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Olanda, rogo mortale
per 11 clandestini
In fiamme il centro di detenzione dell'aeroporto di Amsterdam.
"Soccorsi in ritardo". Ignote le cause, ma una radio locale
accusa le forze dell'ordine di aver sottovalutato l'allarme lanciato dagli
extracomunitari. Le "gabbie" non erano dotate di un sistema
di apertura automatica.
Paolo M. Alfieri
In quelle drammatiche "sale
d'aspetto", al di qua delle sfavillanti vetrine e dei business center
per le quali Schiphol è stato più volte considerato in passato
il miglior aeroporto del mondo, l'odore acre del fumo e della disperazione
ha avvolto ogni cosa. Le pareti annerite dalle fiamme di questo prefabbricato
ricoperto di lastre d'alluminio alla periferia di Amsterdam sono state
la destinazione finale per undici detenuti di provenienza e umanità
varia, "semplici" clandestini, stranieri con il permesso di
soggiorno scaduto o piccoli corrieri della droga, comunque scarti di cui
il governo olandese aveva decretato l'espulsione.
Non si conoscono ancora le cause che l'altra notte hanno fatto divampare
il rogo. Certo, le fiamme, stando al sindaco locale, Michel Bezuijen,
si sono propagate "con grande velocità" e sono state
necessarie quattro ore per far tornare la situazione alla normalità.
Molto meno certo è quanto accaduto prima. E' vero o no che gli
agenti responsabili della sicurezza non hanno preso in considerazione
i primi allarmi dei prigionieri sul fumo che si andava propagando nei
locali? La denuncia è stata lanciata a un'emittente locale da uno
dei detenuti. Le autorità, per il momento, negano. Martin Bruinsma,
portavoce della Procura, ha assicurato che i servizi d'emergenza sono
entrati in azione "con estrema rapidità".
Quello che le autorità non negano è che le celle sono state
aperte una ad una, con conseguente dispendio di tempo, perché il
centro, costruito nel 2002, non è dotato di un sistema di apertura
automatica e simultanea. Una mancanza criticata aspramente dal Consiglio
nazionale olandese per i rifugiati, che ha sottolineato la "pericolosità
estrema" di un simile impianto per l'incolumità dei detenuti.
I ministri della Giustizia e dell'Immigrazione, Piet Hein Donner e Rita
Verdonk, hanno dichiarato che i soccorritori "hanno fatto tutto il
possibile" e che sono rimasti "impressionati" dai soccorsi.
Non hanno mancato, i due ministri, di presentare le condoglianza ai familiari
delle vittime, e la Verdonk (ribattezzata negli ultimi mesi dai media
olandesi "SuperRita", per il suo attivismo sul fronte dell'immigrazione
clandestina) ha insistito sulla necessità di "trarre lezione
da quanto accaduto, affinché non si verifichi più".
E' quanto si auspica un Paese intero, choccato da immagini televisive
che hanno insistito nel mostrare la disperazione dei parenti dei prigionieri,
intenti a chiedere notizie sulla sorte dei loro congiunti. In undici,
come detto, sono morti tra le fiamme, altri sette sono rimasti feriti
(in ospedale sono poi stati ricoverati anche sei poliziotti e due agenti
della sicurezza).
Diverso il finale degli altri detenuti che occupavano l'ala del prefabbricato
nella quale si è sviluppato il rogo (in quel momento erano in 43).
Tre di essi hanno tentato la fuga approfittando del caos, ma sono stati
bloccati all'alba prima di riuscire a dileguarsi. Almeno altri otto sono
invece riusciti a far perdere le loro tracce, scatenando una delle più
massicce cacce all'uomo che da queste parti ricordino.
Per almeno 150 dei 350 detenuti di Schiphol, è previsto il trasferimento
verso altri centri di detenzione perché, ha ammesso il sindaco
Bezuijen, "le autorità non sono in grado, per il momento,
di garantire la loro sicurezza". Per i parenti delle vittime resta
l'agonia dell'attesa perché anche per l'identificazione dei cadaveri
i tempi non saranno brevissimi.
L'Olanda nel frattempo si divide e si interroga su quanto accaduto, e
non mancano le polemiche di quanti criticano le condizioni drammatiche
di strutture come quella di Schiphol. Il vicepresidente della Unione europea,
Franco Frattini ha sottolineato ieri che "il rimpatrio degli immigrati
clandestini deve avvenire sempre nel rispetto della dignità della
persona".
Saranno almeno tre diverse inchieste a occuparsi dell'incendio di Schiphol.
Oltre a quella della magistratura ordinaria, il sindaco della cittadina
ha annunciato un'inchiesta parallela, mentre un'ulteriore indagine sarà
condotta dall'organizzazione per i diritti civili Eorg, che intende verificare
i motivi per i quali il fuoco si sia propagato così velocemente.
Avvenire 28/10/05
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Cpt
all'olandese
L'impianto lo si deve a Job Cohen, attuale sindaco di Amsterdam e all'epoca
sottosegretario alla Giustizia. La legge sull'immigrazione varata dal Parlamento
dell'Aja nell'aprile del 2001 ha segnato una svolta nei Paesi Bassi sul
tema scottante dei rapporti con le comunità straniere. Le nuove norme,
infatti, rendono ad esempio molto più difficile la possibilità
di ottenere in Olanda lo status di rifugiato politico.
Sono i nuovi Aanmeld Centra, dipartimenti gestiti dal Servizio immigrazione
e naturalizzazione (a sua volta dipendente dal ministero della Giustizia)
a vagliare le domande d'asilo. La percentuale di accettazione delle richieste
ha subito, negli anni, una drastica riduzione. Nel febbraio del 2004, la
Camera ha approvato un progetto di legge che prevede il rimpatrio di 26mila
immigrati, prevedendo una "amnistia" solo per 2.300 persone.
Negli ultimi anni, poi, sono stati istituiti una serie di centri di detenzione
temporanea dove vengono detenuti i "witte illegalen", persone
in attesa di una decisione sul loro destino. A suscitare polemiche sono
in particolare i due centri sperimentali per minorenni di Vught e Deelen,
aperti nel novembre 2002 e gestiti con regole ferree basate sul sistema
dei premi e delle punizioni. Molte ong hanno denunciato le condizioni inumane
di queste strutture - ispirate a un metodo di origine statunitense per il
recupero di giovani criminali - e portato alla luce numerosi tentativi di
suicidio e atti di autolesionismo.
Sempre nel 2002, l'allora ministro dell'Immigrazione Hilbrand Nawijn (eletto
nella Lista Pim Fortuyn) ha stanziato 13,5 milioni di euro per la costruzione
dei due Centri di detenzione presso gli aeroporti di Schiphol e Zestienhoven.
Vi finiscono rinchiusi soprattutto trafficanti di droga, ma anche numerosi
immigrati clandestini.
Paolo M. Alfieri
Avvenire 28/10/05
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