Olanda, ergastolo al killer di Van Gogh

Concluso ad Amsterdam il processo al giovane di origine marocchina che sgozzò il 2 novembre scorso il regista, "colpevole" di aver denunciato, con il film "Submission", la condizione delle donne musulmane. L'assassino: "Sappiate che ho agito per convinzione, una legge obbliga a tagliare la testa a chi insulta il Profeta".

Paolo M. Alfieri

"Oh, Allah, mentre sono qui con lo spirito distrutto sento nella mia testa le voci dei giudici che pronunciano la mia colpevolezza". Submission, prime battute del cortometraggio costato la vita al regista olandese Theo van Gogh. Chissà se anche Mohammed Bouyeri, l'estremista islamico reo confesso nel processo per l'uccisione del regista, ha ripetuto dentro di sé quelle parole mentre ascoltava, impassibile, il verdetto che lo condannava all'ergastolo.
Una sentenza annunciata, ma non per questo meno significativa. Soprattutto perché il dispositivo recitato dal giudice Udo Willem Bentick ha sottolineato "l'ondata di repulsione e sdegno" provocata nella società olandese dall'agguato a van Gogh, "assassinato senza alcuna pietà" lo scorso 2 novembre nel pieno centro di Amsterdam.
E d'altronde l'intero impianto accusatorio nei confronti dell'omicida era stato basato su un assunto ben preciso. E cioè che Bouyeri intendeva far vacillare la struttura politica, economica e sociale dell'Olanda, mettendone in gioco la sua libertà di espressione e la sua tolleranza. Quello dell'imputato, secondo il procuratore Frits Van Straelen, è stato "un atto premeditato", "un modo di vivere la religione che è sfociato nel terrorismo". E per casi come questi, ha evidenziato il giudice Bentick, "c'è solo una pena adeguata, ed è l'ergastolo", una condanna rara in Olanda (attualmente sono solo 16 i detenuti a vita nel Paese), e per la quale non esiste alcuno sconto di pena.
Proprio la misura che aveva invocato lo scorso 11 luglio anche la madre del regista, Anneke, che nell'aula bunker di Osdorp, periferia Ovest di Amsterdam, aveva sottolineato come "l'impatto di questo delitto resterà a lungo nei cuori e nella mente della gente". Una testimonianza che aveva preceduto la confessione in aula di Bouyeri. "Voglio che sappiate che ho agito per convinzione - ha detto l'assassino -. C'è una legge che mi obbliga a tagliare la testa a chi insulta il Profeta. Sarei un vigliacco se mi rifugiassi dietro il mio diritto di tacere e di sottrarmi alla pena massima".
Una lucida determinazione indirizzata contro quella società multirazziale in cui è cresciuto lo stesso Bouyeri, cittadino olandese di origine marocchina. Un meltin' pot che proprio in seguito all'omicidio di van Gogh - il cui Submission denunciava la repressione femminile nel mondo islamico - , ha vissuto il suo punto più basso, con gli attacchi alle moschee e alle chiese, con la messa in discussione di convivenza, integrazione, dialogo interetnico e interreligioso. E la comparsa, anche qui, di fenomeni quali l'intolleranza e il radicalismo musulmano.
Per i suoi collegamenti con il "gruppo di Hofstad" - 15 i membri della cellula radicale attiva in Olanda finiti in carcere - Bouyeri affronterà un altro processo. Difficilmente, in quella occasione, muterà quell'atteggiamento di sfida che tanta inquietudine ha provocato in tutta la società olandese.

Avvenire 27/07/05






Indietro
Home page

[email protected]
Hosted by www.Geocities.ws

1