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Peccato  

In campo religioso, la trasgressione di una norma o di una pratica che si ritiene sancita da Dio; tale concezione è presente specialmente nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'Islam. 

Una distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è tuttavia rinvenibile in quasi tutte le religioni e si è forse inizialmente manifestata nell'orrore per la violazione di un tabù; nelle sole tradizioni ebraico-cristiana e islamica si è però sviluppata la caratteristica nozione di peccato secondo cui operare il male significa non corrispondere al disegno stabilito da Dio per l'uomo. 

Nello gnosticismo e nel manicheismo il peccato era considerato come una manifestazione della caduta dello spirito umano dal regno divino e della sua carcerazione nel malvagio mondo della materia, mentre nell'induismo, nel buddhismo e nel giainismo il concetto più vicino a quello di peccato è quello di "demerito", ossia l'accumulo, mediante le opere malvagie, di conseguenze funeste che devono essere espiate nel processo di reincarnazione e trasmigrazione delle anime.

 

CONCEZIONI EBRAICHE E CRISTIANE 

 

In nessun altro libro sacro il senso del peccato è articolato così pienamente come nella Bibbia. 

Nelle Sacre Scritture il peccato è l'elemento che, ponendo l'umanità in condizione di inimicizia con Dio, rende necessario il perdono divino, e il Nuovo Testamento ne approfondirà la comprensione presentandolo come chiusura nei confronti dell'annuncio di salvezza rappresentato dalle parole e dall'agire salvifico di Gesù (sembra questo il senso dell'espressione "bestemmia contro lo Spirito Santo" di cui si parla in Matteo 12:31-32). Nella Chiesa cattolica la dottrina del peccato venne sviluppata soprattutto a partire dalla controversia che oppose il monaco Pelagio a sant'Agostino.

I primi padri della Chiesa considerarono il peccato un'opposizione alla volontà divina; essi tuttavia non affermarono esplicitamente che la colpa di Adamo e la corruzione della sua natura sarebbero ricadute sull'umanità. Lo scrittore cristiano Tertulliano sostenne tuttavia che il peccato discende dalla colpa di Adamo, ma fu Agostino a formulare pienamente la dottrina del peccato originale, sostenendo contro Pelagio che il peccato di Adamo ha corrotto radicalmente la natura umana, che la sua colpa è trasmessa a tutti i suoi discendenti e che tutti gli uomini nascono in condizione di peccato, naturalmente inclini a compiere il male. Dal canto suo, Pelagio poneva invece l'accento sul libero arbitrio e sullo sforzo morale individuale, attribuendo un valore solo esemplare al peccato di Adamo e rendendo irrilevante la necessità della grazia.

 

Cattolicesimo e protestantesimo  

 

La dottrina cattolica distingue tra peccato mortale, che distrugge la relazione con Dio e che, se non è riscattato dalla confessione sacramentale e dal sincero pentimento, procura la dannazione eterna, e peccato veniale, che, benché riprovevole, non separa il peccatore da Dio. I protestanti rifiutano tale distinzione.

Durante la Riforma protestante, Martin Lutero e Giovanni Calvino tennero ferma l'enfasi agostiniana sul peccato originale e sulla grazia come mezzo di redenzione; Huldrych Zwingli considerava il peccato come una sorta di malattia ereditaria, mentre gli arminiani negarono l'ereditarietà del peccato. Friedrich Schleiermacher, teologo protestante tedesco del XIX secolo, sostenne che il peccato è dovuto all'incapacità di distinguere tra la propria assoluta dipendenza da Dio e la dipendenza relativa dal mondo temporale.

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