http://www.geocities.com/pietromele
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La fame? No. L'AIDS e i nuovi virus? No. Chi vincerà il campionato di calcio? Non credo... La terza guerra mondiale? No. La religione islamica? Forse... La crisi energetica? Si ! |
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Il petrolio sta finendo, così come il gas naturale e il carbone. L'inquinamento sta aumentando.
Ad oggi, esiste un'unica strada per evitare una tragedia di proporzioni immani, che potrebbe
portare alla morte i tre quarti della popolazione mondiale tra 15-20 anni: l'energia nucleare.
Premetto che non sono un "Verde", anche se si era già capito, ma tengo molto all'ambiente. E purtroppo non sono un catastrofista... E' vero che fame, delinquenza, corruzione, epidemie, guerre (sante e non) sono eventi drammatici, ma c'è di molto peggio dietro l'angolo. E' un problema di tali dimensioni che fa sembrare ridicole tutte le questioni, anche le più gravi, di cui il mondo si occupa attualmente. Il mondo oggi può tenere in vita 5 miliardi di persone perchè l'uomo ha imparato a sfruttare l'energia che c'è a disposizione. E' grazie a questa energia che il 5% della popolazione può coltivare ciò di cui tutti ci nutriamo. Il problema è che questa energia si sta esaurendo, e molto velocemente. Innanzi tutto è necessaria una premessa per capire come vanno, e come andranno, le cose: il concetto di "picco". Quando si estrae una materia prima, ad esempio il petrolio, da un giacimento, si suol dire che si è raggiunto il "picco" quando si è estratta la metà di ciò che il giacimento contiene. In realtà il raggiungimento del picco significa che il giacimento si è quasi esaurito. Il motivo è che estrarre la prima parte della risorsa è facile ed economico (molti pozzi petroliferi in Arabia, ad esempio, nella prima fase della loro vita fanno uscire il greggio come una fontana, senza bisogno di alcun intervento). Man mano che si va ad estrarre più in profondità, si devono utilizzare tecniche più complesse e costose, e l'ultima parte della materia prima sarà comunque non estraibile. Ebbene, gran parte dei giacimenti di petrolio nel mondo ha già raggiunto il picco (Mare del Nord, Golfo del Messico, Alaska, Canada occidentale, Norvegia). Per quanto riguarda gli altri, è questione di pochi anni (Russia nel 2015, OPEC nel 2025). Negli ultimi anni è più il petrolio estratto di quello scoperto in nuovi giacimenti, nonostante il fatto che vengano utilizzate tecniche sempre più avanzate per effettuere le ricerche. I pozzi scoperti sono sempre meno e sempre più piccoli. Dal punto di vista del consumo di energia, poi, il risveglio della Cina con il suo miliardo di abitanti non farà che accellerare il processo. Sarebbe bello poter dire che saremo costretti ad accendere meno luci e a spostarci con i mezzi pubblici. Il fatto è che la nostra società si è sviluppata grazie all'energia, e quindi ogni suo aspetto ne è strettamente dipendente. Una brusca crisi energetica avrebbe come conseguenza una gravissima crisi economica globale, seguita da sete, fame, guerra, epidemie e morte. Ci potrebbe essere un periodo di transizione durante il quale i tre quarti, o forse più, dell'umanità morirebbe, seguito da una sorta di medioevo. C'è una sola strada per evitare un simile destino: cambiare la fonte che ci da energia. Queste sono le possibilità: - Solare - Geotermico - Idroelettrico - Vento e maree - Biomasse - Energia animale - Carbone e gas naturale - Celle a combustibile - Fissione nucleare - Fusione nucleare Le prime della lista, solare, geotermico, idroelettrico, vento, maree e biomasse, sono fonti di energia che possono funzionare per settori di nicchia e hanno lo svantaggio di offrire una bassa densità di energia. Gli ambientalisti dovrebbero capire che questo non è un fatto politico o di opinione, ma è la realtà, contro la quale chiacchierare serve a poco. E' vero che il sole irraggia la superficie terrestre con un'energia enorme; il problema è che questa energia è troppo distribuita e quindi troppo "diluita" per essere impiegata in modo utile. Per quanto riguarda l'energia idroelettrica, questa è già quasi completamente sfruttata, e non offre margini di crescita significativi. Per quanto riguarda l'energia animale (cavalli, buoi, ...), oltre a essere esigua, è ach'essa inquinante: già oggi i gas intestinali (si, le scorregge) prodotti dalle mucche di tutto il mondo contribuiscono all'effetto serra in misura non trascurabile. Insomma, se queste fonti di energia possono andar bene per fare funzionare una casa di campagna, non sono neanche lontanamente sufficienti per sostenere una città o per far funzionare un mezzo di trasporto. Carbone e gas naturale. Il gas ha il vantaggio di essere un combustibile pulito, anche se produce comunque anidride carbonica (CO2) che è causa dell'effetto serra, e le riserve non sono così abbondanti. Il carbone invece è molto più inquinante del petrolio (è la risorsa più inquinante in assoluto), è molto meno flessibile nell'utilizzo e, nonostante il combustibile sia economico e abbondante, il costo di realizzazione e mantenimento delle centrali è tale da essere ripagato dopo circa trent'anni di utilizzo. Le celle a combustibile (fuel cells) offrono l'interessante possibilità di ottenere da un combustibile energia elettrica in modo diretto, senza passare dalla combustione. Quindi viene saltata la fase più critica dal punto di vista dell'efficienza e dell'inquinamento. Queste celle potrebbero alimentare centrali elettriche, abitazioni e automobili, in modo pulito e silenzioso. L'unico problema è che anch'esse dipendono da un combustibile che deve essere estratto da qualche giacimento o prodotto a partire da un'altra fonte di energia. Resta l'energia nucleare. La più odiata delle fonti, inizialmente soprattutto da Verdi e Pacifisti, e dopo Chernobyl un po' da tutti. Innanzi tutto bisogna sapere che la centrale di Chernobyl, come molte nell'ex Unione Sovietica, era radicalmente diversa dalle centrali occidentali: ad esempio era priva di quegli "scudi" di cemento armato che contengono il nocciolo e che, in caso di incidenti, impediscono alla radioattività di fuoriuscire nell'ambiente. Tanto per fare un esempio, anche a Three Mile Island (USA) ci fu un incidente simile, ma senza vittime, mentre a Chernobyl ci furono alcune migliaia di morti. Inoltre le centrali nucleari non disperdono inquinamento nell'atmosfera, e soprattutto non producono CO2. C'è il problema delle scorie radioattive, che vanno stoccate in luoghi sicuri (anche per prevenire furti per motivi terroristici), e che comunque vengono prodotte in quantità relativamente ridotte. Per contro una centrale a combustibili fossili disperde tutto nell'aria, e di conseguenza è molto più cancerogena di una centrale nucleare. Uno dei problemi che si hanno nel costruire una centrale nucleare, è quello di trovare il sito e convincere gli abitanti ad accettare la cosa. A questo proposito, vorrei far presente che non si deve chiedere "Volete una centrale nucleare davanti a casa vostra?". La risposta sarà sicuramente "NO!". Bisogna chiedere "Volete una centrale nucleare o una centrale a carbone?", e spiegare pro e contro di entrambe le soluzioni. A questo punto credo che la risposta sarebbe differente... Naturalmente anche l'uranio è disponibile in quantità limitate. Pare che se utilizzato in modo intensivo, potrebbe durare una cinquantina d'anni. Forse sufficienti per arrivare alla soluzione definitiva... La soluzione definitiva del problema energetico, per sempre e per tutti, sarà quella della fusione nucleare. Un procedimento analogo a quanto avviene nelle stelle, che trasforma l'idrogeno in elio e restituisce energia in modo pulito e sicuro. L'idrogeno lo si trova nell'acqua (H2O), e ciò che si ottiene come "gas di scarico" è elio, un gas inerte e leggero che se ne andrebbe da solo nello spazio. Una centrale di questo tipo è intrinsecamente sicura: in caso di guasti o di attentati, il peggio che può accadere è che si spenga. Ciò che l'umanità deve riuscire a fare è di arrivare alla fusione nucleare cercando di non passare per un nuovo medioevo. Quindi è necessario, anche per l'Italia, razionalizzare i consumi, spingere sulla fissione nucleare come tecnologia "ponte", e incrementare gli sforzi nella ricerca nel settore della fusione nucleare. Facendo due conti si scopre una cosa interessante: il costo previsto di ricerca e sviluppo per realizzare la fusione nucleare sarà di circa 4 miliardi di euro nei prossimi venti anni, e sarà sostenuto da Unione Europea, USA, Cina, Giappone, Russia, Svizzera e Korea. Sembra una cifra enorme, vero? Eppure sono quattro soldi se confrontata con il debito pubblico italiano, che è circa 370 volte più grande!!! Grazie "Prima Repubblica"... chissà quante cose avrebbe potuto fare l'Italia senza di te! Dal punto di vista politico, per favorire l'utilizzo di certe forme di energia, pulite ma costose, invece che di altre, economiche ma inquinanti, è necessario utilizzare il meccanismo dei crediti. Facendo un'analisi dei costi completa, è evidente che ci sono combustibili che hanno un basso prezzo d'acquisto, ma hanno anche molti costi nascosti legati all'inquinamento prodotto, e di conseguenza alla spesa sanitaria. Bisogna rendere esplicito questo legame tra il combustibile (la causa) e tutti i costi associati (l'effetto), tassandolo di conseguenza. Questa tassa, poi, deve diventare un credito per chi produce energia con metodi più rispettosi dell'ambiente, così da incoraggiarne l'impiego. In Italia dobbiamo smetterla di fare chiacchiere. Dobbiamo mettere da parte le emozioni, che sono spesso politicamente orientate e possono condurre sulla strada sbagliata, e tirare fuori i numeri, che non sono ne di destra ne di sinistra. Il problema non è se nel prossimo futuro le risorse che sfruttiamo oggi si esauriranno, questo è scontato. Il problema è se riusciremo a sopravvivere trovando un'alternativa. Pietro Mele http://www.geocities.com/pietromele
Riferimenti: Paul Roberts, "The End of Oil", Bloomsbury Publishing plc. (2004) Edizione italiana: Paul Roberts, "Dopo il Petrolio", Einaudi (2005) Fusione Nucleare: http://it.wikipedia.org/wiki/Fusione_nucleare
http://www.fusione.enea.it/
http://www.iter.org/
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