Pierluigi Longatti
di
Malcesine sul Benaco
PAGINA APERTA IL
XV V MM

Gesù nell'orto -1602 - Michelangelo Merisi detto il Caravaggio
Galleria Nazionale di Dublino

Qualche anno fa in un assolato pomeriggio di estate romana, evitata accuratamente una fondamentale sessione del congresso della società europea di neurochirurgia pediatrica sulle scafocefalie ed evitata (anche se sempre molto gradevole )la compagnia del prof. Choux per una puntata di rito a S. Luigi dei Francesi, ho visitato la galleria di Palazzo Barberini. La quale galleria esponeva la neoritrovata e discussa tela di Gesù nell'orto recentemente scoperta da un italiano (popolo sempre grande) in un negletto collegio di Gesuiti in Belfalst .
Prima di visitare la galleria non ho acquisito documentazione di sorta, quindi il mio approccio all'opera , che peraltro non conoscevo neppure iconograficamente, può definirsi assolutamente naif.
Ho cercato di pormi il problema di come descrivere l'attimo assolutamente unico dell' "Ave Rabbi" proferito dall'Iscariota . Momento supremo di quel Giovedì delle Tenebre ( In supremae nocte cenae..)
Quali soluzione poteva scegliere l'autore per rappresentare ad esempio le mani del Salvatore nel momento del tradimento?
Poteva dipingerle in atteggiamento di difesa , con il palmo della mano che respinge il "greifen" della mano di Giuda; poteva al contrario rappresentarle in atteggiamento neutrale quasi a dissimulare ed esprimere invece una insincera corresponsione al "salve Rabbi" ; oppure poteva più semplicemente involarle nel panneggio oscurando la nostra comprensione del sentire del Divino Maesto . L'iperpronazione delle mani intrecciate
inconsciamente, rivela una ripulsa specie se gli arti sono distaccati dal corpo ma una ripulsa particolare ,appunto con le " mani legate", inermi quindi e inadatte ad una controoffensiva . Ricollegherei il tutto al tratto evangelico subito precedente " passi da me questo calice .......ma la Tua non la mia volontà sia fatta " . Questo d'altra parte è il primo necessario atto della passione , questa è la ineludibile riprova che è venuto il tempo per il Figlio del l'Uomo " passi da me questo calice ....
Provate ora voi stessi a intrecciare le mani come Gesù e guardatevi allo specchio
noterete cose interessanti ma realizzerete che questo modo di intrecciare le mani è tipico del mancino...... Caravaggio era mancino? Nella stessa immagine alla estrema dx in cui l'autore ha eseguito il proprio autoritratto , si può notare che usa la dx per sostenere la lanterna....Si potrebbe obiettare che se avesse usato la mano sn avrebbe urtato la testa del soldato ecc ecc.....
Il volto stesso del Cristo denuncia angoscia profonda e tensione suprema . La fronte è corrugata (mai vista una fronte corrugata di Gesù....) pallida , gli occhi chiusi .Ma il volto di Gesù , invenzione suprema del Caravaggio , è come sdoppiata , è in realtà un giano bifronte
.
Una parte del Salvatore urlerebbe l'orrore , la disperazione , la volontà di fuga ...il suo corpo ha l'inclinazione a sinistra esattamente su quello di S Giovanni .

E veniamo al Traditore . Non vi sono motivazioni ideologiche alla base del tradimento (risibile invenzione dei nostri tempi ). Questo Giuda è un avido e basta: egli è rappresentato di età maggiore rispetto al maestro ,il piglio è concreto e deciso come un buon commerciante che sa il fatto suo . Invece ...Judas mercator pessimus ....Pessimo quantomeno perchè vendette il Divino Maestro per soli trenta monete d'argento , quando invece sappiamo da Marco che una settimana prima in casa di un ricco ebreo una donna versò sul capo di Gesù un profumo contenuto in vaso di alabastro del costo di ben trecento monete di argento .....
La mano di Giuda è mano che afferra è tuttuno con il braccio "armato" del soldato.

Gli sgherri dei sommi sacerdoti ( quando i Rabbini a capo della comunità isralelitica chiederanno perdono per questo sommo e completo olocausto? ) non hanno volto sotto la loro corrusca armatura, sono le macchine della forza .
L'armatura riflette la fonte luminosa . L'analisi della quale potrebbe forse per induzione apomorfica disvelarci qualcosa sul tipo di luce ( la famosa e misteriosa luce del Caravaggio ) .
Già quale tipo di luce ? non solare , ché allora sarebbe stata puntiforme , né filtrata da una finestra che dimostrerebbe nella riflessione una tipica quadrettatura ....: La luce lunare sarebbe filologicamente corretta , la pasqua cade al primo plenilunio di primavera , ma troppo vivi sono questi colori per la delicata, tenue luce del caro satellite : deve essere una luce certo molto più potente ( si confronti con la lanterna che lo stesso Caravaggio alza sulla scena come personaggio alla destra estrema ) ma dotata di un mezzo ottico diffrangente come un vetro smerigliato.
confrontate "la luce" riflessa dagli elmetti
dei due soldati
Certo la luce è una gran invenzione , ma non è necessario vedere sempre tutto. Quando noi neurochirurghi operiamo un aneurisma o un angolo, il nostro servomeccanismo interno , il nostro neuronavigatore cerebrale ci fa muovere esattamente come se noi vedessimo oltre la cisterna , oltre il focolaio di sanguinamento ecc.
Un aspetto non collaterale della luce del Caravaggio riguarda proprio il risparmio anche economico che ne consegue..... Il pittore dipinge una piccola parte , il resto la dipinge il nostro cervello di osservatori. E d'altra parte la pittura seguirà esattamente questa strada ! Usare sempre meno il pennello fino al "segno grafico " dei contemporanei , raffinata invenzione di persone intelligenti per persone intelligentissime (per capire i suddetti segni naturalmente ).

Guardiamo un momento l'opera con un filtro che rileva la parte chiara e la parte scura
La parte chiara è quella effettivamente illuminata e quindi dipinta con la maestria che sappiamo , la parte oscura, più di due terzi del dipinto, difficilmente richiede un pennello inferiore a 5 e comunque una abilità ed un "lavoro" manuale signoficativamente ridotti; buona parte della pittura è nel cervello ( gestalt , a priori...) di chi guarda la tela, insomma è una pittura virtuale.
p.luigi longatti
IL F I N E