Somalia,
caos a Baidoa: assassinato un ministro
Il responsabile degli Affari costituzionali è stato colpito all'uscita
da una moschea
Fermato sospetto. Il governo: "È un'azione terroristica".
Esplode la protesta.
di Paolo M. Alfieri
Un omicidio "eccellente" rischia di far deragliare le già
flebili speranze di stabilizzazione della Somalia, dove sono sempre più
forti i contrasti tra le Corti islamiche di Mogadiscio e l'esecutivo di
transizione stanziato a Baidoa. Proprio a Baidoa è stato ucciso
ieri in un agguato il ministro per gli Affari costituzionali e federali,
Abdallah Deerow Isaq. L'esponente governativo è stato colpito da
una raffica di proiettili all'uscita di una moschea. "Un'azione terroristica
- secondo il ministro dell'Informazione, Mohamed Abdi Hayr - "Un
omicidio premeditato e ben organizzato". Subito dopo l'agguato, il
governo ha ordinato alle forze di sicurezza di bloccare ogni possibile
via di fuga dalla città, mentre alcune centinaia di persone sono
scese in strada per protestare contro l'episodio di violenza.
Le ricerche della polizia hanno portato all'arresto di un individuo, sospettato
di essere tra i componenti del gruppo che ha fatto fuoco contro Isaq.
L'uomo è stato interrogato per diverse ore: se verrà dimostrata
la sua colpevolezza rischia la pena di morte.
Per quanto riguarda i mandanti dell'operazione, diversi osservatori hanno
puntato il dito contro le Corti, sostenendo che l'omicidio rappresenta
un'ulteriore avvisaglia della volontà degli islamici di imporre
con la forza la propria autorità nel Paese. "Agguati così
ben preparati possono essere messi a segno soltanto da organizzazioni
collegate ad al-Qaeda", ha sottolineato un analista locale, ricordando
i sospetti più volte già circolati sui contatti tra le Corti
e il network di Ossama Benladen.
Uno dei principali leader dei tribunali, sheikh Sharif Ahmed, ha
smentito il coinvolgimento del movimento coranico con l'assassinio di
Isaq, "di cui, invece, è responsabile l'Etiopia". Addis
Abeba, intervenuta una settimana fa con centinaia di miliziani in difesa
del governo somalo, è vista dalle Corti come uno dei principali
ostacoli all'espansione del movimento islamico nel Paese.
Tra le altre ipotesi circolate sull'omicidio, anche quella di un regolamento
di conti tutto interno all'esecutivo, che negli ultimi giorni si è
diviso tra un'ala dura (capeggiata dal primo ministro, Ali Mohamed Gedi)
decisa a non riprendere i negoziati con gli islamici, e una corrente più
moderata (guidata dallo speaker del Parlamento, Sceikh Adan) disponibile
a riavviare le trattative.
Il braccio di ferro aveva portato, due giorni fa, alle dimissioni di una
ventina di membri governativi (tra ministri e sottosegretari). Isaq non
figurava nella lista di coloro che hanno abbandonato l'esecutivo, ma la
sua morte potrebbe rappresentare un avvertimento per altri esponenti delle
istituzioni.
Oggi, peraltro, il Parlamento discuterà una mozione di sfiducia
contro il premier, che rischia di essere estromesso dalla compagine di
Baidoa.
Da Mogadiscio, peraltro, giungono sempre più spesso voci secondo
le quali diversi velivoli, con a bordo "carichi misteriosi",
sarebbero atterrati negli ultimi giorni in città. Il sospetto avanzato
da alcune fonti locali è che i mezzi fossero imbottiti di armi
indirizzate ai miliziani delle Corti. È l'ipotesi fatta propria
anche dal governo di Baidoa, che non ha esitato a individuare nell'Eritrea
lo spedizioniere degli islamici.
Avvenire 29/07/06
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