Cellula islamica dietro
il delitto di Theo van Gogh


Arrestati sei nordafricani: "Un network del terrore". Nella rivendicazione minacce di morte a politici. Sotto sorveglianza una moschea di Amsterdam, sospettata di essere al centro del reclutamento. Si temono attentati kamikaze, aumentata la protezione nella capitale.

Paolo M. Alfieri

<Organizzazione criminale a scopo di terrorismo>. C'è anche questo tra i sei capi d' accusa di cui sarà chiamato a rispondere Mohammed B., il 26 enne olandese di origine marocchina arrestato per l'omicidio del regista Theo Van Gogh, vittima di un'aggressione quattro giorni fa nel pieno centro di Amsterdam. Gli inquirenti olandesi ritengono infatti l'assassino a capo di una cellula terrorista. Agli arresti sono finiti sei islamici di origini nordafricane, che avrebbero partecipato all'organizzazione dell'agguato a Van Gogh.

Le autorità stanno indagando anche sui possibili collegamenti del gruppo con altri network del terrore, in particolare con i responsabili degli attentati del maggio scorso a Casablanca. Secondo il procuratore Leo de Wit gli arrestati sarebbero gli autori della lettera ritrovata, insieme ad un coltello, vicino al corpo di Van Gogh. Una lettera di cui solo ieri è stato reso noto il contenuto e che ha scosso ulteriormente l'opinione pubblica olandese, già particolarmente colpita per l'omicidio del regista.

Il testo contiene infatti, oltre alla traduzione in olandese di alcuni versetti del Corano, pesanti minacce di morte alla parlamentare Ayaan Hirsi Ali e ad altre autorità politiche del Paese la cui identità non è stata svelata.

La liberale Hirsi Ali, deputato di origini somale e autore della sceneggiatura del film di Van Gogh <Submission>, in cui veniva messo sotto accusa il trattamento violento subito dalle donne nel mondo islamico, è definita nella lettera una <fondamentalista miscredente> che fin dal suo ingresso sulla scena politica olandese <ha costantemente terrorizzato i musulmani e l'islam con le sue dichiarazioni>.

Il ministro della Giustizia olandese Piet Hein Donner, ha definito il messaggio <un chiaro avvertimento>, che, in quanto tale, è da tenere nella massima considerazione. Nella lettera anche dichiarazioni di accusa contro l'intero sistema politico olandese, dominato, secondo gli autori, dalla componente di origine ebraica.

Jozias van Aartsen, leader dei liberali e il sindaco di Amsterdam, Job Cohen, vengono tacciati di propagandare e attuare misure contro i <non ebrei>. In una conferenza stampa lo stesso Cohen ha definito le minacce anti-ebraiche come <rivoltanti> e ha annunciato che sono sotto stretta sorveglianza le attività in corso in una moschea della capitale, sospettata di essere al centro del reclutamento terrorista.

A far discutere è anche una seconda lettera, ritrovata durante le perquisizioni che hanno portato all'arresto dei sei islamici, che riportava la dichiarazione di un membro del gruppo che si definiva ormai <pronto a morire da martire per la sua fede>.

Le forze dell'ordine hanno intanto aumentato il numero degli agenti in servizio nelle strade della capitale olandese. Una misura precauzionale, visto che la situazione in città è tranquilla, ma inevitabile per <ripristinare l'ordine pubblico se sarà necessario>, secondo le parole del commissario di polizia Bernard Welten. Le autorità temono infatti che gli ultimi sviluppi delle indagini possano provocare nel Paese episodi di violenza a sfondo razziale.

Avvenire 06/11/04

 
 
 

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