Shlomit C. Schuster
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Copyright (c) April 1997, Shlomit C. Schuster. All rights reserved.
Quando Socrate dichiarava che la vita non ponderata non è degna di essere vissuta, sembra non si riferisse solo alla propria vita o a quella dei suoi cari, e neanche a quella di élite culturali o di colleghi filosofi, ma alle vite di quella folla di gente chiamata umanità, senza distinzioni di tempo e di luogo.
Sebbene per gran parte della popolazione mondiale sia oggi consueto far esaminare se stessi e la propria vita agli psicologi, l'idea che chiunque possa riflettere su se stesso con l'aiuto di un filosofo che funge da counselor è ancora tanto rivoluzionaria quanto poteva esserlo ai tempi di Socrate.
Per molti versi, l'esempio di Socrate è stato una guida per i filosofi di tutte le epoche. Trattando di esistenza concreta, in un senso o nell'altro, i filosofi sono sempre stati da lui ispirati. Tuttavia, curiosamente lo scambio da persona a persona è alquanto scomparso, mentre il discorso accademico e lo scritto del ricercatore sono divenuti i mezzi più accreditati di riflessione sulla vita.
Negli ultimi cinquant'anni gli psicologi hanno sostenuto sia che la filosofia fosse pericolosa ai fini della loro professione e sia, all'opposto, che la si sarebbe potuta usare nei loro vari trattamenti. Durante gli anni Settanta molti psichiatri, psicologi e altri operatori della salute mentale si sono avvicinati alla filosofia, soprattutto all'esistenzialismo e alla fenomenologia, come parte integrante della loro prospettiva terapeutica. Alcuni filosofi, da parte loro, forse incoraggiati da un tale rinnovato interesse per la conoscenza e la preparazione filosofiche, hanno finalmente preso posizione, cominciando ad aiutare la gente a pensare in faccende della vita quotidiana.
Il filosofo tedesco Gerd B. Achenbach, nel 1981, fu il primo ad aprire ciò che egli stesso definì uno studio professionale filosofico [1]. In un locale confortevole, circondato di boschi e immerso nel verde, a Bergisch-Gladbach, presso Köln, Achenbach cominciò a ricevere quanti fossero interessati a un certo tipo di orientamento. Alcuni dei suoi clienti - cosiddetti "ospiti" nella terminologia di Achenbach - avevano già provato ogni cosa di ciò che la società odierna può offrire come conforto in materia di ansia, sofferenza e questioni esistenziali. Dopo esperienze con psicoanalisti, guru, astrologi e cultori di New Age, essi chiedevano aiuto presso lo studio di uno scettico che dava loro ascolto e comprensione. Il proposito di Achenbach era ed è quello di proporre al pubblico un'alternativa alla psicoterapia, ma non una terapia alternativa. La diagnosi e il trattamento clinico, secondo le linee del paradigma medico della cura in genere, sono assenti nell'approccio di Achenbach; ciononostante, il counseling filosofico può comunque dare risultati terapeutici.
Achenbach ha resistito alla tentazione di tradurre la sua idea di pratica in un metodo, e preferisce mantenere lo stile della conversazione indeterminato e non-finalizzato. Nondimeno è possibile elencare dei punti di riferimento, come fossero "indicazioni stradali" che mostrano la strada ad altri filosofi, animati dalla volontà di fornire, come lui, consigli ben fatti e responsabili a persone alla ricerca di significati e di soluzioni concernenti situazioni problematiche. Di queste indicazioni, le quattro più importanti sono le seguenti:
la comunicazione sincera tra il practitioner filosofico e l'ospite, basata sul metodo «oltre-il-metodo»;
l'importanza del dialogo, di quello che si ravviva costantemente e fluisce dall'essere;
«Auslegen» - la ricerca di spiegazioni, in cui il practitioner diviene tutt'uno con il problema, senza imporne la propria comprensione, ma fornendo all'ospite un nuovo impulso per venire in chiaro con se stesso.
La componente innovativa del dialogo, l'elemento della meraviglia nella pratica filosofica, che non predilige punti di vista prefissati, atteggiamenti standard o soluzioni permanenti.
In seguito al successo immediato del suo studio, Achenbach fondò una società di pratica filosofica nel 1982. Attraverso la stampa, la radio e la televisione, il counseling di Achenbach è divenuto così famoso in Germania e all'estero che svariati altri filosofi, ispirati dal suo esempio, cominciarono ad avviare attività in Canada, Olanda, Norvegia, Austria, Svizzera e Israele. La pratica filosofica rappresenta oggi un movimento internazionale in rapida espansione, con practitioner anche in Inghilterra, Francia, USA, Sud-Africa, Cina, Taiwan e Australia. Le associazioni di pratica filosofica fioriscono non solo in Germania, ma anche in Olanda, Inghilterra, Canada, USA e Israele. La 3ª Conferenza internazionale di Philosophical Practice si tenne lo scorso agosto a New York, e la 4ª è prevista per l'agosto 1998 in Germania.
Con il crescere
dell'interesse nella pratica filosofica sono emerse prospettive alternative. In
maniera molto significativa, negli ultimi anni si è assistito all'emergere di
una forma di prassi filosofica che si oppone ai principi critici e umanistici
della pratica originale di Achenbach. Sembra che alcuni psicologi e altri operatori della
salute mentale, forniti di una laurea supplementare in filosofia, stanno
cercando di recuperare "territori perduti" denominando la loro terapia
"lavoro filosofico", o "counseling filosofico". I
consultanti quindi farebbero meglio a chiedere ai loro practitioner filosofici
se sono membri di associazioni di pratica filosofica e soprattutto cosa
intendono con il termine "counseling filosofico". Dopo tutto, perché
i consultanti dovrebbero trovarsi senza saperlo coinvolti in un altro tipo di
terapia?
Sebbene
vi siano differenze e discussioni sul counseling filosofico tra le diverse
associazioni, la concezione generalmente accettata è, se non la stessa, almeno
in larga parte ispirata da quella di Achenbach.
Poiché il counseling filosofico non è una branca della psicoterapia, ma un dialogo indipendente tra un filosofo e chiunque sia interessato alla filosofia come stile di vita, esso è - nella misura in cui l'interlocutore sia in grado di conversare razionalmente - una pratica alla portata di tutti. L'interesse mostrato nei suoi confronti non dipende dallo stato di salute mentale di una persona.
I counselor filosofici e la loro utenza hanno buone ragioni per non curarsi affatto di teorie psicoterapeutiche concernenti i pericoli dei discorsi personali e di auto-conoscenza fatti da individui senza la supervisione di un "esperto" nel settore, cioè un professionista della salute mentale. Molte di queste teorie si appellano alle prove della "ricerca", ma spesso la ricerca è contraddittoria. Bisogna sempre dubitare delle conclusioni che si traggono. Prendiamo ad esempio il dibattito concernente la teoria del transfer. I comportamentisti tradizionalmente rifiutano la teoria sulla base delle loro scoperte scientifiche, e allo stesso modo nelle terapie di ispirazione psicodinamica la credenza nel transfer è giustificata proprio da osservazioni di tipo scientifico.
L'istituzione benefica inglese "The Samaritans", che si occupa di stringere amicizia con la gente, sembra aver dimostrato che le relazioni ordinarie e amichevoli tra chi cerca aiuto e chi lo porge esistono davvero e non sono affatto pericolose, o distruttive. Così nel mio lavoro di counselor filosofico ho adattato e utilizzato l'esperienza dell'organizzazione "The Samaritans" nella prevenzione del suicidio.
Subito dopo l'inizio della mia pratica in Israele, nel 1989, il settimanale di Gerusalemme Kol Ha-ir mi ha offerto l'opportunità di curare una piccola rubrica di annunci e messaggi gratuiti ogni week-end: "The Philosophy Line: Philosophical Counsel in Existential Problems and Ethical Dilemmas"[2]. La linea filosofica è un pronto-soccorso telefonico per gente di tutte le età. In realtà, questioni e problemi di tutti i tipi possono trovare libero sfogo attraverso questo canale, ma i problemi esistenziali e i dilemmi morali sono gli argomenti fondamentali per cui la linea filosofica offre gratuitamente i propri servizi. L'idea della "linea filosofica" è maturata nel corso del mio lavoro di counselor filosofico, e non è la prima solo in Israele, ma nel mondo.
La promozione
dell'amicizia rappresenta un aspetto importante della linea filosofica, ma anche
della mia pratica filosofica in genere. Nella tradizione filosofica l'amicizia
è stata solitamente considerata come un concetto etico che influenza lo stile
di vita e il benessere dell'individuo. Aristotele, addirittura, vide
nell'amicizia il fondamento stesso di una società ben fatta.
L'amicizia come pratica è una nozione non così spesso riscontrabile nei testi
odierni di filosofia o psicologia. Ma il fondatore della linea telefonica di
prevenzione del suicidio, Chad Varah, ha scoperto che è proprio l'amicizia che
offre, piuttosto che i consigli che egli dà, ad essere utile nella prevenzione
dei suicidi. Questa osservazione ha fatto sì che l'attività di "stringere
amicizia" [befriending] divenisse l'obiettivo principale
dell'organizzazione "The Samaritans" nei rapporti con la gente
disperata.
A tutti coloro che chiamano al telefono filosofico io offro amicizia (philo) e al contempo saggezza (sophia). Alle volte la gente si accontenta di una soltanto di queste opportunità, e anche questo può andar bene. Per esempio, una giovane madre, che voleva uccidere il suo bambino e se stessa, cominciò dicendomi: "Non mi interessa affatto filosofare". Non credeva nella filosofia, né in qualunque altra cosa. Tuttavia, resasi conto del mio atteggiamento amichevole e dell'ascolto empatico, tornò sui suoi passi, riconsiderando la sua decisione da un punto di vista etico. Qualche ora dopo la nostra conversazione telefonica, la ragazza ha richiamato dicendo di non voler più uccidere suo figlio e che ci avrebbe pensato su prima di ammazzare se stessa. Dissi subito di approvare la sua decisione e la invitai a contattarmi ancora. Non volle mai farsi identificare e non accettò alcun invito a farmi visita.
Come nelle sessioni di counseling filosofico, anche nelle sessioni telefoniche non adopero tecniche per modificare i pensieri del cliente o le sue intenzioni. Il dialogo "oltre-il-metodo" di Achenbach ha qualche aspetto in comune con la relazione Io-Tu di Buber. Per Buber, una relazione Io-Tu ha luogo in tutti gli incontri autentici. Nel counseling filosofico, come nelle terapie ispirate da Buber (e.g., l'approccio centrato-sulla-persona di Rogers), l'autenticità dell'incontro è molto importante. Buber considerò che c'è da parte dei pazienti la richiesta ai terapeuti di abbandonare il loro mondo di sicurezze, basato sulla formazione professionale e il sapere specialistico. Il paziente ha bisogno di incontrare il terapeuta nella "semplice situazione di qualcuno che chiama e qualche altro che è chiamato". In un tale contesto il sé viene mostrato al sé. L'incontro di un-sé-con-un-sé, con il dominio oscuro delle passioni, delle ansie e di altre cose analoghe del terapeuta – che sfuggono al controllo e mostrano la sua lotta contro queste forze – fortificano il paziente.
Nel suo saggio Healing through Meeting Buber giunge alla seguente conclusione: «Nel momento in cui si viene ad instaurare un rapporto gerarchico tra due persone, l'asimmetria può e deve essere spezzata, e la relazione terapeutica così trasformata può e deve aprirsi verso la persona che ha qualche carenza nel mettersi in relazione con l'alterità». Nel dialogo buberiano non vi sono conoscenze particolari, né un metodo per raggiungere l'autenticità in un incontro: essa accade, si dà. Il dialogo e l'incontro autentici non sono legati a tempi o a luoghi specifici e di routine. In tal senso anche una conversazione telefonica può essere appropriata.
Io invito la gente che è molto disperata a incontrarsi con me come un'amica, e non come una professionista che si fa pagare per una visita. Dopo questa prima visita, consiglio di continuare la relazione appena stabilita e suggerisco alla persona di considerare la possibilità di iniziare un counseling filosofico o altri tipi di counseling. Questo approccio ha successo soprattutto con la gente che rifiuta l'establishment psicologico, o è critica nei suoi confronti. Di recente, ho cominciato a offrire consigli filosofici anche via e-mial.
Sin dal 1981, l'approccio di Achenbach si è rivelato una modalità filosofica benefica e sicura di aiuto per "chiunque" nella riflessione sulle situazioni difficili della vita quotidiana. E, sebbene alcuni practitioner filosofici trovino opportuno praticare e sviluppare il counseling filosofico in maniera diversa, personalmente trovo che le idee fondamentali di Achenbach contengono tutto quanto sia necessario per praticare la filosofia in maniera responsabile e professionale.
[1] Si ricorda che il termine "praxis" in tedesco indica sia [a] prassi, pratica, esperienza, procedura (Praxis/-), e sia [b] attività professionale, studio, ambulatorio (Praxis/Praxen). Dunque, la traduzione di philosophische praxis va intesa e scelta, a seconda dei casi, sulla base del duplice valore semantico di: [a] "pratica filosofica" e [b] "studio professionale filosofico" [n.d.t.].
[2] Trad. it. "Linea filosofica: consigli filosofici su problemi esistenziali e dilemmi morali" [n.d.t.].

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