Somalia, al-Qaeda "alza la voce"

Chiamata alle armi del vice di Ossama Benladen, dopo la sconfitta militare degli islamici a opera dell'esercito etiope e del governo provvisorio: "Dovete tendere imboscate, minare i campi, compiere raid e campagne di martirio, in modo che possiate spazzarli via".

di Paolo M. Alfieri


E' il messaggio che gli analisti si attendevano da giorni. La chiamata alle armi, l'invito a non arrendersi, l'esortazione a trasformare la Somalia nel nuovo Afghanistan, nel nuovo Iraq. Al-Qaeda "regala" alle Corti islamiche il suo marchio di morte. E lo fa con una dichiarazione del "vice" di Ossama Ben Laden, Ayman al-Zawahiri, rilanciata attraverso uno dei siti Internet maggiormente utilizzati dal network terroristico.
"Dovete tendere imboscate, minare i campi, compiere raid e campagne di martirio, in modo che possiate spazzarli via", sottolinea il luogotenente di Ben Laden. Il riferimento è diretto alle truppe etiopiche. Queste ultime, con una micidiale avanzata, hanno scacciato da Mogadiscio e dal resto della Somalia il movimento delle Corti islamiche, che dettava legge in gran parte del Paese grazie alla vittoria sugli ex signori della guerra. I leader delle Corti e i loro miliziani - almeno duemila, per la maggior parte stranieri - sono stati costretti a rifugiarsi nell'estremo Sud del Paese. Da qui continuano a minacciare sia il governo di Addis Abeba che il governo di transizione somalo, sostenendo che si batteranno fino alla fine per scacciare "gli invasori".
Da più parti, nei mesi scorsi, le Corti sono state accusate di essere in diretto collegamento con al-Qaeda. Ma le accuse erano sempre stati rispedite al mittente dagli islamisti, secondo i quali esse avevano come unico obiettivo l'ingerenza di Paesi stranieri sulla Somalia. Il messaggio di al-Zawahiri, in questo senso, accredita invece quei sospetti. "Come accaduto in Iraq e Afghanistan quando la potenza più forte del mondo è stata sconfitta dalle campagne delle truppe dei mujaheddin diretti in paradiso, così i suoi schiavi saranno sconfitti nella terra musulmana di Somalia", ha detto il numero due di al-Qaeda.
Al-Zawahiri non si è inoltre lasciato sfuggire l'occasione per un attacco diretto contro gli Usa, che hanno sponsorizzato l'avanzata etiopica in funzione anti-islamica. "Fratelli musulmani in Somalia, non abbiate paura della forza americana perché l'avete già sconfitta in passato con l'appoggio di Allah e oggi è più debole che mai". Il riferimento è alla débâcle subita da Washington nella missione Restore Hope, lanciata dall'Onu in Somalia nel 1992. Nell'ottobre del 1993, infatti, i cadaveri di diciotto marines vennero trascinati per le strade di Mogadiscio - in preda all'anarchia - e mostrati in televisione: gli Usa inorridirono davanti a quelle scene crudissime, che contribuirono al fallimento della missione, conclusasi poi nel marzo del 1995.
Gli analisti si chiedono ora quale sarà l'effetto immediato del messaggio di Al-Zawahiri. Inizierà subito una guerriglia quotidiana a bassa intensità? E' quello che al-Qaeda auspica, in modo da aprire un nuovo fronte anti-occidentale. E' quello che in Somalia tutti temono, vedendo allontanarsi ancora il ritorno alla stabilizzazione del Paese.



Avvenire 06/01/07

Emergenza umanitaria: già ventimila i profughi

Paolo M. Alfieri

Mentre la diplomazia cerca di riannodare i fili della complicata situazione somala, la tensione in tutto il Paese non accenna a diminuire. Da una parte, soprattutto a Mogadiscio, molti ex signori della guerra stanno approfittando della fuga delle Corti islamiche per ripristinare taglieggiamenti e gabelle sulla popolazione. Dall'altra, in particolare nel Sud, al confine con il Kenya, le forze etiopiche e quelle del governo di transizione continuano la loro caccia agli jihadisti in fuga.
Il tutto mentre la crisi umanitaria è sempre più grave, con almeno 20mila persone fuggite nelle ultime settimane dai propri villaggi per sottrarsi agli scontri armati. Il segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, ha annunciato che Washington ha stanziato 16,5 milioni di dollari, in gran parte destinati al Programma alimentare mondiale dell'Onu, per far fronte alle esigenze degli sfollati. I quali, peraltro, restano in gran parte ammassati alle frontiera con il Kenya, che tre giorni fa ha deciso di chiudere formalmente le proprie frontiere. L'esercito di Nairobi pattuglia costantemente i propri varchi d'ingresso, nel timore che i miliziani islamici possano infiltrarsi sul proprio territorio.
Intanto a Mogadiscio sembra non abbia dato i frutti sperati la campagna di disarmo volontario che il governo aveva istituito promettendo l'amnistia a quanti vi avessero preso parte. "In molti pretendevano denaro in cambio della deposizione delle armi", ha ammesso il ministro dell'Interno, Hussein Aidid, secondo il quale la gente ancora si chiede se l'esecutivo sia davvero in grado di garantire la tutela della popolazione.
Appena due giorni fa, proprio nella capitale, una persona è rimasta uccisa in un attacco con una granata contro un camion cisterna, ma dappertutto la situazione della sicurezza resta altamente precaria. "Le Nazioni Unite continuano a sostenere gli sforzi dei somali per costruire un Paese basato sui diritti umani e il rispetto dello stato di diritto", ha sottolineato il segretario generale dell'Onu, Ban ki-Moon, secondo il quale le autorità provvisorie devono sforzarsi di "creare un contatto con altri gruppi esistenti nel Paese" e "impegnarsi in un processo politico inclusivo".
Intanto fa discutere l'arresto a Nairobi, segnalato ieri dall'agenzia Misna, di quattro deputati somali, fermati in un albergo della capitale keniana. Si tratterebbe di parlamentari che si erano pubblicamente opposti alla presenza in Somalia di truppe etiopiche e che a novembre avevano partecipato a un incontro diplomatico - capeggiato dal presidente del Parlamento, Sharif Hassan Sheikh Aden - con le Corti islamiche. Sempre stando alla Misna, un altro deputato somalo avrebbe rivelato l'esistenza di una lista di 26 parlamentari, di cui le autorità di Mogadiscio avrebbero chiesto l'arresto, perché considerati vicini alle Corti o comunque contrari alla presenza dell'Etiopia in Somalia.

 


Indietro
Home page

[email protected]
Hosted by www.Geocities.ws

1