| Le fonti |
Il libro scritto da Aristotele su Pitagora e i Pitagorici è andato perso.
Le biografie di scrittori neoplatonici che riguardano il filosofo, come Diogene Laerzio, Porfirio e Giamblico, sono ricche di circostanze mitiche e favolose ma tuttavia, riportiamo qui di seguito i frammenti storici da noi ritenuti più importanti per una più chiara e completa comprensione della filosofia Pitagorica.
" Dopo il disastro della Sagra ( battaglia tra Kroton, poi sconfitta, e Locri, 560 A.C., anno della 55esima Olimpiade; NDR ), i Crotoniati cessarono di esercitarsi nei ludi militari e nel maneggio delle armi, perchè, avendo loro così poco giovato, li presero in disgusto. E sarebbero certo caduti nel lusso e nelle mollezze di Sibari, se non fosse giunto a realizzarne le sorti Pitagora " ( Giustino )
Talete indusse Pitagora a far vela per l'Egitto e ad incontrarsi coi sacerdoti di Menfi e di Diospoli, perchè erano stati loro a istruirlo in quelle discipline, per le quali aveva presso la gente il nome di sapiente. ( Porfirio, Vita Pythagorae, 12 )
Pitagora di Samo, andato in Egitto e fattosi loro discepolo, portò in Grecia per primo lo studio di ogni genere di filosofia. ( Isocrate, II, 28 )
Si racconta che quando Cambise s'impadronì dell'Egitto, vi fece prigioniero Pitagora, che ivi dimorava insieme coi sacerdoti, e che egli, venuto quindi a Babilonia, vi fu iniziato ai misteri; e Cambise visse appunto al tempo di Policrate, per sfuggire alla cui tirannide Pitagora era passato in Egitto. ( Theologumena Arithmetica, 52 )
Dicearco racconta che, come Pitagora giunse in Italia e si stabilì a Crotone, tanto i Crotoniati furono attratti da lui ( ch'era uomo notevolissimo, e aveva molto viaggiato, e aveva ottenuto dalla fortuna ottima natura, aspetto nobile e grande, e moltissima grazia, e grande decoro nel parlare e nel comportarsi e in ogni altra cosa ), che dopo che egli si fu accattivato il Senato con molti e bei discorsi, i magistrati lo incaricarono di fare ai giovani dei discorsi adatti alla loro età. Per tal modo s'accrebbe la sua fama, e molti gli divennero compagni, sia della città ( nè solo uomini, ma anche donne ), sia Re e signori della circostante regione, abitata da barbari. ( Porfirio, Vita Pythagorae, 18 )
Quanto all'oggetto del suo insegnamento, i più dicono che egli apprese le cosiddette scienze matematiche dagli Egizi, dai Caldei e dai Fenici; che già nei tempi più antichi gli Egizi si dedicarono allo studio della geometria, i Fenici allo studio dell'aritmetica e della logistica, i Caldei all'osservazione degli astri. ( Porfirio, Vita Pythagorae )
Pitagora esponeva i suoi insegnamenti a chi lo frequentava o distesamente o per simboli. Chè il suo insegnamento era di due modi; e quelli che lo frequentavano si distinguevano in : " Matematici " e " Acusmatici ". Matematici erano quelli che conoscevano la parte più importante e più approfondita della sua dottrina; Acusmatici quelli cui erano insegnate solo le regole sommarie, senza accurate spiegazioni. ( Porfirio, Vita Pythagorae, 36 )
La filosofia degli Acusmatici consiste in precetti: questi sono impartiti senza che sia mostrato il perchè, e detta la ragione per cui si deve agire in un determinato modo. Gli Acusmatici si sforzano anche di custodire tutti gli altri suoi detti, e considerano le sue parole opinioni divine, e di loro proprio non dicono niente e credono che niente si debba dire; anzi giudicano massimamente sapienti quelli che conoscono più precetti e insegnamenti. Tutti questi detti si dividono in tre gruppi. Quelli del primo gruppo rispondono alla domanda: che cos'è? Quelli del secondo alla domanda: che cosa più di tutto? Quelli del terzo alla domanda: che cosa bisogna fare o non fare? Esempi dei primi: che cosa sono le isole dei beati? Il Sole e la Luna. Che cos'è l'oracolo di Delfi? La Tetrade, che è anche l'armonia delle sirene. Esempi dei secondi: qual'è la cosa più sapiente? Il numero, e in secondo luogo chi ha dato il nome alle cose. Qual'è la cosa più bella? L'armonia. La cosa più potente? L'intelligenza. La cosa ottima? La felicità. Che cosa si dice con più verità? Che gli uomini sono malvagi. ( Giamblico, De vita pythagorica, 82 )
Chi era stato da lui esaminato veniva lasciato per tre anni nell'abbandono, per accertare quale fosse la sua perseveranza e il reale desiderio di apprendere. Poi imponeva ai suoi aspiranti cinque anni di silenzio, mettendo alla prova la loro padronanza di sè. In questo periodo di tempo gli averi di ciascuno - ossia i suoi beni materiali - erano messi in comune, affidati ai discepoli a ciò preposti. Se apparivano degni di essere iniziati alle dottrine, dopo cinque anni di silenzio diventavano per sempre " Esoterici ", ascoltavano Pitagora dentro la tenda, e potevano anche vederlo. Prima, fuori dalla tenda, avevano potuto partecipare alle sue lezioni solamente ascoltando, senza mai vederlo. ( Giamblico, De vita pythagorica, 71-3 )
Facevano da soli la loro passeggiata mattutina in luoghi dove regnavano solitudine e adeguata tranquillità. Dopo la passeggiata mattutina, si riunivano, preferibilmente nei templi, e impiegavano questo tempo nell'insegnamento, nell'apprendimento e nell'emendazione del carattere. Dopo tale occupazione, si volgevano alla cura del fisico. A pranzo mangiavano pane con miele e per tutta la giornata non bevevano vino. Dedicavano tutto il pomeriggio agli affari della pubblica amministrazione, alla politica estera, ai rapporti con gli stranieri. Nel tardo pomeriggio tornavano di nuovo a passeggiare in gruppi di due o tre, per richiamare alla memoria le cognizioni apprese e per esercitarsi negli studi liberali. Dopo il passeggio prendevano il bagno e andavano al banchetto comune. Al banchetto seguivano le libagioni e infine la lettura. Era consuetudine che leggesse il più giovane, e che il più anziano stabilisse quello che si doveva leggere, e come. ( Giamblico, De vita pythagorica, 96-98 )
Non erano meno di seicento quelli che andavano ad ascoltarlo di notte; e chi era ammesso a vederlo, scriveva ai familiari di avere ottenuto una concessione straordinaria. I Metapontini chiamavano la sua casa " Tempio di Demetra ", e " Museo " il vicolo, come racconta Favorino. ( Diogene Laerzio, Vitae philosophorum, VIII, 15 )
Fino a che Pitagora fu pronto a conversare con chiunque gli si avvicinasse, fu gradito alla città; ma dopo che cominciò a intrattenersi solo coi suoi discepoli, perdette il favore. Perchè, se accettavano di essere superati da lui, straniero, erano irritati con quelli del luogo che apparivano privilegiati; e insieme sospettavano che si unissero per sopraffarli. S'aggiungeva poi che quei giovani venivano dalle famiglie più illustri e facoltose, e che col passare del tempo essi non solo primeggiarono entro la famiglia, ma divennero insieme reggitori della città, avendo costituito una grande società ( chè erano più di 300 ), benchè fossero solamente una piccola parte della città. Per parte loro i parenti erano irritati dal fatto che i Pitagorici si stringevano tra loro la mano, ma non stringevano quella dei loro familiari, eccettuati i genitori, e usavano in comune delle sostanze, ma ne escludevano loro. Furono questi gli iniziatori della ribellione; e gli altri prontamente la secondarono. Dopo questo, raccoltasi la moltitudine, Cilone e Ninone, il primo di ricca famiglia, il secondo dei popolari, cominciarono ad accusare i Pitagorici. E dopo che un lungo discorso d'accusa fu pronunciato da Cilone, l'altro continuò l'accusa, vantandosi di aver conosciuto i segreti dei Pitagorici. Diceva insomma che la loro famiglia non era altro se non una congiura contro il popolo, e li invitava a non lasciarli neppure parlare: non si doveva lasciare la parola a quelli che avevano cercato in ogni modo di toglierla agli altri, ma piuttosto usare la forza contro di loro. ( Giamblico, De vita pythagorica, 254 )
Cilone di Crotone era per nascita, per fama e per ricchezza uno dei primi cittadini, ma era anche aspro e violento e sedizioso e di animo tirannico. Costui era stato preso dal desiderio di entrare a far parte della comunità dei Pitagorici, e s'era rivolto allo stesso Pitagora, ma ne era stato respinto. Aveva quindi, per questo fatto, intrapreso un'aspra guerra coi suoi amici contro Pitagora e i suoi amici; e così violenta fu la guerra di Cilone e dei suoi compagni, che durò finchè ci furono Pitagorici. Pitagora fu costretto ad andarsene a Metaponto, dove, si tramanda, morì. ( Giamblico, De vita pythagorica, 248 )
Dicearco e i più accurati scrittori dicono che il complotto fu fatto mentre Pitagora era a Crotone. E racconta che 40 dei suoi amici furono assaliti e presi nella casa di uno di essi; gli altri, che erano i più, furono uccisi qua e là per la città, dovunque fossero trovati. E che Pitagora, dopo la sconfitta dei suoi, dapprima si rifugiò nel porto di Caulonia, e poi si diresse verso Locri, dove, appena giunta la notizia, gli furono mandati incontro, ai confini del territorio, alcuni anziani. Trovatolo, gli dissero:" Sappiamo, o Pitagora, che tu sei uomo intelligente e sapiente; ma noi siamo contenti delle nostre leggi e vogliamo che restino così come sono; tu, dunque, se hai bisogno di qualcosa, prenditela, ma vattene altrove". In questo modo fu allontanato da Locri; di lì passo a Taranto, ove ebbe presso a poco la stessa sorte che aveva avuto a Locri; quindi passò a Metaponto. ( Porfirio, Vita Pythagorae, 56 )
Dicearco dice che Pitagora, rifugiatosi nel Tempio delle Muse a Metaponto, vi morì dopo aver digiunato per 40 giorni. ( Diogene Laerzio, Vitae philosophorum, VIII, 40 )
Pitagora insegnava agli uomini che era nato da semi migliori di quelli dai quali nascono i mortali; raccontano infatti che fu visto in Metaponto ed in Crotone nello stesso giorno e nella stessa ora. E in Olimpia mostrò che aveva una coscia d'oro. ( Eliano, Varia historia, IV, 17 )
Aristotele racconta che tra i maggiori segreti custoditi dai Pitagorici è questa distinzione: gli esseri viventi dotati di ragione si distinguono in Dèi, uomini, ed esseri come Pitagora. ( Giamblico, De vita pythagorica, 31 )
Per primo Pitagora usò il termine filosofia e per primo si chiamò filosofo; nessuno è infatti saggio, eccetto la divinità ( Diogene Laerzio, Vitae philosophorum, I, 12 )
Vi sono certe rare persone che trascurano completamente tutto il resto e studiano attentamente la natura. Questi si chiamano amanti della sapienza, cioè filosofi, e come nel mercato l'atteggiamento più nobile è fare da spettatore senza cercare vantaggio alcuno, così nella vita lo studio e la conoscenza delle cose è di gran lunga superiore a tutte le attività. Invero, Pitagora non solo fu l'inventore del nome, ma diede sviluppo all'attività stessa. ( Cicerone, Tuscolanae Disputationes, V, 3, 8 )
Quello ch'egli diceva ai suoi compagni, nessuno può dire con certezza, perchè serbavano su questo un grande segreto. Ma le sue opinioni più conosciute sono queste. Diceva che l'anima è immortale; poi che essa passa in esseri animati d'altra specie; poi che quello che è stato si ripete a intervalli regolari e che nulla c'è che sia veramente nuovo; infine che bisogna considerare come appartenenti allo stesso genere tutti gli esseri animati. ( Porfirio, Vita Pythagorae, 18 )
Principio di tutte le cose è la " Monade ", dalla Monade nasce la " Diade infinita ", soggiacente come materia alla Monade che è causa; dalla Monade e dalla Diade infinita vengono i numeri, e dai numeri i punti, e da questi le linee, e da queste le figure piane, e da queste le figure solide, e da queste i corpi percepibili, i cui elementi sono quattro: fuoco, acqua, terra, aria, che mutano e si muovono attraverso il tutto. ( Diogene Laerzio, Vitae philosophorum, VIII, 24 )
Fino a Filolao non fu possibile conoscere il pensiero di Pitagora; fu Filolao che divulgò i 3 famosi libri, che Platone si fece comprare al prezzo di 100 mine. ( Diogene Laerzio, Vitae philosophorum, VIII, 15 )
Pitagora diceva che il tempo è la sfera di ciò che avvolge le cose. ( Aezio, I, 21, 1 )
Per i più la Terra è nel centro. Il contrario affermano gli " Italici ", detti " Pitagorici ". Essi dicono che nel centro è il fuoco, che la Terra è un astro e che essa, ruotando intorno alla parte centrale, dà origine al giorno e alla notte. Poi, di contro a questa, dicono che c'è una seconda Terra, ch'essi chiamano " Antiterra ": e questo affermano non già ricercando le cause e le ragioni nei fenomeni, ma sforzando il significato dei fenomeni e cercando d'accordarli con alcune loro ragioni e opinioni preconcette. E molti altri, se non cercassero di trovare certezza nella considerazione dei fenomeni piuttosto che nei discorsi, si troverebbero d'accordo con loro nel negare che la Terra si trovi nel centro; perchè essi dicono che il posto di maggiore onore spetta alle cose che più sono degne d'onore, e che il fuoco è più pregevole della Terra, e gli estremi più pregevoli delle parti comprese tra essi; ed estremi sono la circonferenza e il centro. ( Aristotele, De coelo, B, 13, 293, a, 18 )
Dei cosiddetti " Pitagorici ", alcuni dicono che la " Via Lattea " è una strada; e c'è chi aggiunge che è la via un tempo percorsa da uno degli astri caduto nella rovina che si dice avvenuta al tempo di Fetonte; altri che è la via percorsa dal Sole stesso nel suo moto circolare, e che fu arsa o ebbe qualche altra vicenda quando il Sole la percorreva. ( Aristotele, Meteorologica, A, 8, 345, a, 13 )
Favorino scrive che Parmenide sembra essere stato il primo a dire che Vespero e Lucifero sono la stessa stella; altri dicono che fu Pitagora. ( Diogene Laerzio, IX, 23 )
Si dedicarono alle matematiche e per primi le fecero progredire i cosiddetti Pitagorici. Questi, dediti a tale studio, credettero che i principi delle matematiche fossero anche principi di tutte le cose che sono. Ora, poichè principi delle matematiche sono i numeri, e nei numeri essi credevano di trovare, più che nel fuoco e nella terra e nell'acqua, somiglianze con le cose che sono e divengono ( giudicavano, per esempio, che giustizia fosse una determinata proprietà dei numeri, anima e mente un'altra, opportunità un'altra, e, similmente, per ogni altra cosa ), e poichè inoltre vedevano espressa dai numeri le proprietà e i rapporti degli accordi armonici, poichè insomma ogni cosa nella natura appariva loro simile ai numeri, e i numeri apparivano primi tra tutto ciò che è nella natura, pensavano che gli elementi dei numeri fossero elementi di tutte le cose che sono, e che l'intero mondo fosse armonia e numero. E tutte le proprietà che potevano mostrare nei numeri e negli accordi musicali, corrispondenti alle proprietà e alle parti del cielo, e in generale a tutto l'ordine cosmico, le raccoglievano e gliele adattavano. E se qualche cosa mancava, si sforzavano d'introdurla, perchè la loro trattazione fosse completa. Per chiarire con un esempio: poichè il 10 sembra essere un numero perfetto e contenere in sè tutta la natura dei numeri, dicevano che anche i corpi che si muovono nel cielo sono 10; e poichè se ne vedono solo 9, aggiungevano come decimo l'Antiterra. ( Aristotele, Metaphisica, A 5, 985, b, 23 )
Diceva che la natura del numero si trova nella decade: infatti tutti i Greci e tutti i barbari contano fino al 10, e poi, giunti ad esso, ritornano all'unità. E la potenza del 10, diceva, è nel 4 e nella tetrade.E la causa è questa: se uno parte dall'unità e poi aggiunge numeri arrivando fino al 4, compie il numero 10. In altri termini, se si pone l'1 e poi si aggiungono il 2 e il 3, e a questi il 4, si compie il numero 10. Sicchè, il numero è per le unità nel 10, ma secondo potenza nel 4. E la nostra anima, dice, è composta dalla tetrade, essendo intelligenza, conoscenza, opinione, percezione, donde a noi vengono ogni arte e ogni conoscenza e la facoltà di ragionare. ( Aezio, I, 3, 8 )

Tetraktys ( Decade )
Pitagora si dedicò allo studio della geometria, e le diede forma di educazione liberale, ricercandone i principi primi e investigandone i teoremi concettualmente e teoreticamente: per primo egli trattò poi dell'irrazionale e trovò la struttura delle figure cosmiche. ( Proclo, In Euclidem, 65, 11 )
Dicono che Ippaso era un Pitagorico, che divulgò e descrisse la sfera formata dai 12 pentagoni, che morì per questa sua empietà in un naufragio, e che ebbe fama d'aver fatta lui la scoperta, mentre tutte le scoperte erano di " quell'uomo ", come senza nominarlo chiamano Pitagora. ( Giamblico, De comuni mathematica scientia, 25; De vita pythagorica, 88 )
Dicono che colui che per primo divulgò la natura della commensurabilità e dell'incommensurabilità a uomini che non meritavano d'essere messi a parte di queste conoscenze, venne in tal odio agli altri Pitagorici, che questi non solo lo cacciarono dalla comunità, ma anche gli costruirono un sepolcro come se fosse morto, lui che una volta era stato loro amico. Altri aggiungono che anche la divinità s'adirò con quelli che avevano divulgato la dottrina di Pitagora; che perì come empio in mare colui che rese noto come la figura dell' " icosagono " ( cioè del " dodecaedro ", che è una delle 5 figure solide ) si può inscrivere in una sfera. Altri ancora dicono che ebbe questa sorte colui che parlò ad altri dei numeri irrazionali e dell'incommensurabilità. ( Giamblico, De vita pythagorica, 246-247 )
