Usa, quando la cura è peggio del male

In Arkansas eseguita la pena capitale su Charles Singleton, costretto a guarire per non sfuggire al boia.

Paolo M. Alfieri


Little Rock - Charles Laverne Singleton, schizofrenico dichiarato, detenuto nel braccio della morte della prigione di Varner, è stato giustiziato con un'iniezione letale dopo 25 anni di carcere. Il caso della condanna alla pena capitale inflitta a Singleton è stato tra quelli che più avevano coinvolto negli ultimi tempi associazioni che operano a favore dei diritti umani (Amnesty International su tutte) e istituzioni internazionali.

Nel 2002, infatti, la Corte Suprema americana aveva affermato che le esecuzioni capitali eseguite nei confronti dei malati di mente (la schizofrenia di Singleton era stata stabilita con certezza) costituiscono una punizione eccessiva e crudele.

Nel febbraio 2003 la Corte d'appello federale di St.Louis (prendendo spunto da una decisione del 1990 della Corte Suprema secondo cui gli Stati possono curare forzosamente i prigionieri che mettano in pericolo se stessi o gli altri) aveva sancito che se il dead man walking Singleton soffriva di problemi mentali, lo stato dell'Arkansas avrebbe potuto curarlo con farmaci adeguati, fino a quando non fosse ritenuto sano abbastanza da essere messo a morte.

Il giudice Roger Wollman, in quell'occasione, scrisse: "I farmaci costituiscono un beneficio per il condannato. Il fatto poi che la cura abbia come esito quello di dare a Singleton tutti i requisiti per essere giustiziato è l'unica conseguenza indesiderata della terapia".

Howar Zonana, docente di psichiatria, aveva affermato che "non si può curare qualcuno per farlo giustiziare" e aveva ricordato che l'American Medical Association vieta trattamenti del genere.

Anche l'Unione Europea aveva lanciato un appello formale perchè non si procedesse con una terapia che era finalizzata ad un recupero dello stato di salute di Singleton per poter procedere alla sua esecuzione. Un trattamento ritenuto dagli Stati membri contrario alle norme sui diritti umani e agli standard dell'Onu. Veniva quindi richiesta una commutazione della pena.

Durante l'ultimo anno gli avvocati di Singleton hanno più volte chiesto l'interruzione delle cure. Il trattamento a base di antipsicotici è invece andato avanti senza sosta, giusto in tempo per riportare Singleton ad una parvenza di equilibrio mentale, portarlo davanti al boia e, soprattutto, fargliene rendere conto.

Singleton era stato condannato a morte per avere accoltellato e ucciso la cassiera di un negozio di alimentari nel 1979 e la sua salute mentale era andata peggiorando di anno in anno. Addirittura era convinto che la donna non fosse mai morta e che anzi lo attendesse per sposarlo. In una delle sue ultime dichiarazioni ha affermato che Dio gli aveva ordinato di uccidere il Presidente Bush e il dottor Oglesby, il suo medico nel braccio della morte.

Singleton è stata la prima persona dell'anno ad essere uccisa in Arkansas, la 26esima da quando è stata ripristinata la pena di morte quasi venti anni fa. Qui l'opinione pubblica approva la pena capitale quasi all'unanimità, e anche l'ex Presidente Usa Bill Clinton, governatore dello Stato per otto anni, firmò diverse condanne a morte.

Le statistiche smentiscono che la pena di morte diminuisca il tasso di criminalità,
tanto è vero che il Massachussets, dove le esecuzioni sono abolite da anni, registra il tasso più basso di omicidi. Ma sono statistiche che non servono in tempo di elezioni.

Ifg online 22/01/04











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