Corti somale: "Jihad contro gli invasori"

Manifestazione minacciosa degli islamici a Mogadiscio: i tribunali coranici minacciano la "guerra santa" alle truppe etiopiche, stanziate da due giorni a Baidoa in difesa del governo di transizione. "Era necessario l'intervento di Addis Abeba: ora si può trattare, e i soldi avranno la loro importanza"

di Paolo M. Alfieri


Ricorrono alla piazza, ora che hanno capito che la strada verso Baidoa non è affatto spianata. Ora che Addis Abeba è passata dalle parole ai fatti, schierando truppe a difesa di quel governo di transizione somalo impaludato nelle proprie debolezze. Così le Corti coraniche chiamano i somali alla rivolta contro lo straniero. "Tutti hanno il dovere di difendere il loro Paese", è stata l'invocazione lanciata ieri da sheikh Sharif Ahmed, alto esponente di quei tribunali coranici che da un mese e mezzo controllano, oltre alla capitale Mogadiscio, ampie porzioni del territorio somalo. "Vi guideremo alla vittoria contro l'invasore", ha proseguito il leader islamista, ribadendo, per il secondo giorno consecutivo, che sarà "jihad" se i militari di Addis Abeba non lasceranno il Paese. Migliaia di persone hanno marciato ieri a Mogadiscio durante una manifestazione organizzata dalle Corti stesse. Una sfilata "imponente", secondo quanto riferito da fonti locali, "arricchita" dalla presenza inquietante di milizie armate con artiglieria pesante e slogan di fuoco contro "i nemici" Etiopia e Stati Uniti. Washington viene accusata dagli islamici di sostenere l'attivismo di Addis Abeba, dopo aver peraltro armato per diversi mesi i signori della guerra, sconftti militarmente dalle Corti. Il governo di Melles Zenawi ancora ieri negava di aver inviato proprie truppe a Baidoa a sostegno dell'esecutivo somalo, ma molti testimoni hanno confermato la presenza di "diverse centinaia" di soldati etiopici sia in città che nelle zone vicine. Alcuni analisti hanno stigmatizzato l'intervento di Addis Abeba, dichiarando che questa "ingerenza" mette a rischio i negoziati a Khartum. "In realtà, se il sostegno dell'Etiopia pone problemi di natura politica, offrendo il destro alla propaganda delle Corti, l'intervento delle sue truppe è stato fondamentale per evitare la vera e propria eliminazione fisica dei membri dell'esecutivo somalo - ha spiegato da Baidoa ad Avvenire una fonte che ha richiesto l'anonimato per motivi di sicurezza - Soltanto ora che si è ristabilito un certo equilibrio di forze si può davvero passare alle trattative". Il cosiddetto Gruppo di contatto sulla Somalia - organismo diplomatico che comprende anche Italia e Stati Uniti - ha chiarito che solo dopo un eventuale accordo tra il governo di transizione e le Corti sarà possibile l'arrivo nel Paese di una missione internazionale, che si faccia carico, tra l'altro, della formazione e dell'addestramento delle nuove forze di sicurezza somale. In realtà l'intesa tra le parti, separate da visioni e interessi inconciliabili, appare lontanissima. "Sia a livello ideologico che etnico-clanico non ci sono punti di contatto - sottolinea la nostra fonte - Le Corti sono nelle mani del clan degli Hawiye, e in particolare della tribù degli Habr-Gedir, la quale, originaria del centro del Paese, cerca da ormai 15 anni di occupare i territori meridionali. A questa "antica" ambizione si è poi aggiunto il sostegno da parte degli ambienti fondamentalisti internazionali, che ora soffiano sul fuoco per fare della Somalia una loro base". Molti osservatori ritengono che lo scontro finale per la conquista del Corno d'Africa sia ormai inevitabile. Diversi i fattori che saranno determinanti in questa fase. Innanzitutto il tipo di supporto che la comunità internazionale offrirà al governo di Baidoa, sia a livello economico che di sicurezza. Inoltre, "anche a favore delle Corti - spiega la nostra fonte - potrebbero essere previsti dei finanziamenti, subordinati però ad un accordo con l'esecutivo di transizione". A quel punto, però, entrerebbe in gioco un altro, ingombrante, elemento, ovvero la contro-proposta economica da parte dei finanziatori del terrorismo internazionale che tirano le fila delle Corti. "Vincerà l'offerta maggiore - osserva con realismo la fonte - Purtroppo il terrorismo, dispiace dirlo, offre sempre di più". Cash, tra l'altro. E il contante, in Africa come altrove, ha sempre avuto la sua importanza.

Avvenire 22/07/06


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