È battaglia a Mogadiscio

Dieci morti. Cadaveri trascinati per strada dai miziani islamici Agguato delle Corti alle forze etiopi Scene di oltraggio sui corpi come per i marine Usa nel '93. Presa di mira anche la sede del ministero della Difesa: una sorta di "benvenuto" all'esecutivo che due giorni fa ha ristabilito la propria sede nella capitale abbandonando Baidoa

Paolo M. Alfieri

Sparatorie, colpi di mortaio, guerriglia urbana. E quella scena - i corpi di due soldati, uno etiopico l'altro somalo, trascinati senza vita per le strade di Mogadiscio - così simile al massacro dei marines Usa che nell'ottobre del 1993 mostrò al mondo la catastrofe somala. Quattordici anni più tardi, cambiati i protagonisti in campo, la Somalia ritrova la stessa violenza cieca, la stessa anarchia.
Sono almeno dieci, tra le quali sette soldati, le persone morte (ma alcune fonti parlano di venti vittime) e un centinaio i feriti della durissima battaglia di ieri tra miliziani islamici e forze etiopiche, che sostengono l'esecutivo di transizione somalo. Gli scontri, durati oltre sei ore, sono iniziati poco dopo le sei del mattino, quando alcuni convogli militari, di pattuglia nei quartieri maggiormente ostili al governo, hanno subito l'attacco dei guerriglieri. A essere presa di mira anche la sede del ministero della Difesa, nella parte meridionale della capitale, una sorta di "benvenuto" all'esecutivo che appena due giorni fa aveva ristabilito la propria sede a Mogadiscio abbandonando la città di Baidoa.
Il blitz dei miliziani non ha lasciato scampo né ai militari, che hanno peraltro risposto pesantemente al fuoco, né ai civili. Gli abitanti delle zone coinvolte hanno tentato una fuga disperata, ma sono stati in molti a restare intrappolati nel fuoco incrociato. "Potrebbero essere quasi un centinaio i feriti ricoverati a causa degli intensi combattimenti", ha detto all'agenzia Misna una fonte della Croce Rossa. Altre testimonianza drammatica quella di Ali Mohalim Mohamed, vice-direttore dell'ospedale Medina, una delle due principali strutture sanitarie di Mogadiscio: "L'ospedale è strapieno di feriti, stiamo cercando di sistemarli dove possiamo. Solo nel nostro ospedale, al momento, abbiamo 55 feriti e due morti. Una donna e la sua bambina piccola sono decedute poco fa per le ferite riportate".
Secondo alcune fonti i miliziani islamici avrebbero catturato sette militari (sia etiopici che somali), utilizzando come scudo, durante i loro blitz, anche donne e bambini. A dar manforte ai ribelli nel corso degli scontri sarebbero stati gli uomini di molti clan locali e anche gente comune. La maggior parte dei somali, soprattutto a causa delle "scorie" di guerre passate, non ha mai considerato come dei "liberatori" i militari etiopici, che hanno scacciato dalla Somalia nello scorso dicembre il movimento delle Corti islamiche. Ne è un segno evidente la determinazione con la quale in molti hanno infierito ieri sui corpi di due soldati uccisi.
Va poi considerato che due giorni fa il potente clan degli Hawiye ha reso noto un documento fortemente critico nei confronti del governo di transizione, minacciato di finire nel mirino nel caso non ponga fine alla "politica discriminatoria" nei confronti di alcune tribù. La sensazione è che nel Paese sia in corso una sorta di pericolosissimo tutti contro tutti. E pochi risultati sembra abbia conseguito, sul fronte della sicurezza, il recente dispiegamento di un migliaio di soldati ugandesi da parte dell'Unione africana. Dall'inizio dell'anno sono già oltre 200 le vittime di scontri e omicidi mirati e più di 600 i feriti, mentre almeno 40mila civili sono stati costretti ad abbandonare la Somalia al suo violento destino. E in pochi ormai si dicono ancora convinti che la Conferenza di riconciliazione nazionale, in agenda ad aprile, possa servire a risolvere davvero qualcosa, stante la situazione di anarchia attuale.

Avvenire 22/03/07



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