Somalia, le Corti in ritirata. "Mogadiscio sotto assedio".

Le truppe etiopi alle porte della capitale. Il governo offre l'amnistia. I miliziani islamici non hanno potuto contenere l'avanzata dei soldati stranieri e dei militari fedeli a Baidoa. Addis Abeba teme una strage di civili nella città e nega l'imminenza di un attacco. Ma i signori della guerra avvertono: oggi entriamo. L'Ua: "Fermare l'offensiva".

di Paolo M. Alfieri


E' un'offensiva implacabile quella delle truppe etiopiche in territorio somalo. Le Corti islamiche, il movimento che dettava legge fino a meno di una settimana fa in gran parte del Paese, non riescono in alcun modo a contenere l'avanzata delle forze di Addis Abeba, alleate ai militari fedeli al governo di Baidoa. Anche Jowhar, a lungo sede delle istituzioni transitorie somale prima di essere conquistata dagli islamisti, è ormai controllata dall'esercito etiopico.
La battaglia per questa località strategica, ultima grande città sulla strada per la capitale Mogadiscio, è durata diverse ore: almeno 60 le vittime tra gli uomini delle Corti e 45 i caduti tra le forze leali al governo, prima che gli islamici decidessero di battere in ritirata. "Abbiamo ricacciato i terroristi e i loro fiancheggiatori nella capitale - ha detto il comandante delle forze governative,.Hassan Abdulahji Haji, - Giorno dopo giorno perdono il controllo e non hanno la forza di resistere. Sono in fuga e la popolazione accoglie il nostro arrivo con gioia". "Quando i militari etiopici sono entrati in città - hanno raccontato alcuni testimoni - ci hanno detto che ora possiamo guardare alla televisione il calcio e i film che erano stati vietati dagli islamisti". Da quando, nello scorso giugno, erano salite al potere, le Corti avevano infatti unito all'applicazione della sharia una serie di "precetti morali", tra i quali il bando di ogni forma di spettacolo.
Ripresa Jowhar, le forze etiopiche sono avanzate fino alle porte di Mogadiscio, facendo il loro ingresso anche a Balad, centro ad appena trenta chilometri dalla capitale. Secondo quanto ha dichiarato l'ambasciatore somalo in Etiopia, Abdelkarin Farah, Addis Abeba non avrebbe intenzione, al momento, di conquistare Mogadiscio con la forza, "per evitare spargimento di sangue tra i civili". Probabilmente alla battaglia strada per strada verrà invece preferito un lungo assedio, in modo da fiaccare la resistenza delle Corti e provocare la loro resa. Il governo di Baidoa, peraltro, ha già offerto l'amnistia a quei miliziani islamici che decideranno di abbandonare le armi.
Di diverso avviso Mohammed Dheere, uno dei tanti ex signori della guerra che per anni hanno imperato in Somalia prima di essere scacciati proprio dalle Corti. Dheere, oggi in prima linea nei ranghi delle truppe governative somale, ha dichiarato che le forze regolari intendono attaccare Mogadiscio oggi stesso "da due direzioni".
L'Unione Africana, che inizialmente aveva giustificato l'intervento etiopico in Somalia, ha però intimato ad Addis Abeba di richiamare in patria i propri militari. "Chiediamo il ritiro dalla Somalia di tutte le truppe straniere", ha sottolineato ieri il presidente dell'Ua, Omar Konare, dopo un summit con i rappresentanti della Lega Araba. L'altra sera, invece, il Consiglio di sicurezza dell'Onu non aveva raggiunto un accordo per un appello unanime in tal senso. In particolare gli Usa - vicini all'Etiopia - hanno respinto un testo redatto dal Qatar che invocava la smobilitazione "immediata" dei militari etiopici.
Si guarda ora con apprensione alle prossime ore. Un'eventuale battaglia a Mogadiscio rischierebbe di trasformarsi in un vero e proprio bagno di sangue. Preoccupano, a questo proposito, soprattutto le drammatiche condizioni dei civili, già provati da quindici anni di anarchia. Tra l'altro il Programma mondiale alimentare (Pam) delle Nazioni Unite ha annunciato di essere stato costretto a interrompere i lanci via aerea di aiuti alimentari e a ritirare i suoi dipendenti da diverse zone del Paese a causa dei combattimenti. Il Pam era impegnato da settimane in una grande operazione di emergenza umanitaria soprattutto in quelle regioni colpite da devastanti inondazioni.
La sospensione delle missioni aeree di soccorso si è resa necessaria soprattutto dopo che l'Etiopia, per tre giorni di fila, ha utilizzato l'aviazione per far arretrare gli islamisti. Diversamente dal Pam, la Croce rossa internazionale ha invece comunicato di aver presentato richieste di autorizzazione per il sorvolo della Somalia al governo di Baidoa, allo scopo di inviare nel Paese dodici tonnellate di materiale sanitario e chirurgico. Sarebbero già diverse centinaia i feriti giunti nelle strutture sanitarie intorno a Baidoa e a Mogadiscio.
Si teme molto, inoltre, per le condizioni di coloro che sono stati costretti dagli scontri ad abbandonare i propri villaggi. Secondo l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, i combattimenti hanno già causato l'esodo di "migliaia di persone". Nei confronti delle quali tutte le parti combattenti "sono ora chiamate a rispettare i principi umanitari".




Avvenire 28/12/06


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