne la notte a
tormentarsi chiedendosi Perché? Perché sono così?, era sempre
Padre a recargli conforto, a distrarlo magari con la solita richiesta,
accompagnata da un sorriso: Allora, figliolo: che ne diresti
di una partita a scacchi?
Quella mano forte e gentile, che così spesso aveva indugiato in
una carezza, comunicandogli tutto laffetto di cui Vincent aveva
bisogno, ora appariva insopportabilmente smunta ed inerte!
A capo chino, perso nei ricordi, Vincent piangeva in silenzio.
Il dolore attenuava le sue percezioni e così non si era accorto
di non essere solo. Qualcun altro piangeva con lui. Alle sue spalle,
seduto per terra cera suo figlio, il piccolo Jacob, che tutti
chiamavano Jacko. I begli occhi, azzurri come quelli di Vincent,
erano colmi di lacrime. Il labbro tremava, ma non un suono gli
sfuggiva. Nei suoi quindici anni di vita aveva già sofferto la
perdita di persone care, ma Nonno Jacob era parte del suo stesso
essere! Era come se un mostro feroce gli stesse dilaniando i visceri,
e il dolore saliva a ghermirgli il cuore e ad invadergli la mente.
Perdere Nonno Jacob! Comera concepibile? Chi avrebbe vegliato
sul mondo? Chi avrebbe ascoltato, in silenzio, per poi dare quel
consiglio sempre appropriato? A chi avrebbe raccontato i suoi
sogni e i suoi turbamenti? Con chi avrebbe discusso dellultimo
libro letto?...
Allimprovviso sentì che qualcosa era cambiato nella stanza. Era
come se di colpo fosse venuto a mancare qualcosa. Poi, vedendo
Vincent che si alzava piano, capì: Nonno Jacob era andato via,
e per quante lacrime Jacko potesse versare, non sarebbe più tornato.
Si asciugò gli occhi col dorso della mano e si alzò. Non sapeva
cosa fare. Avrebbe voluto correre via, gridando lontano il suo
dolore, ma al contempo non voleva lasciare il nonno, la persona
che aveva più amato, dopo suo padre. Così, rimase in piedi, dondolandosi
piano, tormentandosi.
Vincent si voltò. Guardandolo, stese una mano. Quando Jacko si
avvicinò, lo abbracciò, forte, e solo allora il ragazzo si lasciò
andare ad un pianto dirotto. Liberatorio.
Avevano sepolto Padre di fianco a Mary. Non ne avevano discusso,
lavevano fatto così, perché tutti sentivano che era la cosa giusta
da fare.
Poi, si erano ritrovati sulla riva del fiume, accanto al fuoco,
per la cerimonia delle lettere. Ognuno aveva letto la sua, consegnandola
poi alle fiamme, perché il calore disperdesse la cenere nel cielo,
tra le stelle, più vicino al luogo in cui adesso si trovava Padre.
Vincent era stato lultimo. Aveva cercato per ore, nella biblioteca,
un brano appropriato. Inutilmente. Alla fine aveva optato per
ciò che gli aveva suggerito il cuore: Niente è per sempre. E
so che un giorno ti rivedrò. Abbraccia Catherine per me.
Il fuoco si stava ormai spegnendo, ma tutti indugiavano, restii
ad andarsene.
Sapevano che, quando si fossero ritrovati, avrebbero dovuto fare
i conti con la nuova realtà. La loro guida non cera più, e niente
sarebbe più stato lo stesso. Si fissavano muti, stringendosi gli
uni agli altri. Fu Vincent a spezzare il silenzio. Sospirò a fondo,
poi si volse e dicendo : Vieni, Jacko.. uscì di scena. Alla
chetichella, anche gli altri si dispersero. Nel fuoco, un ramoscello
diede unultima fiammata. Poi anche lultimo esile filo di fumo
svanì nellaria.
-Papà?
-Sono qui, Jacko.
Vincent sedeva nella vecchia poltrona di Padre, dietro la scrivania
traboccante di libri. Aveva in mano una prima edizione del Peer
Gynt e non riusciva a decidersi su dove posarla.
Quante cose amate lo circondavano! Spostarne anche una soltanto
gli sembrava quasi un sacrilegio. Sorrise. Quante volte Padre
lo aveva ammonito:Non cercare di mettere a posto! Nel mio caos
mi ci ritrovo, nel tuo ordine mi ci perderei. Ma ora nessuno
più avrebbe saputo ritrovarsi in quel caos, e perciò, per il bene
di quanti avessero voluto approfittare della conoscenza celata
nella biblioteca, un ordine si imponeva. Anche se si trattava
indiscutibilmente della tredicesima fatica di Ercole. Sospirando,
si decise infine a posare il volume di fianco ad unedizione illustrata
del Beowulf. A quanto gli sembrava di ricordare, laveva sempre
visto lì. Osservò il risultato con occhio critico: sì, lì andava
bene, non stonava col resto della stanza. Anzi, a ben vedere,
tutta la stanza era perfetta così comera...
-Papà?
-Sì, scusami Jacko, eccomi. Di cosa hai bisogno?
-Solo di un po di compagnia... sai, i ragazzi non hanno molta
voglia di giocare, e anche William é così depresso...
-Capisco. Ma è naturale, non credi? Padre voleva dire molto per
tutti.
-Sì, certo... Papà... sai.... mi manca così tanto! E mi sento
così male! Il dolore passerà mai, papà? Come fai, tu?
Vincent prese il figlio per le spalle, guardandolo negli occhi.
Comera cresciuto! Gli anni erano volati via e il frugoletto che
gattonava carponi si era fatto quasi un giovanotto. Quanto assomigliava
a sua madre! A volte, in un semplice gesto o in quella maniera
particolare di allontanarsi il ciuffo dagli occhi, Vincent rivedeva
Catherine e allora il dolore che era sempre presente in lui si
mitigava un po, davanti al miracolo di quella giovane vita. Si
mitigava, ma non spariva mai. Ed ora il figlio gli chiedeva consigli
su come tenere a bada il dolore!
-Io?-, rispose, -Io non faccio nulla. Il dolore, così come la
gioia, sono parte di noi. E la capacità di ricordare le persone
amate che ci rende umani, e proprio perché le abbiamo amate non
possiamo fingere che la loro mancanza non ci faccia soffrire.
Ma il Tempo é un grande medico. Non illuderti, Jacko... Jacob...
il dolore non scomparirà mai, ma si attenuerà, e poco a poco ti
accorgerai di ricordare solo i momenti belli passati col Nonno,
e questo trasformerà la sofferenza in malinconia, e la malinconia
é un nemico più facile da affrontare. E se ti sembrerà di non
farcela, chiudi gli occhi e ascolta il tuo cuore: sentirai che
Nonno é ancora insieme a te, perché quelli che ami diventano parte
di te, così come tu eri parte di loro.
-E tu fai così per la mamma?
Vincent sorrise: -Oh, in questo io sono fortunato: mi basta guardare
te per riaverla accanto.
Si abbracciarono forte.
-Bene, Jacob. Adesso dobbiamo decidere il da farsi. La nostra
comunità deve riprendersi dalla perdita subita e ci vuole qualcuno
che accetti la responsabilità della guida. Dobbiamo indire il
Consiglio e...
-Oh, non credo sarà necessario, papà. Vedi, mentre tu eri impegnato
con tutti questi libri, ho sentito la gente discutere. E sembra
che tutti abbiano ben chiaro in mente chi ci dovrà guidare adesso.
Sempre se tu sarai d'accordo, pap... Padre.
Vincent rimase sbalordito: lui, Padre? Lui era sempre stato il
Guardiano, il Protettore.
Ma la Guida? Se la sentiva? E poi, era in grado di affrontare
da solo un così gravoso impegno?
Guardò il figlio, che gli sorrideva fiducioso. E si rese conto
che non sarebbe mai stato solo.
Sorrise a Jacob di rimando, poi si chinò, frugando sotto alla
scrivania. Quando si raddrizzò, teneva una scatola tra le mani.
-Allora, figliolo: che ne diresti di una partita a scacchi?
FINE