| Bombe
in Turchia: raffica di attacchi contro i turisti
Almeno 4 morti e 97 feriti in
cinque diversi agguati: colpite Antalya, Marmaris e Istanbul. Le prime
esplosioni l'altra notte, l'ultimo nel pomeriggio di ieri. Rivendicazione
via Internet della formazione curda dei Falchi per la liberazione del
Kurdistan: "Rappresaglia per il confinamento di Ocalan". Quattro
britannici ricoverati in gravi condizioni.
Paolo M. Alfieri
Un piano ben coordinato, con
cinque esplosioni in meno di ventiquattro ore in tre città diverse.
Istanbul e Marmaris l'altra notte, Antalya ieri pomeriggio. La Turchia
ripiomba così nell'incubo del terrorismo. Due degli attacchi, quelli
di Istanbul e Marmaris, sono stati infatti rivendicati dai Falchi per
la liberazione del Kurdistan (Tak), una formazione già protagonista
di diversi attentati in varie zone del Paese e legata al Partito dei lavoratori
curdi (Pkk). Il sospetto delle autorità turche è che anche
l'attacco di Antalya sia opera del Tak. Il quale, peraltro, ha annunciato
ieri che continuerà a colpire e ha minacciato espressamente gli
stranieri, mirando così a indebolire l'importante settore turistico.
I miliziani hanno poi spiegato sul loro sito Internet che gli attentati
costituiscono una rappresaglia per il confinamento di Abdullah Ocalan,
il leader curdo in prigione a Imrali dal 1999. Nella serata di ieri le
autorità turche hanno reso noto di aver fermato un militante del
Pkk: l'uomo è accusato di aver pianificato un attacco terroristico
nella città portuale di Smirne.
Il bilancio totale delle esplosioni è di almeno quattro vittime
e novantasette feriti. A perdere la vita sono state quattro persone nell'attentato
ad Antalya (almeno settanta i feriti), località sul Mediterraneo.
La dinamica della deflagrazione non è chiara. La portavoce del
governatore locale, Guzide Ormeci, ha dichiarato che sono in corso indagini
per accertare le cause dell'esplosione, avvenuta "di fronte a un
edificio che ospita ristoranti turchi".
Ben tre gli attacchi a Marmaris - centro balneare del Sud - , dove sono
rimaste ferite ventuno persone, undici turchi e dieci turisti britannici.
Quattro dei britannici sono ricoverati in ospedale in condizioni gravi,
ma non sarebbero, comunque, in pericolo di vita.
La prima esplosione, che è stata anche la più potente della
serie, ha avuto luogo intorno alla mezzanotte su un autobus: gli attentatori
hanno collocato sotto un sedile l'ordigno, che è poi deflagrato
mentre il veicolo percorreva una delle strade principali della città.
Circa tre quarti d'ora più tardi una seconda bomba è esplosa
davanti ad un fast food nei pressi del porto della città, seguita
da una terza deflagrazione che ha colpito la sede di una compagnia aerea
in una zona residenziale. Questi ultimi due attacchi non hanno provocato
feriti.
A Istanbul (dove si è verificata la prima delle cinque esplosioni)
gli attentatori hanno piazzato l'ordigno vicino a una scuola nella parte
occidentale della città. Cemalettin Cerrah, il capo della polizia
della metropoli sul Bosforo - capitale commerciale e turistica della Turchia
- ha riferito che sei persone sono rimaste ferite nell'esplosione.
La Commissione europea con una nota ha condannato gli attacchi, atti "barbari
e codardi". "Niente giustifica questa violenza che ha provocato
la morte di persone innocenti", ha sottolineato il commissario Ue
all'Allargamento, Olli Rehn. La Turchia è stata teatro in passato
di numerosi attentati dinamitardi, rivendicati o attribuiti a terroristi
di matrice integralista islamica, militanti di estrema sinistra o guerriglieri
separatisti curdi. Gli attacchi hanno spesso preso di mira obiettivi legati
al turismo, importante motore dell'economia turca. Appena quattro giorni
fa, due bombe erano esplose a Adana, altra località turistica nel
Sud.
Il 16 luglio 2005, cinque persone persero la vita e altre tredici restarono
ferite in un'esplosione a Kusadasi, centro balneare sul Mar Egeo. L'attentato,
rivendicato dal Tak, venne attuato con le stesse modalità della
prima deflagrazione dell'altra notte a Marmaris, vale a dire con lo scoppio
di un ordigno posizionato sotto il sedile di un autobus.
Avvenire 29/08/06
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