Olanda, vincono i democristiani

Le prime proiezioni danno ragione al premier. Ma per guidare la nazione potrebbe essere costretto a scegliere alleanze con l'estrema destra o a puntare su una "grande coalizione". Tracollo per i laburisti di Bos. Per la formazione del nuovo governo si aprono scenari tutti da verificare.

Paolo M. Alfieri

I cristiano-democratici del premier Jan Peter Balkenende in testa con 39 seggi (meno cinque rispetto al 2002), seguiti dai laburisti di Wouter Bos con 33 (meno nove) e dai socialisti massimalisti di Jan Marijnissen che passano da nove a venticinque seggi, e dai liberali del Vvd di Mark Rutte e del ministro dell`Immigrazione Rita Verdonk, che perderebbero sei scranni: ne avevano 28. La terza proiezione sulle elezioni legislative nei Paesi Bassi, diffusa poco prima delle 23 di ieri sera (tre ore dopo la chiusura dei seggi), conferma in pieno i sondaggi della vigilia, che davano il partito del primo ministro avanti di pochi punti sui rivali della sinistra.
Formare una nuova maggioranza di governo, per Balkenende, non sarà semplice. Ultimato lo spoglio i leader dei vari partiti presenteranno alla regina Beatrice le loro raccomandazioni sul nuovo esecutivo. A quel punto la sovrana affiderà a Balkenende (leader del partito di maggioranza relativa), il compito di avviare i negoziati con gli altri gruppi. Essendo 150 gli scranni nella Camera Bassa del parlamento dell'Aja, la soglia da raggiungere per ottenere la maggioranza è di 76 seggi. La frammentazione dei consensi dovuta all'alto numero dei partiti che hanno preso parte al voto (24), apre a questo proposito diversi scenari.
Una prima possibilità è data da un governo di coalizione con cristiano-democratici e liberali del Vvd (che hanno partecipato anche all'esecutivo di minoranza al potere negli ultimi sei mesi) uniti ai conservatori dell'Unione cristiana. Si tratterebbe della stessa alleanza ipotizzata in un primo momento dopo il voto del 2002: alla fine, però, Balkenende optò per i centristi del D66.
Altra opzione è una coalizione Cda-Vvd più il Partito della libertà di Geert Wilders, che dovrebbe aggiudicarsi 8 seggi. Wilders, che ha abbandonato il Vvd oltre un anno fa, ha già detto di essere disponibile a unire la proprie forze a un esecutivo di questo tipo. In campagna elettorale, peraltro, ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiudere le frontiere agli extracomunitari e il suo "no" all'ingresso della Turchia nell'Unione. Inevitabilmente, un'alleanza con Wilders spingerebbe ancora più a destra l'asse della coalizione di governo, esponendo Balkenende alle critiche di quanti vedono nel fondatore del Partito della libertà soltanto un pericoloso islamofobo.
Più accreditata, ma comunque di non semplice realizzazione, è la nascita di una grande coalizione sul modello tedesco, con l'unione di cristiano-democratici e laburisti. Una delle incognite sta nel fatto che Wouter Bos ha sempre dichiarato di non voler diventare vice-premier con Balkenende sulla plancia di comando. Inoltre, se è vero che in campagna elettorale raramente i due principali partiti olandesi si sono scambiati colpi bassi, è anche vero che i programmi dei due gruppi (dagli aspetti economici a quelli sociali) appaiono agli osservatori difficilmente conciliabili.
Al di là dell'eventualità di una grossa coalizione, per Bos il voto di ieri (se i risultati confermeranno le proiezioni) è una sconfitta difficilmente digeribile. Per mesi i suoi laburisti sono stati in testa ai sondaggi, ma il buon andamento dell`economia ha fatto risalire Balkenende nei consensi. Per tutta la giornata di ieri i due rivali hanno continuato a far campagna elettorale. Il Consiglio elettorale non si è opposto, vietando soltanto la propaganda fuori dai seggi. Dopo aver votato nella sua città natale di Capelle aan de IJssel, Balkenende si è recato in diverse città a bordo di un autobus, distribuendo the e dolci agli elettori. I laburisti si sono invece affidati alla propaganda via sms, inviando migliaia di messaggi sui telefonini. Momento di imbarazzo per il loro leader, Bos, quando, giunto al seggio, si è accorto di aver dimenticato i documenti ed è dovuto tornare a casa per recuperarlo. Forse un segnale premonitore di una corsa elettorale destinata a finire male.


Avvenire 23/11/06




Rotterdam, "Non è un reato paragonare l'islam al nazismo"

Nei Paesi Bassi non è reato paragonare l'attuale crescita dell'islamismo all'avanzata del nazismo nella Germania degli anni Trenta. Lo ha stabilito una corte distrettuale di Rotterdam, che ha rigettato così un ricorso presentato dal partito Islam Democraten. Secondo quest'ultimo, infatti, era da ritenersi altamente offensivo per la comunità musulmana olandese uno spot elettorale radiofonico del partito EénNL (Una Olanda) di Marco Pastors. "L'establishment ha preferito guardare altrove negli anni Trenta davanti alla crescita del nazismo. Oggi non reagisce contro l'islamismo", è il testo del controverso messaggio. Che secondo i giudici, però, non è necessariamente offensivo in un contesto politico e, soprattutto, non eccede i limiti della libertà di espressione.
Pastors ha accolto con soddisfazione l'esito del procedimento che lo ha visto assolto. Già delfino di Pim Fortuyn - il populista de "l'Olanda è piena" assassinato nel 2002 -, il leader di EénNL non ha lesinato in campagna elettorale invettive contro gli immigrati extracomunitari. Nel 2005 Pastors venne estromesso dalla giunta della città di Rotterdam (dove rappresentava il Leefbaar, la sezione locale della lista Fortuyn) dopo aver rilasciato alcuni commenti sui "musulmani che usano la loro religione per giustificare atti criminali". (P.M.Al.)

Avvenire 23/11/06


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