Bedside e pratica medica filosoficamente orientata
Recensione di Shlomit C. Schuster del libro:
Alfred I. Tauber,
Confessions of a Medicine Man: An Essay in Popular Philosophy,
MIT Press, Cambridge (Mass.) 1999;
pp. 159.
Journal of Radical Psychology, Spring 2001 Vol. 2, Issue1.
http://www.radpsy.yorku.ca/vol2-1/bedside.htm
Nell'ipotesi in cui l'etica medica possa avere un'immagine, l'etica proposta in Confessions of a Medicine Man ne ha una. L'immagine sulla copertina del libro, una copia del quadro "The Doctor" di Sir Luke Fildes, conduce al tema principale e accompagna il lettore attraverso il libro: un medico dall'aspetto preoccupato e triste seduto premurosamente accanto al letto di un paziente.
Nelle confessioni, il Professor Alfred Tauber descrive la sua vita e la sua carriera di medico: la sua evoluzione da giovane principe della medicina, sostenuto da una conoscenza tecnologica e scientifica, a saggio e comprensivo testimone delle sofferenze umane. Tauber considera il libro come un saggio autobiografico e filosofico in cui, in qualità di figlio di medico, confronta il mondo della medicina in cui è cresciuto con quello in cui vivono i suoi figli.
La vita esemplare del dott. Tauber senior appare come un'importante luce guida nella pratica medica di cui suo figlio si fa sostenitore. Il padre dovette affrontare gravi dilemmi morali durante l'epoca di Hitler in Europa, sentendosi moralmente obbligato a prestare le migliori cure mediche non solo alle persone a lui care, i suoi amici ebrei, la famiglia e i membri della comunità, ma anche ai nazisti che li avrebbero perseguitati e uccisi.
Nel libro Tauber Jr. descrive l'inizio della sua carriera nel campo della burocrazia medica americana, dove anche lui ha dovuto affrontare difficili problemi morali e ha dovuto confrontarsi con politiche che contraddicevano gli ideali umanitari e caritatevoli inculcatigli durante l'infanzia. Per risolvere i conflitti tra personale medico, pazienti e terzi coinvolti – coloro che considerano la medicina soprattutto un grande affare – il re-indirizzamento radicale di Tauber offre un ritorno ai vecchi principi: «Sono un medico, non un manager della salute, né un politico. I miei interessi riguardano la cura del paziente. La medicina è una professione basata su una speciale relazione sociale». In breve, egli promuove una filosofia relazionale che sostituisca l'ideologia scientifica e tecnica che al giorno d'oggi ha invaso la professione medica.
Confessions of a Medicine Man non è il solito saggio autobiografico. Circa 20 episodi autobiografici, lunghi ognuno una pagina e non necessariamente in ordine cronologico, illustrano efficacemente gli argomenti dell'autore descrivendo le particolari situazioni problematiche che ha affrontato nella sua professione. Le riflessioni critiche e filosofiche dell'autore derivano in gran quantità dalla sua crescita personale e professionale.
Nella ricerca di una nuova etica, Tauber analizza innanzitutto la crescente consapevolezza sociale che la scienza non può essere l'unica base per le cure mediche. La percezione dell'Io, in particolare la percezione di se stessi come persona sana o malata, è considerata un contributo al benessere fisico. Una parte essenziale del libro è dedicata poi alla comprensione del concetto dell'Io dell'uomo moderno in una prospettiva storico filosofica.
Ci si può chiedere, infatti, come mai molta gente s'identifichi con i concetti filosofici dell'Io. Il testo offre tuttavia esempi di persone che vivono secondo l'etica dell'individualismo post-moderno: c'è l'uomo che apparentemente non ha nessun altro, tranne il medico di sua moglie, cui confessare i suoi sensi di colpa; e c'è la ex-paziente che invita il medico per un'intima e "interessante" visita a domicilio.
Nella relazione tra i concetti filosofici dell'Io e la pratica medica è essenziale mostrare le conseguenze di "to understand who we are" nella relazione medico-paziente. Tauber sostiene fermamente l'intersoggettività e critica l'etica medica attuale che conferisce autonomia assoluta al paziente. Il concetto di autonomia dell'Io risale a Cartesio, Locke, Newton e Kant, ma l'idea è divenuta superflua durante il Romanticismo, quando «l'Io, non più fissato, affermato o strutturato, è diventato un processo organico dell'esperienza… La relazione ha sostituito l'entità».
Secondo Tauber l'autonomia del paziente è una farsa, se non altro per il fatto che i malati diventano dipendenti dalle cure mediche. Un esempio di ciò è Tauber stesso: seriamente sofferente per un calcolo renale, dopo molte visite al pronto soccorso e molti ricoveri in ospedale, doveva decidere da solo se "espellere" il calcolo con o senza intervento. Nonostante fosse medico, non fu capace di decidere. Solo dopo la sesta visita al pronto soccorso i suoi colleghi presero una decisione al suo posto.
Tauber afferma che la relazione medico-paziente sarebbe più realistica e davvero eticamente improntata se si ammettesse la perdita di autonomia del paziente e si scegliessero invece rispetto assoluto e cure premurose nei suoi confronti. In passato, Savonarola descrisse il compito appena descritto come segue: «Nessuno sarebbe migliore del medico che offrisse amore e altruismo al malato, che fosse buono e gentile, preparato ed esperto. L'amore gli insegnerebbe tutto […]».
Nella nostra epoca, Tauber attribuisce un certo valore pratico alle idee di Levinas sul riconoscimento dell'infinito sul volto dell'altro. Tuttavia Tauber fa notare che l'ineguaglianza nel rapporto medico-paziente (causata dall'accertata perdita di autonomia) non concorda molto con il pensiero di Levinas.
Anche l'idea di Nietzsche dell'"eterno ritorno" è rilevante nella nuova etica, poiché insegna al medico la vera responsabilità nelle cure mediche. Secondo me, la maggiore conquista di Tauber consiste nell'aver dimostrato che i medici hanno bisogno di diventare loro stessi dei filosofi praticanti invece di fidarsi dei consigli professionali di medici moralisti.
Devo confessare di sentirmi alquanto a disagio pensando alla "realtà" della perdita di autonomia da parte del paziente e al fatto che essa sia formalmente riconosciuta dall'etica medica. D'altronde, l'immagine del medico che presta le sue cure sollecitamente, con cui Tauber risponde alla tecnocratica industria medica, mi sembra di così gran valore, che non posso fare altro se non considerarla davvero degna di attenzione. Il libro è ben argomentato e documentato in modo eccellente; è un tentativo, filosoficamente e clinicamente responsabile, di avviare un cambiamento più che necessario nella pratica medica odierna.

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