| Usa,
i medici obiettori "rallentano" il boia
"Problemi etici"
Rinviata di 15 ore un'esecuzione in California. Dopo il no alla grazia
di Schwarzenegger il rifiuto di due anestesisti offre una speranza a Morales
e riapre il dibattito sulle iniezioni letali che sarebbero vietate dalla
Costituzione
Paolo M. Alfieri
Hanno detto "no" perché
ciò che veniva loro chiesto era "eticamente inaccettabile".
Hanno detto "no" perché probabilmente nemmeno il loro
intervento durante l'esecuzione avrebbe potuto ridurre il dolore provato
dal condannato a morte. Il rifiuto opposto dai due anestesisti chiamati
da un giudice a certificare che Michael Morales, dead man walking detenuto
a San Quentin, California, fosse privo di coscienza al momento dell'iniezione
letale, ha così bloccato per qualche ora la mano del boia, che
avrebbe dovuto entrare in funzione ieri, quando in Italia erano le nove.
L'obiezione di coscienza dei due medici è arrivata dopo giorni
in cui gli appelli, le proteste e le petizioni per salvare Morales dalla
pena capitale si sono intrecciati ai due dinieghi di grazia del governatore
della California, Arnold Schwarzenegger.
La direzione del carcere di San Quentin è stata dunque costretta
a rinviare l'esecuzione alle 19:30 ora locale (le 4:30 di questa mattina
in Italia), ma non è detto che, all'ultimo momento, un nuovo impedimento
non provochi un'ulteriore proroga. Quel che è certo è che
se l'esecuzione non sarà avvenuta, il "death warrant",
l'ordinanza di morte che incombe su Morales, scadrà, e sarà
dunque necessario ottenerne un'altra entro 60 giorni dallo stesso giudice
che 23 anni fa emise la condanna. Un'ipotesi tutt'altro che scontata,
dal momento che proprio quel magistrato, Charles McGrath, ha sostenuto
di non essere più d'accordo con la sentenza, decisa sulla base
di una testimonianza rivelatasi in seguito poco credibile. Morales non
ha mai negato la propria colpevolezza, e anzi ha ammesso di aver stuprato
e poi massacrato nel 1981 una diciassettenne, Terri Winchell, ma, pentitosi
del delitto commesso e diventato credente, ha sempre sostenuto, a sua
parziale attenuante, di aver agito sotto l'influenza della droga e dell'alcool.
Il caso Morales ha inevitabilmente riacceso negli Stati Uniti il dibattito
sulla pena di morte e, in particolare, sui modi in cui essa viene applicata.
I legali di Morales hanno infatti approfittato di una recente apertura
della Corte Suprema, resasi disponibile ad esaminare la costituzionalità
delle iniezioni letali. Gli avvocati hanno fatto in particolare riferimento
all'ottavo emendamento della Costituzione americana, che proibisce pene
"crudeli e inusuali".
Per questo motivo il giudice della corte distrettuale di San Josè,
Jeremy Fogel, incaricato del dossier Morales, aveva stabilito la presenza
di due anestesisti al momento dell'esecuzione. Uno avrebbe dovuto posizionarsi
accanto al condannato, mentre l'altro, dalla sala dei comandi, avrebbe
dovuto assicurarsi che la prima delle tre iniezioni previste (quella di
un barbiturico) avesse inibito il dolore provocato prima dal bromuro di
pancuronium, che produce la paralisi, e poi dal cloruro di potassio, causa
del definitivo arresto cardiaco. Il loro diniego, basato, come detto,
su motivi etici, ha rimandato il count-down di Morales.
Le autorità di San Quentin hanno quindi disposto, nel fissare il
nuovo appuntamento del condannato con la morte, che non venga più
applicato il cocktail dei tre farmaci, ma che sia una sola e potente dose
di barbiturici a togliere la vita al detenuto. Una decisione che ha sollevato
molte proteste, e che non tiene conto del fatto che in questo modo l'agonia
di Morales potrebbe durare non più 10, ma ben 45 minuti. Il caso
è così salito alla ribalta internazionale e i due anestesisti
hanno ricevuto numerose attestazioni di sostegno, tra le quali quella
della American Medical Association. Soltanto oggi, però, sapremo
se il loro rifiuto è riuscito davvero a fermare la mano del boia.
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