Brucia
un'altra moschea.
Adesso l'Olanda ha paura.
L'episodio in un villaggio del Sud: una ventina di attentati in 10 giorni.
Il governo reagisce e minaccia di togliere la cittadinanza agli estremisti.
Paolo M. Alfieri
Quello che potrebbe essere scambiato
per un bollettino di guerra è semplicemente la cronaca di un'altra
giornata, l'ennesima, di sgomento e tensione in Olanda. Nel mirino di
attentatori sconosciuti è finita una piccola moschea nel villaggio
sud-orientale di Helden, nelle vicinanze del confine con la Germania.
Le forze dell'ordine ritengono pressoché certa l'origine dolosa
dell'incendio, divampato nella prima mattinata di ieri. Della piccola
costruzione rivestita interamente di legna non rimangono ora che pareti
annerite, nonostante le fiamme siano state domate in poco più
di venti minuti.
Qualche giorno fa un gruppo estremista islamico aveva minacciato di
vendicare ogni attacco contro i centri musulmani. Normale quindi che
ora l'apprensione salga, forte, in tutto il Paese. Che attende l'ormai
ineluttabile, prossima ritorsione.
Sono già una ventina gli episodi di violenza contro moschee, scuole
islamiche, centri per immigrati da quando il 2 novembre, per mano di un
estremista musulmano, venne accoltellato a morte il regista Theo Van Gogh
nel centro di Amsterdam. Il messaggio più chiaro lo avevano mandato
gli autori dell'incendio contro una scuola islamica di Uden, nel Sud.
<Theo riposa in pace>, avevano scritto in una lettera.
Sembra essere servito a poco anche l'appello lanciato due giorni fa dalla
regina Beatrice, che nel visitare un centro frequentato da cittadini olandesi
e marocchini - le due nazionalità di cui è titolare Mohammed
Bouyeri, il 26 enne finito agli arresti per l'omicidio Van Gogh -, aveva
sottolineato i valori storici dell'Olanda, la tolleranza e l'uguaglianza,
l'accoglienza e l'ospitalità.
Ambigue, invece, le dichiarazioni del governo, con il premier Jan Peter
Balkenende che ripete da giorni la necessità di ponderare <a
mente fredda> i provvedimenti da prendere, che <l'atmosfera che
si è creata deve essere spazzata via>, e il suo vice Gerrit
Zalm, che non ha esitato a parlare di una vera e propria <guerra>
agli estremisti.
Le prime misure, annunciate in Parlamento dai ministri della Giustizia
e dell'Interno, Johan Remkes e Piet Hein Donner, hanno come obiettivo
dichiarato quello di <isolare e combattere il radicalismo violento>.
Vanno in questa direzione la decisione di ritirare la cittadinanza olandese
alle persone sospette, la prevista possibilità di chiudere quelle
moschee sospettate di offrire copertura alla propaganda jihadista, la
creazione di nuove unità di polizia specializzate in azioni anti-terrorismo.
Una politica più restrittiva che si è tradotta anche in
due maxi-blitz, uno a l'Aja e uno a Liempde, nel Sud. Nel primo agli
arresti sono finiti due giovani. Il quotidiano NRC Handelsblad ha scritto
ieri che i due avevano progettato l'uccisione di due parlamentari, la
liberale Ayaan Hirsi Ali , autrice della sceneggiatura del film "Submission"
di Van Gogh, e Geert Wilders, colui che aveva annunciato la fondazione
di un partito anti-immigrazione in nome del regista e che molti ritengono
l'erede di Pim Fortuyn, il leader populista ucciso da un attivista nel
maggio di due anni fa. Il secondo blitz ha portato alla cattura di 29
militanti del Pkk, il gruppo da anni in lotta con il governo turco, creando
malumore della numerosa comunità curda che vive in Olanda.
<Ho paura per il futuro di questo Paese>, aveva detto la madre
di Van Gogh durante i funerali del cineasta, una cerimonia trasmessa
in diretta da tutti i network del Paese e che ha fatto scendere in strada
centinaia di olandesi, uniti a manifestare il loro sconcerto per la fine
di un uomo ucciso perché "colpevole" di aver reso pubblica
- in "Submission -, la condizione di repressione vissuta dalle donne
nel mondo islamico.
Avvenire 14/11/04
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