PAOLO BORGHI
Specchi
GIORNO DEI MORTI

I

La nebbia finalmente
si arrende alle strade
di novembre iniziale.
Mi chiedesti perch�
autunnale
come un thulle impolverato
mi filtra lo sguardo,
notando come sempre pi� spesso accada.
E domanda chiede risposta
che non conosco.
Questo bicolore segmento del tempo,
che ora si chiude,
� sconnesso e ammassato
come il terreno giallo
del campo da pallone
sotto milioni di scarpe di gomma
pomeridiane,
il disegno di un mare, roccioso,
isole aride i pochi ciuffi d'erba.
Di un'ineffabile essenza della vita,
distillato d'infimo martirio,
sono dispersi anche i vapori:
non immaginavo cosa fosse
nell'esilio
l'acuta nostalgia d'un grembo,
d'un luogo buio e d'assoluta quiete
che stia alla fine od al principio,
e la cui unica, intima differenza
� questione di temperatura.

 

II

Un insetto di specie sconosciuta
correva sul pianale del muretto
tra colonne, inni e cantici spirituali.
Correva ... per noi si muoveva appena.
La gente meditava intanto
sul Grande Ritorno
aiutata dall'omel�a.
Poco dopo
l'attesa del corteo fra i sepolcri
indusse miriadi di interrogativi
sul "come va", sugli anni passati,
su ricordi, figli, mestieri.
Testarda,
chiedevi un'indulgenza. Solo un mistico
richiamo
pu� innalzarsi sopra tanto rumore.
Il fumo, profumato d'oriente, si spandeva
sul sempre pi� forte vociare di piazza:
le litanie finiscono con un buongiorno
ed un arrivederci,
il corteo benedicente � passato,
lento
come l'insetto che correva sul muretto
spiegando, a chi fosse attento, l'eternit�.

 


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