| Quando sarai grande di M.Sarag� (da il Principe n.�11) |
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| Non ho ancora dimenticato -e non credo lo potr� dimenticare- quel periodo della mia vita in cui l'immaturit� fisica evidente e quella morale -non cos� lampante, ma soltanto presunta o presupposta dagli "adulti" che mi circondavano- pesava oltremodo nella mia vita da ragazzino. Allora non stavo nella pelle, nell'attesa di "crescere", di diventare "grande", per poter fare e dire ci� che gi� pensavo, e -facendolo- essere preso sul serio, essere creduto. Certamente anche voi sarete passati per questa strada. Gi� passati. Ora, cari colleghi e coetanei, abbiamo raggiunto l'agognata meta, siamo riusciti a tagliare quel traguardo della staffetta della vita, e teniamo saldamente in mano il testimone; ma mentre da vincitori lo guardiamo stretto nei nostri pugni, sentiamo in bocca un sapore amaro, si � perso qualcosa. Nonostante continuiamo a chiamarci tra di noi con l'appellativo di "ragazzi" -per quel comune sentimento di solidariet�- ci accorgiamo non troppo felici di essere ormai uomini e donne. Se dovessimo dimenticarlo, a rammentarcelo sarebbero l� pronti e immutabili gli sguardi dei nostri vecchi, che assumono gi� nella nostra mente un'aria immortale; ce ne ricordiamo scrutando nei loro occhi, che hanno l'espressione pi� o meno soddisfatta di chi ha portato a termine il compito pi� gravoso, pi� difficile, pi� importante e voglio sperare pi� gradito della propria vita. Ora ci sentiamo sulle spalle il peso delle fatiche delle quali siamo stati inconsapevolmente causa, e ci sentiamo in dovere di riscattarci da questa "colpa"; e il pi� delle volte ci ritroviamo a rincorrere un sogno che non ci appartiene, per diventare qualcosa o qualcuno che non vorremmo necessariamente essere. Commettiamo cos� un crimine verso noi stessi, poich� rischiamo di privarci di quella unica cosa sulla quale nessuno -nemmeno i sacri genitori- pu� accampare diritti o ipoteche, ossia la nostra realizzazione, la nostra felicit� futura, se mai sar�. Molte volte ci portiamo dietro questa angoscia che ci logora e ci fa apparire vecchi pur essendo giovani, togliendoci la gioia di vivere. Se non dovessimo accorgercene in tempo per rimediare, e dovessimo dar corso a questo grigio destino, potremmo ritrovarci, un giorno lontano nel futuro, con la mano dei nostri figli fra le dita mentre la portiamo sulla foto dei loro cari nonni (ormai passati a miglior vita) per poi fargliela baciare, e sentire un rancore intimamente nascosto in noi, ingiusto ed ingiustificato verso quelli, innocenti, che non avrebbero voluto. Alla luce di tutto questo abbiamo, stavolta s�, il dovere -nei confronti di noi stessi prima che di fronte ai nostri genitori- di fare ci� che abbiamo in animo, quale che sia. Anche se non sembrerebbe, la responsabilit� che abbiamo nei nostri confronti si trasferisce anche nei confronti di molti altri. Abbiamo il dovere di essere sereni, di cercare la nostra felicit�, poich� da questa poi dipenderanno la vita, la felicit� e la serenit� di chi vedr� in noi un padre o un marito che dovr� essere all'altezza del proprio ruolo, garantendo a sua volta un appoggio sicuro e costante, un punto di riferimento. Michele Sarag� � il Principe, Pisa 1994-2001 (il Principe, registr. Commissione attivit� studentesche Universit� di Pisa) |
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