Olanda, estremista alla sbarra per la morte di van Gogh: indagini serrate sui collegamenti del "gruppo di Hofstad"

All'omicidio del regista fece seguito una lunga serie di attacchi contro chiese e moschee

Paolo M. Alfieri

"L'impatto di questo delitto resterà a lungo nei cuori e nella mente della gente". Sono bastate queste poche parole ad Anneke van Gogh per riassumere lo choc provocato nella società olandese dalla morte di suo figlio Theo. Di fronte alla donna, in silenzio, impassibile, Mohammed Bouyeri, il ventisettenne estremista islamico da ieri alla sbarra per l'omicidio del regista.
Vestito con un djellaba, la lunga tunica marocchina, il Corano in mano, una kefiah palestinese avvolta sul capo, Bouyeri si è limitato a recitare una lunga sequenza di "Non ho nulla da aggiungere" alle ripetute domande dei tre giudici che presiedono il processo nell'aula bunker di Osdorp, periferia Ovest di Amsterdam.
D'altronde l'atteggiamento dell'imputato è stato ampiamente preannunciato dal suo avvocato, Peter Plasman. Bouyeri - per il quale la sorella del regista ha chiesto in aula l'ergastolo - "può e vuole essere considerato pienamente responsabile delle sue azioni", ha detto il legale.
I capi di accusa vanno dall'uccisione di Theo van Gogh, "colpevole" di aver denunciato nel film "Submission" la condizione di repressione vissuta dalle donne nel mondo islamico, al tentativo di omicidio di vari passanti e poliziotti - che il due novembre scorso intervennero per bloccare Bouyeri dopo l'omicidio - all'impedimento del lavoro parlamentare di Ayaan Hirsi Ali, la deputata di origine somala sceneggiatrice di "Submission", minacciata di morte e costretta quindi per mesi ad abbandonare la sua attività politica.
Nessun dubbio sul fatto che il processo, che dovrebbe concludersi già domani, avrà una risonanza considerevole. Perché tocca questioni attualissime come l'integrazione, il radicalismo musulmano, gli stessi valori olandesi. E perché nessuno dimentica la lunghissima sequenza di attacchi contro moschee e scuole islamiche, ma anche contro luoghi di culto cristiani, seguiti all'omicidio.
Episodi sintomatici di una situazione tesissima nei rapporti con le comunità degli immigrati. E che si legano a doppio filo nell'immaginario collettivo agli attentati di Londra. Proseguono senza sosta, tra l'altro, le indagini sui legami tra Bouyeri e il "gruppo di Hofstad", la cellula estremista che avrebbe preparato alcuni attentati in Olanda e che manterrebbe legami con presunti terroristi in Spagna. Sono 14 i membri della cellula attualmente in prigione nei Paesi Bassi. L'ultimo arresto, quello di Racid Belekacem, è stato effettuato proprio a Londra a fine giugno.
Al momento, però, gli investigatori olandesi si limitano a ripetere che non ci sono indizi sufficienti per provare che il sospetto estremista sia legato agli attentati che hanno colpito la capitale britannica.

Avvenire 12/07/05






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