GIUSEPPE PARINI |
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IL VESPRO |
| La trascrizione delle opere di
Giuseppe Parini viene offerta per far comprendere la grandezza artistica e l'attualit�
del Poeta. Tale trascrizione non ha per il momento alcuna pretesa di accuratezza
filologica, ma sarebbe desiderio del curatore di questo sito accettare correzioni e
suggerimenti e poter offrire anche uno spazio per annotazioni di carattere
filologico. Chiunque abbia qualcosa da dire, da aggiungere o da far sapere � vivamente
pregato/a di collaborare al miglioramento del sito. Grazie. |
| IL VESPRO |
| Ma de gli augelli e de le
fere il giorno E de pesci squammosi e de le piante E dellumana plebe al suo fin corre. Gi� sotto al guardo de la immensa luce Sfugge lun mondo: e a berne i vivi raggi Cuba saffretta e il Messico e laltrice Di molte perle California estrema: E da maggiori colli e dalleccelse Rocche il sol manda gli ultimi saluti AllItalia fuggente; e par che brami Rivederti o Signor prima che lalpe O lappennino o il mar curvo ti celi A gli occhi suoi. Altro finor non vide Che di falcato mietitore i fianchi Su le campagne tue piegati e lassi, E su le armate mura or braccia or spalle Carche di ferro, e su le aeree capre De gli edificj tuoi man scabre e arsicce, E villan polverosi innanzi a i carri Gravi del tuo ricolto, e su i canali E su i fertili laghi irsuti petti Di remigante che le alterne merci A tuoi comodi guida ed al tuo lusso; Tutti ignobili aspetti. Or colui veggia Che da tutti servito a nullo serve. |
| Pronto � il cocchio felice.
Odo le rote Odo i lieti corsier che allalma sposa E a te suo fido cavalier nodrisce Il placido marito. Indi la pompa Affrettasi de servi; e quindi attende Con insigni berretti e argentee mazze Candida giovent� che al corso agogna I moti espor de le vivaci membra: E nellaudace cor forse presume A te rapir de la tua bella i voti. |
| Che tardi omai? Non vedi tu
comella Gi� con morbide piume a i crin leggeri La bionda che svani polve rendette; E con morbide piume in su la guancia Fe pi� vermiglie rifiorir che mai Le dallaura predate amiche rose? Or tu nato di lei ministro e duce Lassisti allopra; e di novelli odori La tabacchiera e i bei cristalli aurati Con la perita mano a lei rint�gra: Tu il ventaglio le scegli adatto al giorno; E tenta poi fra le giocose dita Come agevole scorra. Oh qual con lieti N� ben celati a te guardi e sorrisi Plaude la dama al tuo sagace tatto! |
| Ecco ella sorge; e del partir d� cenno: Ma non senza sospetti e senza baci A le vergini ancelle il cane affida Al par de giochi al par de cari figli Grave sua cura: e il misero dolente Mal tra le braccia contenuto e i petti Balza e guaisce in suon che al rude vulgo Ribrezzo porta di stridente lima; E con rara celeste melodia Scende a gli orecchi de la dama e al core. |
| Mentre cos� fra i generosi affetti E le intese blandizie e i sensi arguti E del cane e di s� la bella oblia Pochi momenti; tu di lei pi� saggio Usa del tempo: e a chiaro speglio innante I bei membri ondeggiando alquanto libra Su le gracili gambe; e con la destra Molle verso il tuo sen piegata e mossa Scopri la gemma che i bei lini annoda; E in un di quelle ondhai si grave il dito Linvidiato folgorar cimenta: Poi le labbra componi; ad arte i guardi Tempra qual pi� ti giova; e a te sorridi. Al fin tu da te sciolto, ella dal cane Ambo al fin vappressate. Ella da i lumi Spande sopra di te quanto a lei lascia Deccitata piet� lamata belva; E tu sopra di lei da gli occhi versi Quanto in te di piacer dest� il tuo volto. Tal seguite ad amarvi: e insieme avvinti, Tu a lei sostegno, ella di te conforto, Itene omai de cari nodi vostri Grato dispetto a provocar nel mondo. |
| Qual primiera sar� che da gli amati Voi sul vespro nascente alti palagi Fuor conduca o Signor voglia leggiadra? Fia la santa Amist�, non pi� feroce Qual ne prischi eccitar tempi godea Lun per laltro a morir gli agresti eroi; Ma placata e innocente al par di questi Onde la nostra et� sorge s� chiara Di Giove alti incrementi. Oh dopo i tardi De lo specchio consigli e dopo i giochi Dopo le mense, amabil dea, tu insegni Come il giovin Marchese al collo balzi Del giovin Conte; e come a lui di baci Le gote imprima; e come il braccio annode Luno al braccio dellaltro; e come insieme Passeggino elevando il molle mento E volgendolo in guisa di colombe; E palpinsi e sorridansi e rispondansi Con un vezzoso tu. Tu fra le dame Sul mobil arco de le argute lingue I gi� pronti a scoccar dardi trattieni Saltra giugne improvviso a cui rivolti Pendean di gi�: tu fai che a lei presente Non osin dispiacer le fide amiche: Tu le carche faretre a miglior tempo Di serbar le consigli. Or meco scendi; E i generosi ufici e i cari sensi Meco detta al mio eroe; tal che, famoso Per entro al suon de le future etadi, E a Pilade seguagli e a quel che trasse Il buon Tes�o da le Tenarie foci. |
| Se da i regni che lalpe o il mar
divide DallItalico lido in patria or giunse Il caro amico; e da i perigli estremi Sorge darcano mal, che in dubbio tenne Lunga stagione i fisici eloquenti, Magnanimo garzone andrai tu forse Trepido ancora per lamato capo A porger voti sospirando? Forse Con alma dubbia e palpitante i detti E i guardi e il viso esplorerai de molti Che il giudizio di voi menti si chiare Fra i primi assunse dEsculapio alunni? O di leni origlieri allomer lasso Porrai sostegno; e vital sugo a i labbri Offrirai di tua mano? O pur con lieve Bisso il madido fronte a lui tergendo, E le aurette agitando, il tardo sonno Inviterai a fomentar con lali La nascente salute? Ahi no; tu lascia Lascia che il vulgo di s� tenui cure Le brevi anime ingombri; e dun sol atto Rendi lamico tuo felice a pieno. |
| Sai che fra gli ozj del mattino
illustri, Del gabinetto al tripode sedendo, Grandarbitro del bello oggi creasti Gli eccellenti nellarte. Onor cotanto Basti a darti ragion su le lor menti E su lopre di loro. Util ciascuno A qualchuso ti fia. Da te mandato Con acuto epigramma il tuo poeta La mentita virt� trafigger puote Duna bella ostinata: e lelegante Tuo dipintor pu� con lavoro egregio Tutti dellamicizia onde ti vanti Compendiar gli ufici in breve carta; O se tu vuoi che semplice vi splenda Di nuda maestade il tuo gran nome; O se in antica lapide imitata Inciso il brami; o se in trofeo sublime Accumulate a te mirar vi piace Le domestiche insegne, indi un lione Rampicar furibondo e quindi lale Spiegar laugel che i fulmini ministra, Qua timpani e vessilli e lance e spade, E l� scettri e collane e manti e velli Cascanti argutamente. Ora ti vaglia Questa carta o signor serbata alluopo; Or fia tempo dusarne. Esca e con essa Del caro amico tuo voli a le porte Alcun de nuncj tuoi; quivi deponga La tessera beata; e fugga; e torni Ratto su lorme tue pietoso eroe, Che gi� pago di te ratto a traverso E de trivii e del popolo dilegui. |
| Gi� il dolce amico tuo nel cor
commosso, E non senza versar qualche di pianto Tenera stilla il tuo bel nome or legge, Seco dicendo: "oh ignoto al duro vulgo Sollievo almo de mali! Oh sol concesso Facil commercio a noi alme sublimi E daffetti e di cure! Or venga il giorno Che s� grate alternar nobili veci A me sia dato!" Tale sbadigliando Si lascia da la man lenta cadere Lamata carta; e te la carta e il nome Soavemente in grembo al sonno oblia. |
| Tu fra tanto col� rapido il corso Declinando intraprendi ove la dama Co labbri desiosi e il premer lungo Del ginocchio sollecito ti spigne Ad altre opre cortesi. Ella non meno Allimperio possente a i cari moti Dellamist� risponde. A lei non meno Palpita nel bel petto un cor gentile. |
| Che fa lamica sua? Misera! Ieri, Qual flisse la cagion, fremer fu vista Tutta improvviso, ed agitar repente Le vaghe membra. Indomito rigore Occupolle le cosce; e strana forza Le sospinse le braccia. Illividiro I labbri onde lAmor lali rinfresca; Enfi� la neve de la bella gola; E celato candor da i lini sparsi Effuso rivelossi a gli occhi altrui. Gli Amori si schermiron con la benda; E indietro rifuggironsi le Grazie. In vano il cavaliere, in van lo sposo Tent� frenarla, in van le damigelle Che su lo sposo e il cavaliere e lei Scorrean col guardo; e poi ristrette insieme Malignamente sorrideansi in volto. Ella truce guatando curv� in arco Duro e feroce le gentili schiene Scalpit� col bel piede; e ripercosse La mille volte ribaciata mano Del tavolier ne le pugnenti sponde. Livida pesta scapigliata e scinta Al fin stanc� tutte le forze; e cadde Insopportabil pondo sopra il letto. |
| N� fra lintime stanze o fra le
chiuse Gemine porte il prezioso evento Tacque ignoto moltore. Ivi la Fama Con uno il colse de centocchi suoi; E il bel pegno rapito usc� portando Fra le adulte matrone, a cui segreto Dispetto fanno i pargoletti amori, Che da la maest� de gli otto lustri Fuggon volando a pi� scherzosi nidi. Una � fra lor che gli altrui nodi or cela Comoda e strigne; or dispida virtude Arma suoi detti; e furibonda in volto E infiammata ne gli occhi alto declama Interpreta ingrandisce i sagri arcani De gli amorosi gabinetti; e a un tempo Odiata e desiata eccita il riso Or co proprj misterj or con gli altrui. La vide la not�, sorrise alquanto La volatile dea, disse: tu sola Sai vincere il clamor de la mia tromba. Disse, e in lei si mut�. Prese il ventaglio, Prese le tabacchiere, il cocchio ascese; E l� venne trottando ove de grandi � il consesso pi� folto. In un momento Lo sbadigliar sarresta. In un momento Tutti gli occhi e gli orecchi e tutti i labbri Si raccolgono in lei: ed ella al fine, E ansando e percotendosi con ambe Le mani le ginocchia, il fatto espone E del fatto le origini riposte. Riser le dame allor pronte domane A fortuna simil, se mai le vaghe Lor fantasie commover� negato Da i mariti compenso a un gioco avverso, O in faccia a lor per deit� maggiore Negligenza damante, o al can diletto Nata subita tosse: e rise ancora La tua dama con elle: e in cor dispose Di teco visitar legra compagna. |
| Ite al pietoso uficio, itene or dunque: Ma lungo consigliar duri tra voi Pria che a la meta il vostro cocchio arrive. Se visitar, non gi� veder lamica Forse a voi piace, tacita a le porte La volubile rota il corso arresti: E il giovanetto messagger salendo Per le scale sublimi a lei vannunzj Si che voi non volenti ella non voglia. Ma, se vaghezza poi ambo vi prende Di spiar chi sia seco, e di turbarle Lanima un poco, e ricercarle in volto De suoi casi la serie, il cocchio allora Entri: e improvviso ne rimbombi e frema Latrio superbo. Egual piacere inonda Sempre il cor de le belle o che opportune O giungano importune alle lor pari. |
| Gi� le fervide amiche ad incontrarse Volano impazienti; un petto allaltro Gi� premonsi abbracciando; alto le gote Dalterni baci risonar gi� fanno; Gi� strette per la man co dotti fianchi Ad un tempo amendue cadono a piombo Sopra il sof�. Qui luna un sottil motto Vibra al cor dellamica; e a i casi allude Che la Fama narr�: quella repente Con un altro lassale. Una nel viso Di bellire sinfiamma: e laltra i vaghi Labbri un poco si morde: e cresce in tanto E quinci ognor pi� violento e quindi Il trepido agitar de i duo ventagli. Cos�, se mai al secol di Turpino Di ferrate guerriere un paro illustre Si scontravan per via, ciascuna ambiva Laltra provar quel che valesse in arme; E dopo le accoglienze oneste e belle Abbassavan lor lance e co cavalli Urtavansi feroci; indi infocate Di magnanima stizza i gran tronconi Gittavan via de lo spezzato cerro, E correan con le destre a gli elsi enormi. Ma di lontan per lalta selva fiera Un messagger con clamoroso suono Venir sudiva galoppando; e luna Richiamare a re Carlo, o al campo laltra Del giovane Agramante. Osa tu pure Osa invitto garzone il ciuffo e i ricci Si ben finti stamane allurto esporre De ventagli sdegnati: e a nuove imprese La tua bella invitando, i casi estremi De la pericolosa ira sospendi. |
| Oh solenne a la patria oh allorbe
intero Giorno fausto e beato al fin sorgesti Di non pi� visto in ciel roseo splendore A sparger lorizzonte. Ecco la sposa Di Ramni eccelsi linclitalvo al fine Sgrav� di maschia desiata prole La prima volta. Da le lucidaure Fu il nobile vagito accolto a pena, Che cento messi a precipizio usciro Con le gambe pesanti e lo spron duro Stimolando i cavalli, e il gran convesso Delletere sonoro alto ferendo Di scutiche e di corni: e qual si sparse Per le cittadi popolose, e diede A i famosi congiunti il lieto annunzio: E qual per monti a stento rampicando Trov� le rocche e le cadenti mura De prischi feudi ove la polve e lombra Abita e il gufo; e i rugginosi ferri Sopra le rote mal sedenti al giorno Di novo espose, e fe scoppiarne il tuono; E i gioghi de vassalli e le vall�e Ampie e le marche del gran caso empi�o. N� le Muse devote, onde gran plauso Venne laltranno a glimenei felici, Gi� si tacquero al parto. Anzi, qual suole L� su la notte dellardente agosto Turba di grilli, e pi� lontano ancora Innumerabil popolo di rane Sparger dalto frastuono i prati e i laghi, Mentre cadon su lor fendendo il buio Lucide strisce, e le paludi accende Fiamma improvvisa che lambisce e vola; Tal sorsero i cantori a schiera a schiera; E tal piovve su lor foco feb�o, Che di motti ventosi alta compaggine Fe dividere in righe, o in simil suono Uscir pomposamente. Altri scoperse In que vagiti Alcide, altri dItalia Il soccorso promise, altri a Bizanzio Minacci� lo sterminio. A tal clamore Non ardi la mia Musa unir sue voci: Ma del parto divino al molle orecchio Appress� non veduta; e molto in poco Strinse dicendo: "Tu sarai simile Al tuo gran genitore". |