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Nove mesi di coma,
ora restano i suoi scatti
Tom Hurndall, fotografo free-lance, era stato ferito mentre cercava di
salvare bambini palestinesi dai colpi dei carriarmati
Paolo M. Alfieri
Londra - Tom Hurndall, il pacifista britannico di 22 anni colpito alla
testa dall'esercito israeliano l'11 aprile scorso nella striscia di Gaza,
è morto qualche giorno fa dopo 9 mesi di coma.
Tom era stato colpito mentre cercava di mettere in salvo dei bambini che
giocavano su un cumulo di macerie mentre venivano sparati dei colpi contro
di loro. Il giovane, che indossava la giacca arancione fosforescente da
attivista riconosciuta a livello internazionale, aveva subito danni cerebrali
gravissimi e le speranze per un suo recupero eranno apparse subito
poche.
Tom aveva preso parte alla marcia
mondiale "Stop the war" nel febbraio di un anno fa, unendosi
poi agli "Scudi Umani" a Baghdad. Successivamente aveva
lavorato nel campo profughi Al Rweished in Giordania trasportando attrezzature
mediche, trasferendosi infine nei territori occupati nella striscia di
Gaza. L'unica "arma" di cui disponeva era la sua macchina
fotografica, con la quale ha immortalato marce di protesta contro la guerra
e scene di bambini costretti a schivare pallottole mentre giocano innocenti
per strada. Da uno dei suoi diari leggiamo: "Che conseguenze avrà
sulla mente di un bambino crescere in queste condizioni? Non posso
immaginare le lacrime che hanno versato e cosa hanno pensato di dover
diventare anche solo per sopravvivere".
Studente di fotografia al primo
anno presso la Manchester Metropolitan University, Tom aveva lasciato
la sicurezza della sua vita per documentare ingiustizia e disumanità,
emulando il suo eroe, il reporter di guerra Don McCullin. Voleva comprendere
le responsabilità, fare uso della scrittura e della fotografia
per tornare a casa con una grande quantità di storie e immagini.
"Come spieghi a due giovani fratelli affezionatissimi e ad una sorella
più grande che ci sono persone nel mondo, come Tom, che danno un
valore così alto alla vita, che la amano così tanto, che
la loro vocazione più profonda li portano ad avventurarsi alla
ricerca della verità?", ha detto in un discorso pubblico Jocelyn
Hurndall, madre di Tom.
L'ambasciata israeliana a Londra
ha di recente assicurato che la giustizia sta facendo il suo corso e che
il soldato individuato come autore dei colpi contro Hurndall sarà
presto processato. La dichiarazione segue mesi di richieste da parte
dei familiari di Tom e del governo britannico per un'inchiesta approfondita
sull'accaduto.
I proiettili sparati contro il giovane fotografo britannico si erano inseriti
in una lunga serie di episodi che avevano coinvolto in quel periodo attivisti
indipendenti che da tutto il mondo si erano recati nella striscia di Gaza.
Qualche settimana prima aveva destato notevole emozione il caso della
morte di Rachel Corrie, una ragazza americana di 23 anni che faceva
parte dell'International Solidarity Movement (Ism), schiacciata da bulldozer
israeliani mentre tentava di bloccare la demolizione di una casa palestinese
da parte dell'esercito di Sharon. L'obiettivo del movimento di cui faceva
parte era quello di operare come "scudi umani" durante le incursioni
dei carriarmati nelle città palestinesi.
Brian Avery, anch'egli americano dell'Ism, era stato ferito al volto da
spari di arma da fuoco, mentre il giornalista palestinese Nazih Darawzeh
era stato ucciso da uno sparo alla testa.
La presenza di osservatori indipendenti aveva provocato una forte opposizione
da parte dell'esercito israeliano, che aveva cercato di limitare in
tutti i modi l'accesso dei giornalisti alle aree palestinesi e di tenere
lontani i volontari internazionali.
Tom, Rachel, Brain e Nazih erano tutti chiaramente identificabili come
civili non pericolosi, non violenti e disarmati. Non é stato
sufficiente a salvarli da una violenza cieca.
Ifg online 19/01/04
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