Olanda,
in crisi il modello multiculturale
Il politologo Jean Tillie: è finita la favola del Paese aperto e
tollerante
Paolo M. Alfieri
Il professor Jean Tillie insegna
scienze politiche all'Università di Amsterdam all'interno dell'Istituto
per l'immigrazione e gli studi etnici.
Professore, la morte di Theo Van Gogh è stata la miccia che
ha innescato attacchi violenti contro chiese e moschee in tutta l'Olanda.
Evidentemente il Paese era già avvolto in un'atmosfera sotterranea
di intolleranza.
Direi di sì, anche se può sembrare strano visto che storicamente
l'Olanda è stata sempre una nazione che ha accolto senza problemi
persone da tutto il mondo e che ha ricevuto da ciò notevoli benefici
economi e culturali. La sensazione è che tutto sia cambiato all'incirca
tre, quattro anni fa, quando qualche meccanismo si è inceppato
nella nostra società multiculturale. C'è stato un progressivo
isolamento dei cittadini di origine straniera, in particolare gli islamici,
cha ha portato queste persone ad abbracciare idee radicali. Tutto ciò
ha prodotto una frammentazione sociale che oggi è esplosa in tuta
la sua violenza.
Come ha risposto negli anni
la politica olandese a questo cambiamento?
Purtroppo a prevalere sono stati i toni populisti, che hanno tratto giovamento
anche della paura legata agli attacchi dell'11 settembre per paventare
il rischio del diffondersi dell'estremismo anche nel nostro Paese. Anche
i politici più moderati, sia tra i socialdemocratici che tra i
conservatori, hanno più volte usato provocazioni demagogiche.
Provocazioni raccolte dall'opinione
pubblica?
Credo proprio di sì. La maggior parte degli olandesi è infatti
d'accordo con le misure più restrittive sull'immigrazione adottate
dal governo in questi anni. Appena pochi mesi fa l'Olanda ha rifiutato
migliaia di richieste di accoglienza di persone che invocavano il diritto
d'asilo: una scelta che ha premiato il governo in termini di consenso
popolare.
Vari gruppi jihadisti hanno
minacciato attacchi nel Paese. Crede che l'Olanda stia pagando anche per
la sua presenza in Iraq?
Penso che questa non sia una delle cause primarie, sia perché la
nostra presenza in Iraq è secondaria, sia perchè questi
network del terrore avevano basi nel nostro Paese ancor prima che venisse
dichiarata guerra a Saddam Hussein.
E' possibile prevedere quando
finirà in Olanda questa escalation di violenza?
E' impossibile avere certezze. La mia opinione è che siamo alla
fine di un lungo processo. Tutto ora dipenderà dalla capacità
della gente di reagire con fermezza al radicalismo. Ognuno deve essere
libero di dire le proprie opinioni, anche di criticare gli ideali altrui:
l'importante è scegliere i toni e parole giuste.
Avvenire 13/11/04
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