Somalia, i signori della guerra
firmano l'accordo di pace


Nel nuovo Parlamento, composto da 275 membri, saranno rappresentati tutti i clan. La prima seduta potrebbe essere a Roma.

Paolo M. Alfieri


Nairobi - La Somalia trova finalmente la pace a conclusione dei negoziati tra capi clan e signori della guerra. È stato infatti firmato nella capitale keniota Nairobi un importante accordo che porterà nel volgere di pochi mesi alla costituzione del primo governo nazionale somalo dal 1991. I precedenti colloqui, una dozzina negli ultimi 13 anni, erano sempre stati interrotti nel volgere di poche settimane.

L'accordo prevede l'istituzione di un Parlamento di transizione con sede a Mogadiscio formato da 275 membri, 61 per ognuno dei quattro maggiori clan del corno d'Africa più 31 da suddividere tra gli altri. I parlamentari eleggeranno poi un presidente ad interim che formerà una coalizione di governo che resterà in carica cinque anni, durante i quali sarà redatta una nuova carta costituzionale sulla quale tenere un referendum. "I somali hanno deciso di risolvere i contrasti in modo amichevole firmando un accordo che porterà alla fine dell'anarchia", ha detto a conclusione dei negoziati uno dei più conosciuti signori della guerra, Hussein Mohammed Farah.

Alla firma dell'accordo di pace era presente in qualità di garante il presidente della Repubblica keniana, Mwai Kibaki. La mediazione ha avuto il supporto dell'Igad, organismo che raggruppa i paesi del Corno d'Africa. Anche l'Italia ha avuto un ruolo di rilievo, tanto è vero che alcuni leader somali hanno chiesto di inaugurare simbolicamente a Roma le sedute del Parlamento che verrà eletto.

Un accordo precedente - firmato nel 2000 - aveva creato un governo, guidato da Abdikassim Salad Hassan, che aveva il controllo esclusivamente sulla regione attorno a Mogadiscio. Ma le fazioni in lotta non avevano mai riconosciuto la legittimità di quel governo, decidendone così di fatto la sua caduta. Lo stesso Salad Hassan, alla cerimonia che ha celebrato la firma dell'attuale negoziato, ha affermato : "Siamo convinti che lo spirito positivo che ha accompagnato queste trattative ci aiuterà a capire finalmente le differenze interne alla nostra società".

Un recente rapporto sulle condizioni di vita della popolazione somala, il Socio-Economic Survey of Somalia, aveva messo in luce le difficoltà di sopravvivenza che la popolazione ha dovuto affrontare a cause dell'assenza di un governo centrale. Il 43% dei somali vive attualmente in una condizione di povertà estrema (meno di un dollaro al giorno il reddito pro-capite).

Ifg online 30/01/04


 

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