L'impegno
italiano: "Isolare le forze radicali"
Il viceministro Sentinelli: premiare l'ala moderata con il dialogo. Serve
un piano di soccorsi per la popolazione.
di Paolo M. Alfieri
"Bisogna agire con
tempestività per evitare che questa situazione di incertezza possa
esplodere in un nuovo conflitto". Il tono del viceministro degli
Esteri italiano, on. Patrizia Sentinelli, è risoluto. "Nonostante
le prime dichiarazioni rilasciate dalle Corti islamiche di Mogadiscio
siano state di segno moderato - spiega ad Avvenire - non possiamo allo
stato attuale assegnare a questi gruppi una patente di credibilità.
C'è infatti il timore fondato che possa prevalere l'opzione radicale,
un'ipotesi destabilizzante per tutta l'area".
La comunità internazionale, quindi, dovrebbe innanzitutto "indurre
l'ala moderata delle Corti a isolare gli elementi che si rifanno all'estremismo".
Secondo il viceministro, però, questo passaggio andrebbe affrontato
parallelamente ad almeno altri tre interventi: riconciliazione e ricostruzione
del tessuto della società civile, appoggio "critico"
all'attuale governo di transizione e accelerazione del processo delle
autonomie regionali.
"Siamo convinti che il terrorismo si combatta soprattutto incentivando
la fiducia del popolo somalo. Una fiducia che deve essere stimolata, ad
esempio, attraverso i progetti multilaterali promossi dalle Nazioni Unite
riguardo a servizi di base fondamentali come la sanità e l'istruzione.
Senza dimenticare, poi, l'importanza del reinserimento nella vita civile
di migliaia di ex combattenti". L'on. Sentinelli sa bene quanto l'Italia,
per i suoi legami storici e culturali, rivesta un ruolo da protagonista
a livello internazionale nei rapporti con le autorità somale. "Il
nostro governo segue con molta attenzione l'evolversi della situazione
in corso. Quello che chiediamo agli altri Paesi, anche agli Stati Uniti,
è di privilegiare il dialogo. In questo senso mi sembra un'apertura
importante la proposta avanzata da Washington riguardo all'istituzione
di un Gruppo di contatto che coordini il sostegno alle istituzioni federali
provvisorie".
Altra tappa importante, sottolinea il viceministro, sarà la Conferenza
dei Paesi donatori. "L'Italia è tra gli organizzatori di questo
appuntamento cruciale, che speriamo possa aver luogo entro la fine del
2006". Sarà il momento in cui si potrà misurare concretamente
la rinnovata attenzione della comunità internazionale nei confronti
di una Somalia lasciata per anni al suo destino. Proprio due giorni fa
la Farnesina ha stanziato un contributo di 463mila dollari a favore dell'istruzione
in alcuni tra le più disastrate regioni del Paese.
Avvenire 11/06/06
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"Aiutano
la gente e trovano sostegno"
L'amministratore apostolico: errori degli americani, ma i nuovi padroni
sono un pericolo anche per la Chiesa.
di Paolo M. Alfieri
Vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, monsignor
Giorgio Bertin segue attentamente l'evolversi della situazione in Somalia,
segnata negli ultimi giorni dalla presa della capitale da parte delle
Corti islamiche.
"Il tentativo di riportare "legge e ordine" in nome dell'islam
non è nuovo - spiega ad Avvenire - . Già all'inizio degli
anni Novanta alcuni esponenti di religione musulmana avevano invocato
l'imposizione della sharia nel Paese, anche approfittando del fatto che
molti somali si erano lasciati "ispirare" dalla rivoluzione
iraniana. Quei tentativi erano però falliti a causa dei dissidi
tra i vari clan. Negli ultimi tempi, invece, le divisioni sono state messe
da parte, e le Corti islamiche hanno acquisito sempre più potere".
A cosa è dovuta la loro ascesa?
Tra i fattori principali c'è sicuramente l'enorme supporto popolare
di cui godono. Mentre infatti i signori della guerra sono considerati
i depredatori della Somalia, in quanto hanno approfittato del vuoto di
potere di questi anni per arricchirsi a discapito della popolazione, le
Corti hanno fornito una serie di servizi di base, a partire da istruzione
e sanità. Ora, quindi, raccolgono i frutti del loro lavoro.
Il che potrebbe significare l'avvento del fondamentalismo
Esatto. Il rischio principale è proprio quello di una deriva ideologica
che, partendo dalla Somalia, rilanci la carta dell'estremismo islamico
in tutta l'Africa orientale. Come Chiesa, sappiamo che la nostra stessa
presenza nel Paese potrebbe essere presto ulteriormente limitata. Non
dimentichiamo, peraltro, che proprio tra gli esponenti islamici si nascondo
i responsabili dell'omicidio di Annalena Tonelli. Non crediamo, naturalmente,
che tutti i musulmani siano fondamentalisti, certo però all'interno
delle Corti la componente estremista sembra molto forte.
Nelle moschee di Mogadiscio gli Usa sono stati definiti "Grande
Satana"
Sì, e questo evidenzia quello che potrebbe essere il "passo
successivo", anche se è presto per dipingere la Somalia come
una sorta di nuovo Afghanistan talebano. La retorica anti-americana è
comunque identica a quella che risuona a Baghdad o a Teheran. Certo, Washington
in Somalia ha commesso diversi errori, mantenendo una posizione quantomeno
ambigua. Pur appoggiando a parole gli sforzi per la pace promossi a livello
regionale, gli Usa non hanno esitato a spalleggiare i signori della guerra.
Scelta rivelatasi perdente
E soprattutto controproducente, perché ha consentito alla Corti
di acquisire ulteriore popolarità. Sarebbe stato meglio, invece,
assistere e sostenere pazientemente la crescita delle nuove istituzioni
statali.
Il governo però pare al momento del tutto impotente
L'esecutivo è debole, ma negli ultimi tempi ha dato prova di essere
unito. È già un buon punto di partenza. Il Parlamento ha
accettato l'arrivo di truppe sudanesi e ugandesi, il cui compito sarà
quello di ripristinare condizioni minime di sicurezza, anche se il ritorno
del governo a Mogadiscio appare oggi improbabile. Quello che serve è
un nuovo e deciso sforzo della comunità internazionale, in favore
di un Paese e di una popolazione per troppo tempo dimenticata.
Avvenire 11/06/06
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