Sudan senza pace: massacri a Khartum

Il nuovo leader dell'Splm, Salva Kiir, dovrebbe insediarsi già sabato. Appelli alla calma del presidente Omar el-Beshir e dello stesso Kiir: "I nemici della pace vogliono approfittare della situazione". Ma le violenze imperversano in tutto il Paese. Continuano gli scontri nella capitale. Commissione d'inchiesta per la morte di Garang.

Paolo M. Alfieri

Sarà una commissione d'inchiesta a far luce sulla morte del colonnello John Garang, il leader del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm) deceduto domenica scorsa in un incidente aereo. È stato il presidente sudanese Omar el-Beshir a dare ieri il via libera all'indagine, richiesta dagli ex-ribelli dell'Splm e resasi ancor più necessaria dopo le violenze esplose nei giorni scorsi sia nella capitale Khartum che in altre città.
Sebbene lo stesso movimento abbia infatti indicato nelle cattive condizioni atmosferiche la causa alla base della caduta dell'elicottero sul quale viaggiava Garang, l'Splm ha auspicato il coinvolgimento di Stati Uniti, Gran Bretagna, Nazioni Unite, Kenya e Uganda in modo da escludere ogni sospetto di sabotaggio.
L'Onu ha già offerto la sua collaborazione, mentre i due inviati del governo americano giunti in Sudan hanno avuto ieri un colloquio con il successore di Garang, il generale Salva Kiir Mayardit. "I nemici della pace vogliono approfittare della situazione - ha sottolineato lo stesso Kiir in riferimento agli scontri avvenuti nel Paese - Facciamo appello a tutti i sudanesi affinché si astengano da ogni forma di ostilità".
Appello analogo è stato lanciato anche da el-Beshir, l'ex "nemico" con il quale Kiir dovrà ora dividersi oneri e onori del processo di pace, definito a gennaio con gli accordi di Nairobi. Il presidente sudanese, in un discorso televisivo, ha inoltre riferito di aver autorizzato tutti i governatori locali "a prendere tutte quelle misure amministrative e militari che possano garantire la vita dei cittadini e le loro proprietà".
La giornata di ieri ha visto un susseguirsi di testimonianze discordanti riguardo al numero delle vittime delle violenze, che proseguono soprattutto durante le ore notturne, nonostante il coprifuoco imposto dalle autorità. Una circolare interna dell'ufficio di rappresentanza delle Nazioni Unite a Khartum parla di almeno altri venti civili trucidati, ma altre fonti, non ancora confermate, hanno denunciato la morte di una cinquantina di persone nel sobborgo di Mamoura e di altre quindici nel quartiere di Kalakla, alla periferia meridionale della capitale. Del Comitato internazionale della Croce Rossa il bilancio più tragico della tre giorni di scontri: le vittime sarebbero già 84, alle quali vanno aggiunti oltre 300 feriti.
La situazione sul terreno sembra comunque mutata rispetto all'inizio della settimana. Se infatti inizialmente le sommosse erano state frutto dell'azione dei Sud-sudanesi, convinti probabilmente che Garang fosse stato vittima di un attentato, negli ultimi due giorni, invece, imperversano soprattutto nella capitale (e in particolare nelle zone più periferiche) vere e proprie bande di arabi, le quali, oltre a lanciare rappresaglie nei confronti dei meridionali, si abbandonano a linciaggi e saccheggi malgrado la massiccia presenza delle forze di sicurezza.
Per quanto riguarda l'evolversi della situazione politica, invece, il portavoce dell'Splm, Pagan Amum, ha annunciato che Kiir presterà giuramento già sabato come primo vice-presidente del Paese, carica che Garang aveva assunto da poco più di tre settimane. Kiir si dovrebbe recare a Khartum subito dopo aver partecipato ai funerali del suo predecessore, in programma lo stesso giorno a Juba, nel Sud del Paese.
Tra le prime dichiarazioni di Kiir, anche una in riferimento al conflitto nel Darfur, la regione occidentale sudanese da due anni in preda alla guerra civile. "Sia il governo che il nostro movimento devono fare il possibile per portare la pace anche in quei territori, mettendo da parte gli interessi individuali", ha detto il leader dell'Splm.
In un comunicato diffuso ieri, l'organizzazione Medici senza frontiere (Msf), presente nel Darfur dal 2003, ha riferito di aver curato, solo nelle ultime tre settimane, più di cinquanta persone vittime di atti di violenza verificatisi nella regione. Msf ha denunciato, tra l'altro, un attacco con lanci di granate che ha avuto luogo in un campo per rifugiati lo scorso 24 luglio a Shangil Tobaya, nel Nord Darfur. Centinaia di profughi sono stati così costretti a fuggire, nuovamente, per aver salva la vita.

Avvenire 04/08/05




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