Iraq, tre reporter della Reuters torturati dall'esercito Usa

Paolo M. Alfieri


Londra - Tre reporter iracheni dell'agenzia di stampa "Reuters" sono stati sequestrati da militari dell'esercito americano e hanno subito gravi violenze per tre giorni. L'episodio si é verificato nella città di Falluja. I giornalisti (Salem Ureibi, Ahmed Mohammed Hussein al-Badrani e Sattar Jabar al-Badrani) stavano filmando la scena dell'incidente occorso ad un elicottero Usa "Kiowa Warrior" nel quale ha perso la vita un soldato, quando le truppe hanno aperto il fuoco contro di loro, nonostante indossassero giubbotti con in evidenza la scritta "Press".

Arrestati anche se in possesso di regolari documenti e accrediti stampa, sono stati trattenuti per 72 ore all'interno di una base del comando militare americano. Lì sono stati brutalmente torturati fisicamente e psicologicamente. I soldati li hanno presi a calci in bocca, insultati, spogliati, costretti a rimanere in piedi per ore, braccia alzate e palmi delle mani pressati contro le sbarre di una cella. Infine li hanno minacciati di essere trasferiti in quel buco nero che è diventata la base di Guantanamo, a Cuba, dove sono tenuti prigionieri uomini appartenenti ad Al-Qaida.

I militari protagonisti della vicenda, facenti parte della 82esima Airborne Division, non hanno rilasciato dichiarazioni sull'accaduto e, soprattutto, non hanno presentato le loro scuse alla Reuters. Hanno preferito invece minacciare l'agenzia stessa e i reporter di non rendere pubblico l'episodio, pena ulteriori future ritorsioni. La "Reuters" però ha già presentato una protesta formale al Pentagono. Il portavoce dell'esercito Usa in Iraq, il brigadier generale Mark Kimmitt, sostiene di aver aperto un'inchiesta sulla vicenda.

Per la "Reuters" si tratta dell'ennesimo episodio di violenza alla quale vengono sottoposti i suoi giornalisti. Lo scorso agosto un cameraman dell'agenzia inglese, Mazen Dana, era morto dopo essere stato colpito dall'esercito Usa mentre filmava scene di combattimenti fuori da una prigione di Baghdad. La sua telecamera, questa la versione delle truppe, era stata scambiata per un lanciarazzi nemico.
Nell'aprile scorso un altro cameraman della "Reuters", l'ucraino Taras Protsyyuk, era morto sotto i colpi sparati da un carroarmato americano contro l'Hotel Palestine, sede della stampa internazionale non "embedded" nella capitale irachena.

La triste vicenda occorsa ai tre reporter della "Reuters" ha preceduto di poche ore l'arrivo a Baghdad di una delegazione di giornalisti dell'International Federation of Journalists (Ifj). Obiettivo della loro missione é quello di avviare un programma di supporto per i reporter in Iraq e di svolgere dei seminari riguardanti la sicurezza in zone di guerra. Aidan White, segretario dell'Ifj, ha dichiarato che i giornalisti sono sottoposti a tremende pressioni e minacce quotidiane in Iraq e che é necessario un maggior rispetto per il giornalismo indipendente da parte delle autorità. Pochi mesi fa l'Ifj ha pubblicato un Report molto critico sull'esercito americano in Iraq, dal titolo eloquente "Justice Denied on the Road to Baghdad".

Ifg online 20/01/04

 

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