Nord Corea, Pechino tiene in scacco l'Onu

Slitta il voto al Palazzo di Vetro: Usa e Giappone cedono. La Cina invia una missione diplomatica a Pyongyang.

Paolo M. Alfieri

Un rinvio per evitare una rottura. Per concedere alla diplomazia il maggior spazio possibile. Per ricucire gli annunciati strappi, nel momento in cui la spaccatura del Consiglio di sicurezza dell'Onu appariva l'esito più probabile sull'intricata questione dei test missilistici nordcoreani. È stata, secondo gli osservatori, la ferma opposizione di Pechino ad una risoluzione "frettolosa" a frenare ieri le spinte di Tokyo, che chiedeva la pronta imposizione di sanzioni economiche contro Pyongyang. Così, quando ha visto alzarsi la muraglia di un possibile veto cinese, il Giappone ha cominciato a smorzare i toni battaglieri di due giorni fa, quando il ministro degli Esteri, Taro Aso, aveva rivendicato il diritto dei nipponici ad attaccare il regime di Kim Jong-il in caso di minaccia. Sul piatto della bilancia, oltre al suo potere di veto e all'amicizia storica con Pyongyang, Pechino ha fatto pesare anche l'invio di una delegazione diplomatica di alto livello in Corea del Nord. È stata la mossa che ha riportato Tokyo nei ranghi, il guizzo che ha costretto il premier nipponico Junichiro Koizumi a dire che era "meglio non insistere su un voto entro oggi". E d'altronde anche un altro peso massimo come la Russia, anch'essa detentrice del diritto di veto, si era detta contraria all'imposizione di sanzioni, ricalcando le posizioni espresse peraltro anche dalla Corea del Sud. Seul, in particolare, aveva criticato Tokyo per aver fatto "salire la tensione" nella penisola coreana (accusa che ieri Koizumi ha definito "inaccettabile"). Gli stessi Stati Uniti - bollati di "imperialismo" due giorni fa da Kim Jong-il, che si è detto pronto alla "guerra totale" contro il "nemico di sempre" - hanno rimarcato l'importanza di proseguire le trattative con Pyongyang, auspicando il ritorno del regime al cosiddetto "tavolo a sei" - in stallo dallo scorso novembre - sul nucleare nordcoreano. Christopher Hill - il principale negoziatore Usa - ha ribadito la necessità, da parte della comunità internazionale, di creare "un fronte unico", in modo da "inviare un messaggio chiaro e unanime" alla Corea del Nord, i cui sette test missilistici della settimana scorsa rappresentano "un'azione provocatrice". Seecondo gli osservatori è troppo presto per dire quale testo sarà effettivamente portato all'esame del Consiglio di sicurezza dell'Onu. "Se vogliono una risoluzione devono modificare la bozza attuale", ha dichiarato ieri senza mezzi termini, al termine di una riunione informale dei cinque membri con diritto di veto, l'ambasciatore cinese Wang Guangya, allontanando così ulteriormente l'ipotesi di sanzioni. Il pressing di Pechino è a favore di una meno impegnativa dichiarazione presidenziale. Condoleeza Rice, segretario di Stato Usa, si è detta fiduciosa sull'esito della missione cinese in azione da ieri a Pyongyang. "Pensiamo che possa dare dei frutti", ha dichiarato. Il rischio che quei frutti si rivelino acerbi è l'incubo che attanaglierà, da qui ai prossimi giorni, le diplomazie di mezzo mondo.

Avvenire 11/07/06


 






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