Somalia, normalizzazione islamica

Cresce la pressione delle "Corti". Dopo 11 anni riapre il porto di Mogadiscio. Minacce all'Etiopia

di Paolo M. Alfieri


I segnali si accumulano di continuo. Le Corti islamiche che a giugno hanno conquistato Mogadiscio, ogni giorno rafforzano il predominio non solo sulla capitale, ma su vaste regioni della Somalia intera.
Unendo propaganda a sfondo religioso ad arroganza e forza militare, le Corti si presentano sempre di più alla popolazione (approfittando anche della "distrazione" della comunità internazionale) come l'unica, "vera" autorità, condannando così a un ruolo più che marginale il governo ad interim, costretto dalla sua fragilità a restare "confinato" a Baidoa.
Un vero e proprio Stato nello Stato, quello instaurato dai tribunali che si rifanno alla sharia, con le sue regole, le sue leggi, i suoi divieti. È di una settimana fa, ad esempio, la messa al bando di ogni forma di riunione pubblica che non sia stata preventivamente autorizzata dalle Corti stesse. Autorizzazione che sarà concessa "solo nel caso in cui la riunione non rappresenti una minaccia per l'ordine pubblico e per la religione islamica".
Tra i passi fortemente simbolici attuati finora, la riapertura del porto di Mogadiscio, che dal 1995, anno in cui i caschi blu dell'Onu abbandonarono una Somalia in preda all'anarchia, non veniva più utilizzato. Una mossa letta dagli osservatori come utile a blandire quegli uomini d'affari che, dopo aver appoggiato l'ascesa degli islamici in contrapposizione agli "storici" signori della guerra, cominciavano ad opporsi alla svolta estremistica intrapresa dalle stesse Corti.
Le quali continuano, peraltro, anche l'avanzata militare: dopo aver conquistato Harardheere ed Eldher, i miliziani sono entrati anche nella strategica città portuale di Hobyo. Il governo, appena rinnovato con la nomina di 31 nuovi ministri, non può che assistere impotente all'offensiva dall'unica roccaforte rimastagli, (Baidoa, appunto).
A evitare la capitolazione dello stesso esecutivo è stata la forte presa di posizione dell'Etiopia. Addis Abeba, infatti, ostile all'eventuale instaurazione di un regime islamico ai propri confini, non ha esitato a inviare truppe in difesa del governo somalo, sostenendo di essere pronta a "distruggere chiunque tentasse di conquistare Baidoa". Gli islamici, sospettati da più parti di forti legami con gruppi fondamentalisti, hanno risposto promettendo "guerra totale" agli "invasori" se non si ritireranno e minacciando, al contempo, anche la comunità internazionale dall'invio di una forza militare "africana", così come previsto dall'organismo regionale Igad.
Intanto, i timidi tentativi di dialogo tra il governo e le Corti, iniziati e poi interrotti a causa dell'escalation militare, restano in completa fase di stallo. Allontanando, per ora, il ritorno alla pace e alla stabilità di uno dei Paesi più tormentati dell'intero continente africano.



Avvenire 25/08/06


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