L'Onu: truppe in Somalia. Le Corti: "Sarà guerra"

Il via libera del Consiglio di sicurezza a un contingente interafricano di 8mila uomini, scatena l'ira dei leader islamici: "La crisi esploderà e il numero di vittime aumenterà". Bolton (Usa): non agire provocherebbe un allargamento dell'instabilità a tutta la regione.

di Paolo M. Alfieri


Non si sa ancora né se né quando le truppe verranno effettivamente dispiegate, ma con una risoluzione approvata all'unanimità il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha comunque autorizzato l'altra sera la costituzione di una forza militare africana da inviare in Somalia. Qui si contrappongono da mesi un debole governo di transizione, stanziato a Baidoa, e le Corti islamiche, movimento al potere nella capitale Mogadiscio e in gran parte del territorio nazionale.
Il compito principale delle truppe sarà quello di proteggere l'esecutivo dall'avanzata degli islamisti e di tentare l'avvio di un dialogo tra le due parti. Impresa non facile, visto che le Corti hanno già rilanciato le loro minacce di "guerra santa contro gli invasori". La tensione è quindi destinata ad aumentare, e non solo in Somalia ma nell'intero Corno d'Africa, visto che tutti i Paesi della regione sono coinvolti nella crisi in corso.
Dovrebbero essere circa ottomila i militari coinvolti, una forza composta dagli Stati che aderiscono all'Igad, un corpo regionale dell'Africa orientale. Difficilmente, però, saranno chiamati a partecipare alla missione soldati etiopi o eritrei. Addis Abeba, infatti, è vista dalle Corti di Mogadiscio come il protettore-ombra del governo di Baidoa e già nelle corse settimane si sono verificati incidenti tra islamisti e militari etiopi, presenti (non in via ufficiale) sul territorio somalo a difesa dell'esecutivo. Dall'altra parte il governo di Asmara è invece considerato uno dei principali fornitori di armi delle Corti, e per questo motivo con tutta probabilità anche i militari eritrei saranno esclusi dalla forza Igad in Somalia.
La risoluzione Onu ha revocato anche l'embargo sulle armi (peraltro violato da più parti) imposto alla Somalia nel 1992. Il testo inoltre minaccia un intervento del Consiglio di sicurezza contro coloro che dovessero boicottare gli sforzi per il raggiungimento della pace, anche se non sono state precisate le eventuali sanzioni. Infine, il Consiglio di sicurezza ha intimato alle Corti islamiche di evitare ogni ulteriore avanzata militare sul territorio.
Il testo della risoluzione è stato fortemente sponsorizzato da Washington, principale bersaglio, insieme all'Etiopia, della propaganda incendiaria delle Corti. John Bolton, ambasciatore uscente degli Usa alle Nazioni Unite, ha sottolineato che "non intervenire in Somalia provocherebbe un allargamento dell'instabilità in tutta la regione". Ma da Mogadiscio il portavoce degli islamici ha rilanciato ieri l'opposizione delle Corti a un intervento armato. "Il nostro rifiuto di truppe straniere in Somalia è noto e non negoziabile - ha dichiarato Abdurahim Muddey - Con questa decisione, lì dove diventasse esecutiva, la crisi esploderà, il numero di vittime aumenterà enormemente, così come il numero delle tombe". "L'invio di militari Onu in Somalia è equiparabile a un attacco contro il nostro Paese - ha ribadito anche Sheikh Sharik Ahmed, leader delle Corti - Le nostre truppe sono pronte a combattere".
Di tutt'altro tenore le dichiarazioni del governo di Baidoa, che ha accolto con soddisfazione la risoluzione del Consiglio di sicurezza. "Facciamo appello a un dispiegamento di una missione di pace africana il più presto possibile, per permettere all'esecutivo di svolgere i suoi compiti ed assistere il popolo somalo", ha sottolineato il ministro dell'Informazione, Ali Jama.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, la diplomazia internazionale sta lavorando per cercare di ricucire le distanze tra le Corti e l'esecutivo, dopo il blocco dei negoziati avviati nei mesi scorsi. In questo senso l'annunciato dispiegamento delle truppe Igad potrebbe essere, secondo gli osservatori, soltanto uno strumento per forzare gli islamisti a tornare al tavolo delle trattative.




Avvenire 08/12/06


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