Animare un dibattito filosofico al caffè

di Michel Tozzi

Maître de Conférences en Sciences de l’Education,
Université "Paul Valéry", Montpellier III.
Coanimateur du café philosophique de Narbonne.

   

Il café-philo di Narbonne, fondato il 30 settembre 1996, raccoglie in media nella sua seduta mensile (dieci sedute all'anno), una cinquantina di persone (fino a novanta sul tema: "Le donne sono degli uomini come gli altri?"). Molto di più quindi di una classe numerosa d'istituto universitario.
La scelta costitutiva, essendo stata quella di animare uno scambio collettivo più che una conferenza-dibattito, poneva la seguente questione: "Come discutere durante un'ora e quarantacinque minuti circa con più di cinquanta persone, in modo democratico e filosofico?". In genere venti persone circa (alcune abituali e alcune nuove) prendono la parola in un incontro da una a tre volte. Sono i 2/5 dell'assemblea perciò, ed è un numero piuttosto significativo se riportato alla legge dei grandi gruppi (il numero degli interventi spontanei di solito diminuisce con l'aumento della dimensione del gruppo).


L'ORGANIZZAZIONE
- La coanimazione è la scelta democratica per cui la responsabilità nei confronti del gruppo è da condividere con funzioni distinte.
- L'introduttore della problematica (diverso ogni volta), pone in cinque minuti, all'inizio dell'incontro, i termini del dibattito, e reinterviene o no soltanto più tardi, evitando così ogni focalizzazione sulla sua persona.
- Chi ripartisce la parola (Marie-jo, Martine V. o Nicole) gestisce formalmente la comunicazione e controlla i processi socio-affettivi, interpersonali e di gruppo.
- Il riformulatore (Michel) a breve termine (dopo uno o tre interventi), indirizza il senso e la progressione del dibattito collettivo, collegando gli interventi all'argomento (per evitare le derive del discorso), e gli interventi stessi tra di loro (evidenziando le questioni, le definizioni, le tesi che emergono, le argomentazioni contraddittorie, i vari livelli o registri della discussione...). Le considerazioni del riformulatore non sono mai valutative, ma funzionali al chiarimento, ponendo magari alla fine del suo intervento delle nuove questioni.
- Il sintetizzatore a medio termine (Martine L. B) ripropone al gruppo, dopo una pausa di circa dieci minuti che segue un'ora di dibattito, come immediatamente alla fine delle due ore, una sintesi che valorizzi gli scambi avvenuti, permettendo di far tesoro 'per un dopo', ciò di cui si è discusso.
- Il sintetizzatore a freddo (Alain) è colui che riformula più in profondità una sintesi in funzione della prossima seduta.
- Gli argomenti sono proposti dai partecipanti, ma scelti dagli animatori, e ogni volta annunciati per il mese seguente, offrendo così la possibilità di rifletterci. Alcuni argomenti discussi sono stati: "Fino a dove può giungere la tolleranza?", "Chi è l'altro per me?", "Si possono trarre lezioni dalla propria esperienza personale?"; "L'individualismo: evoluzione personale o piaga sociale?".
- La parola è regolata da norme democratiche: tramite l'alzata di mano. Si prende solo quando si viene autorizzati, ma non troppo a lungo comunque (altrimenti c'è un piccolo richiamo). Priorità assoluta viene data a coloro che non sono ancora intervenuti (diritto che perciò si perde dopo averne usufruito). Inoltre: tacere e ascoltare quando non si ha la parola. Non subentrare quando qualcuno sta parlando o comunque manifestare palesemente approvazione o disapprovazione nei confronti di un discorso altrui.
- Quest'ordine organizzativo piuttosto rigido può comunque subire eccezioni, ciò a favore di una o due spontanee e brevi repliche. Ci si richiama alla nominazione delle norme (le quali non negano per forza e inevitabilmente l'esprimersi), per avvicinarsi alla neutralizzazione della "ragione sociale" di ciascuno, ed uguagliare invece tramite il peso stesso delle parole.
- Il pensiero è il regolatore delle impostazioni filosofiche: provare ad argomentare in riguardo a ciò che si propone oppure obiettare, per constatare ove ci sia il vero; provare a definire i concetti, per precisare quello di cui si parla; porre correttamente le questioni, per meglio comprendere i problemi. In breve pensare ciò che si dice, senza accontentarsi di dire ciò che si pensa
...


UN LUOGO CITTADINO
Tramite l'instaurarsi di uno spazio comunicazionale garantito da norme di funzionamento democratico, diversi punti di vista possono confrontarsi in modo pluralistico e rispettoso. Il caffè filosofico contribuisce così a (ri)tessere i legami sociali, a generare un luogo nella città atto a favorire le condizioni di una interazione pacifica, favorito anche dalla mediazione di una parola controllata, la quale permette uno scambio tra le persone sulla base di ciò che è giusto.
Per mezzo del proposito filosofico, s'istituisce un gruppo come "comunità di ricerca" (Lipman): delle persone progettano di approfondire collettivamente un problema difficilmente risolvibile, ciascuno dando alla sua parola un valore ipotetico può interrogare e verificare la consistenza di questo suo dire.
Ciò che è "più filosofico", rispetto all'ideale democratico, è che la verità del pensiero, contrariamente alla legittimità di una decisione, non proviene dal numero o dal voto, ma dalla qualità della "migliore argomentazione" (Habermas), così ché l'arrendevolezza verso la ragione appaia come una libertà, e non come la sottomissione verso un qualcuno che ci avrebbe (con)vinto.
La pratica filosofica della problematizzazione, della concettualizzazione e dell'argomentare universalizzante, raffina pertanto la qualità del dibattito democratico, mantenendosi sempre vigile nel tenersi conforme alla duplice esigenza del rigore intellettuale come dell'"etica comunicazionale" (rispettare e ascoltare l'altro, cercare di comprendere la sua parte di verità, avere bisogno delle sue proposte e obiezioni per cogliere il suo pensiero).
Utile rimedio contro le due tentazioni demagogiche di qualsiasi democrazia: il semplice scambio delle opinioni senza ricerca di una base razionale ripartibile in categorie comunicative basate sul consenso (dossologia), e l'importanza invece di oltrepassare le convenzioni, impiegando la parola, e senza troppo preoccuparsi di dover dire necessariamente qualcosa di vero.
Quest'utopia democratica e filosofica può possedere molti nemici nella sua realizzazione: espressione di pregiudizi senza riflessione critica, conflitti socio-emozionali, deriva narcisistica (trovare un luogo solo per raccontarsi), terrorismo intellettuale (generare esclusione tramite un linguaggio specialistico o culturalmente ritenuto, a torto, 'alto').
Tutto dipende dalle competenze dell'animazione per gestire un dibattito filosofico in un grande gruppo; premesse indispensabili: il rispetto per i partecipanti e il richiamo nei confronti delle norme, da ritenersi come ciò che permette di realizzare un dibattito di questo genere.

RICADUTE IN CLASSE? 
Si tratta in realtà di inventare una nuova pratica sociale di riferimento per il dibattito filosofico collettivo. Storicamente si conosce soltanto la maieutica socratica, colloquio tra due o tre persone e, tra gli incontri filosofici, la _disputatio_ medioevale, dove avvengono uno dopo l'altro lunghi monologhi confutatori, poi le tavole rotonde dei congressi filosofici, che coinvolgono solo pochi partecipanti leggermente interattivi, i dialoghi scritti... In questo caso invece le interazioni verbo-concettuali si avvicinano ad un grande numero di persone.
Tale tentativo potrebbe a lungo termine modificare anche la pratica della discussione filosofica nella classe conclusiva di un liceo, come già testimoniano alcuni professori di filosofia animatori di café-philo. In ciò si trova quindi anche materiale per nutrire la didattica filosofica orale di alcuni percorsi scolastici.

 

 

 


Traduzione italiana a cura di Attilio Fortini

 

 

 

 

 

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