Somalia, "accordo" sul disarmo e aiuti

Impegno dei signori della guerra. Ma i miliziani sparano: 2 morti. Prosegue la caccia ai guerriglieri islamici nel sud del Paese: "Commando Usa nella zona bombardata lunedì".

di Paolo M. Alfieri


L'annuncio sarebbe di quelli storici. I signori della guerra somali che si impegnano a smantellare i propri squadroni e a integrarli in una forza di sicurezza nazionale. Se non fosse che mentre i loro leader sottoscrivevano l'accordo con il presidente Abdullahi Yusuf, all'esterno di Villa Somalia, la residenza presidenziale, i miliziani facevano ripiombare ieri mattina Mogadiscio nel caos, segno evidente di quanto complicato sarà l'effettivo processo di disarmo e pacificazione.
La sparatoria è durata parecchi minitu. A scontrarsi con la guardia presidenziale, gli uomini, appartenenti a un clan rivale, del potente warlord Mohamed Qanyare Afrah. Le vittime sarebbero, secondo alcune fonti, almeno sei e una decina i feriti, mentre stando al portavoce del governo, Abdirahman Dinari, il bilancio è di due morti e quattro feriti. Una decina di fedelissimi di Afrah sarebbero stati poi arrestati. Dinari ha parlato di un semplice "incidente", ma nemmeno gli incidenti possono essere sottovalutati nel complicato scenario della Somalia attuale, dove peraltro prosegue la caccia ai miliziani islamici nel Sud del Paese dopo i raid aerei americani ed etiopici dei giorni scorsi.
Dopo il vertice a Villa Somalia, il portavoce dell'esecutivo ha elencato i nomi dei sette signori della guerra che avrebbero aderito al disarmo. Oltre a Mohamed Qanyare Afrah, c'è il sì anche di Abdi Hassan Awale Qeiybdid, l'ultimo warlord ad arrendersi, a metà dello scorso luglio, all'avanzata delle Corti islamiche a Mogadiscio. Mesi prima i signori della guerra avevano formato la cosiddetta Coalizione Anti-terrorismo, sostenuta dagli Usa, con l'obiettivo, poi fallito al costo di centinaia di vittime, di contrastare i miliziani islamici.
Negli ultimi quindici anni sono stati gli stessi signori della guerra a far precipitare la Somalia nell'anarchia, spartendosi la capitale, taglieggiando la popolazione e innescando ogni tipo di traffico illecito. La "svolta" annunciata ieri, se perseguita nei fatti, rappresenterebbe dunque una novità sostanziale. "Sono state create due commissioni, una governativa e l'altra da parte dei signori della guerra, con l'obiettivo di definire tempi e modi della consegna delle armi e dell'integrazione all'interno delle forze governative", ha spiegato all'agenzia Misna il portavoce del governo, Dinari. Senza il sostegno dei warlord e dei capoclan locali, d'altronde, il compito delle autorità di riportare la stabilità in Somalia sarebbe quantomeno arduo.
Intanto, riguardo all'escalation nel Sud del Paese, il Washington Post ha segnalato che una squadra di militari americani sarebbe operativa nella zona bombardata lunedì dall'aviazione Usa. Già nei giorni scorsi, alcune fonti anonime avevano parlato di un'azione di forze speciali statunitensi via terra. Secondo il Washington Post l'operazione sarebbe mirata all'identificazione delle vittime dei raid aerei. Giovedì una fonte della Casa Bianca aveva riferito che erano stati uccisi una decina di "affiliati di al-Qaeda", ma tra le vittime non ci sarebbe nessuno dei tre super ricercati dell'Fbi.
Le truppe etiopiche, peraltro, continuano le loro operazioni. Il ritiro dei militari di Addis Abeba non appare così prossimo. Nonostante da più parti si invochi l'invio di una forza africana in Somalia, il dispiegamento di una missione multinazionale è subordinato a complicati accordi politici tra le diverse componenti somale. La stessa Uganda, primo Paese ad aver dato la propria disponibilità per la missione, ha evidenziato negli ultimi giorni i rischi gli eventuali rischi per i propri soldati nel caso non si arrivi a soluzioni condivise.





Avvenire 13/01/07

Ponte aereo dell'Acnur. Quasi centomila i rifugiati

Paolo M. Alfieri

Emergenza umanitaria in Somalia. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sta trasportando aiuti umanitari in Somalia attraverso un ponte aereo: l'Agenzia ha inoltre inviato due squadre d'emergenza in Somalia ed in Etiopia affinchè queste verifichino le notizie circa l'esistenza di spostamenti di popolazione nel Nordest della Somalia ed il possibile influsso di rifugiati somali nell'Etiopia orientale.
Giovedì scorso una squadra di emergenza dell'Acnur ha raggiunto Galkayo, nella parte meridionale della regione somala del Puntland. Si tratta della prima di una serie di missioni di valutazione congiunte condotte dalle agenzie umanitarie, volte sia a valutare la portata dei nuovi spostamenti di popolazione, sia a far fronte alle esigenze dei somali sfollati nel Puntland meridionale, regione che si trova al confine con la Somalia centrale, dove imperversa il conflitto. L'Acnur ha ricevuto notizia che in seguito ai combattimenti che hanno avuto luogo a Mogadiscio a fine di dicembre circa 10mila nuovi sfollati somali sono giunti nella città di Galkayo. La popolazione di sfollati nella regione frontaliera del Puntland e nella Somalia Centrale conta complessivamente circa 80mila persone. Nell'intera Somalia sono presenti oltre 400mila sfollati interni, la maggior parte dei quali sono stati costretti a spostarsi durante conflitti precedenti e a causa della siccità che ha colpito la Somalia meridionale e centrale.
La visita ad uno dei 14 insediamenti di Galkayo, svoltasi giovedì, ha confermato l'impellente necessità di alloggi ed altri beni di prima necessità, quali teli di plastica, taniche per l'acqua, materassi, coperte e set di utensili per la cucina.
In Etiopia, una squadra di emergenza dell'Acnur ha raggiunto la regione orientale del Paese per verificare l'esistenza di nuovi arrivi dalla e per condurre le attività preliminari di registrazione dei nuovi richiedenti asilo. Attualmente nel Paese si trovano oltre 97.300 rifugiati.
L'Acnur rimane fortemente preoccupato per la situazione umanitaria all'interno della Somalia. L'Agenzia ha ricevuto notizia di circa cento feriti diretti verso il confine keniano in cerca di soccorso medico.
Anche Save the children e Unicef hanno unito le loro forze per denunciare la tragedia nella tragedia dell'emergenza umanitaria in Somalia. Non solo "i bambini sono vittime del conflitto", ma, secondo molte testimonianze, sono stati spesso costretti a partecipare "come combattenti" negli scontri.
Per salvare l'innocenza dei più piccoli dall'orrore dei combattimenti, le due organizzazioni si sono appellate al governo somalo, affinché "tutti i bambini arruolati con gli eserciti o i gruppi armati vengano immediatamente smobilitati o rilasciati dai centri di detenzione se prigionieri".

Avvenire 13/01/07


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