| Te con le rose ancora
Della felice giovent� nel volto
Vidi e conobbi, ahi tolto
S� presto a noi da la fatal tua ora
O di suoni divini
Pur dianzi egregio trovator Sacchini!
Maschia belt� fioria
Nell'alte membra; dai vivaci lumi
Splendido di costumi
E di soavi affetti indizio uscia;
Il labbro era potente
Dell'animo lusinga e de la mente.
All'armonico ingegno
Quante volte fe' plauso; e vinta poi
Dagli altri pregi tuoi
Male al tenero cor pose ritegno
Damigella immatura,
O matrona di s� troppo secura!
Ma perfido o fastoso
Te giammai non chiam� tardi pentita:
N� d'improvviso uscita
Madre sgrid� n� furibondo sposo
Te ingenuo, e del procace
Rito de' tuoi non facile seguace.
Am� de' bei concenti
Empier la tromba sua poscia la Fama;
Tal che d'emula brama
Arser per te le pi� lodate genti
Che Italia chiuda, o l'Alpe
Da noi rimova, o pur l'erculea Calpe.
E spesso a breve oblio
La da lui declinante in novo impero
Il Britanno severo
America lasci�: tanto il rap�o,
Non avveduto ai tristi
Casi, l'arguzia onde i tuoi modi ordisti.
O, se la tua dal mare
Arte poi venne a popol pi� faceto,
Nel teatro inquieto
Tacquer le ardenti musicali gare;
E in te sol uno immoti
Stetter dei cori e de l'orecchio i voti:
Poi che da' tuoi pensieri
Mirabile di suoni ordin si schiuse,
Che per l'aria diffuse
Non peranco al mortal noti piaceri,
O se tu amasti vanto
Dare ai mobili plettri, o pure al canto.
Fra la scenica luce
Ben pi� superbi strascinaron gli ostri
I preziosi mostri,
Che l'Italo crudele ancor produce;
E le avare sirene
Gravi a l'alme speraro impor catene;
Quando su le sonore
Labbra di lor tuo nobil estro scese;
E novi accenti apprese
Delle regali vergini al dolore,
O ne' tragici affanni
Turb� di modulate ire i tiranni.
Ma tu, del non virile
Gregge sprezzando i folli orgogli e l'oro,
Innalzasti il decoro
Della bell'arte tua, spirto gentile,
Di liberi diletti
Sol avido bear gli umani petti.
N�, se talor converse
La non cieca Fortuna a te il suo viso,
E con lieto sorriso
Fulgido di tesoro il lembo aperse,
Indivisi agli amici
I doni a te di lei parver felici.
Ahi sperava a le belle
Sue spiagge Italia rivederti alfine,
Coronandoti il crine
Le gi� cresciute a lei fresche donzelle,
Use di te le lodi
Ascoltar da le madri e i dolci modi!
Ed ecco l'atra mano
Alz� colei cui nessun pregio move;
E te, cercante nuove
Grazie lungo il sonoro ebano in vano,
Percosse; e di famose
Lagrime oggetto in su la Senna pose.
N� gioconde pupille
Di cara donna, n� d'amici affetto,
Che tante a te nel petto
Valean di senso ad eccitar faville,
Pi� desteranno arguto
Suono dal cener tuo per sempre muto. |