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L'Olanda
cambia rotta, amnistia per 26mila richiedenti asilo
Paolo M. Alfieri
Nella prima sessione convocata
dopo le elezioni legislative dello scorso 22 novembre, la Camera Bassa
del Parlamento dell'Aja ha approvato l'altra notte di strettissima misura
una mozione in favore di una "amnistia" generale per 26mila
immigrati richiedenti asilo. La proposta, avanzata dal partito laburista
PvdA, che nella nuova Assemblea detiene 32 seggi, è passata con
75 voti favorevoli e 74 contrari dopo un dibattito durato diverse ore.
Il risultato rappresenta un deciso capovolgimento di rotta rispetto a
quella che è stata la linea politica dei Paesi Bassi negli ultimi
anni, in particolare dall'introduzione di una restrittiva legge sull'immigrazione
nell'aprile del 2001.
Nel 2004, con un provvedimento fortemente sostenuto dall'allora governo
di centro-destra, e in particolare dal ministro dell'Immigrazione, Rita
Verdonk, venne previsto il rimpatrio forzato per tutti gli stranieri giunti
in Olanda prima del 2001 la cui richiesta di asilo non era ancora stata
approvata. Una vera e propria espulsione di massa riguardante in particolare
rifugiati provenienti da Stati quali l'Afghanistan, la ex Jugoslavia,
la Somalia e l'Iraq e che risiedevano e lavoravano da tempo nei Paesi
Bassi. Le drammatiche immagini di un giovane iraniano, che per protestare
contro il provvedimento arrivò a cucirsi le labbra, fecero allora
il giro del mondo, sollevando l'opposizione delle organizzazioni per i
diritti umani e del Consiglio delle Chiese olandesi.
Soltanto per duemila immigrati, casi giudicati "particolarmente gravi"
o di persone che cui era stato in un primo tempo negato l'asilo durante
il passaggio tra le due leggi che regolavano l'immigrazione, venne decisa
un'amnistia. Oltre diecimila persone, da allora, sono state rimpatriate
o hanno deciso di lasciare l'Olanda volontariamente. Ma la mozione approvata
dal nuovo Parlamento potrebbe ora spalancare loro nuovamente le porte
dell'Olanda, oltre a garantire pieno diritto d'asilo anche ai sedicimila
che, nonostante il decreto d'espulsione, non hanno mai lasciato il Paese.
Il governo - momentaneamente un esecutivo di minoranza formato da cristiano-democratici
e liberali, in attesa che si concludano le consultazione per una nuova
coalizione dopo il voto del 22 - dovrà decidere martedì
se allinearsi alla mozione parlamentare. Nella decisione non potrà
non influire l'esito delle legislative, che hanno visto una netta avanzata
dei socialisti - in predicato di entrare in una coalizione di governo
con laburisti e cristiano-democratici - e un arretramento sostanziale
dei liberali, il partito della Verdonk la cui linea dura sul tema dell'immigrazione
è stata sconfessata dalla mozione dell'altro ieri.
Il primo ministro cristiano-democratico Jan Peter Balkenende non ha ancora
rilasciato dichiarazioni in merito al voto della Camera Bassa. Secondo
Wouter Bos, leader dei laburisti, un rifiuto del premier nel prendere
in considerazione l'esito della mozione parlamentare rischierebbe di far
saltare i delicati negoziati in corso per la formazione del nuovo esecutivo.
Avvenire 02/12/06
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