Nigeria, ombre sulla vittoria

Schede elettorali mai arrivate, incendi ai seggi e intimidazioni ai votanti. Bruxelles: "Bilancio di violenze inaccettabile". Eletto Umaru Yar'Adua. L'Ue: voto falsato, 200 vittime. Il delfino del presidente uscente ha conquistato il 70 per cento dei consensi. L'opposizione pronta a mobilitarsi e a scendere in strada.

di Paolo M. Alfieri

"Queste elezioni non hanno rispettato le speranze del popolo nigeriano e l'intero processo elettorale non può essere considerato credibile". Prima ancora che la Commissione elettorale comunicasse i risultati del voto di sabato, gli osservatori dell'Unione europea avevano fissato, nella tarda mattinata di ieri, il loro verdetto sulle presidenziali nigeriane. Le stesse opposizioni, peraltro, avevano già sottolineato il loro dissenso, accusando il partito di governo People's Democratic Party (Pdp) di brogli estesi in tutto il Paese. Umaru Yar'Adua, il candidato alla presidenza del Pdp e delfino del presidente uscente Olusegun Obasanjo, è dunque sì stato nominato vincitore delle attesissime elezioni presidenziali. Eppure la prima transizione democratica nella storia della Nigeria si annuncia tutt'altro che indolore.
Yar'Adua ha conquistato oltre il 70%o dei consensi, per un totale di 24,6 milioni di preferenze. I suoi avversari più accreditati, l'ex generale Muhammadu Buhari dell'All Nigeria People's Party (Anpp) e l'ex vice-presidente Atiku Abubakar dell'Action Congress (Ac), hanno raccolto rispettivamente 6,6 e 2,6 milioni di voti. Netto il vantaggio del Partito di governo anche nelle contemporanee elezioni parlamentari. Secondo i primi dati, il Pdp si è aggiudicato il 60% alla Camera dei rappresentanti e addirittura l'80% al Senato.
Ma è il risultato della presidenza quello che "brucia" di più alle opposizioni, pronte a contestare i risultati in tutte le sedi possibili. Buhari ha chiesto ai suoi sostenitori di protestare per le strade del Paese e ha invocato l'impeachment di Obasanjo, vero deux ex machina del successo di Yar'Adua, mentre Abubakar annuncia dure battaglie legali. La polizia, che ha vietato tutte le manifestazioni post-elettorali, è in stato d'allerta.
In un messaggio alla nazione, Obasanjo ha ammesso che le elezioni potrebbero non essere considerate perfette, ma ha lanciato un appello alla popolazione perchè abbia fiducia nel processo democratico. Il presidente uscente - che dopo aver governato per due mandati aveva tentato, senza successo, di modificare la Costituzione per potersi candidare nuovamente - ha accusato "alcuni leader politici" di fomentare la tensione. "La mia speranza - ha concluso - è che una volta che i tribunali elettorali abbiano terminato il loro lavoro, i nigeriani sapranno riconciliarsi con se stessi e la nazione possa andare avanti".
Difficile dire quanto tempo occorrerà per questa "riconciliazione". Restando al voto di sabato, un importante gruppo di osservatori locali lo ha definito "una mascherata" basata su "frodi che non possono essere legittimate". In diversi Stati della federazione, per dire, il totale dei voti conteggiati è stato superiore al numero degli elettori registrati. In alcune zone le schede elettorali non sono mai arrivate, mentre in altre si sono registrati incendi ai seggi e intimidazioni nei confronti dei votanti. Almeno 200 persone, hanno testimoniato gli osservatori dell'Unione europea, sono state uccise nelle violenze che hanno preceduto e seguito il voto. Un bilancio "inaccettabile per quanto concerne sia i diritti umani sia il concetto di democrazia", afferma Bruxelles.
La Nigeria entra ora "in una fase delicata", ha osservato il commissario Ue per la Relazioni esterne, Benita Ferrero Waldner. La Casa Bianca, dal canto suo, ha sottolineato di essere "profondamente disturbata" dalle violenze e dai sospetti di irregolarità delle elezioni. "Avevamo lanciato un appello perchè le elezioni in Nigeria fossero giuste e libere e non siamo sicuri che sia quello che è stato offerto agli elettori nigeriani", ha detto il portavoce Gordon Johndroe.




Avvenire 24/04/07

Gli avversari di Yar'Adua: "Un burattino nelle mani di Obasanjo"

Paolo M. Alfieri

Cinquantasei anni, musulmano, Umaru Yar'Adua è diventato il candidato del partito di governo Pdp per le presidenziali nigeriane lo scorso dicembre, aggiudicandosi le primarie grazie al forte sostegno del presidente Olusegun Obasanjo. Originario del Nord del Paese, negli ultimi otto anni Yar'Adua ha ricoperto la carica di governatore dello Stato settentrionale di Katsina, attirandosi molte critiche per la poca attenzione posta riguardo al miglioramento del settore sanitario e delle infrastrutture.
Secondo i partiti dell'opposizione, Yar'Adua è condannato a essere niente di più che "un burattino nelle mani di Obasanjo". In campagna elettorale ha promesso di continuare l'attuazione delle riforme improntate al libero mercato già avviate proprio dal presidente uscente. Nei suoi tanti comizi in giro per il Paese ha indicato sette priorità di intervento per il suo mandato, tra le quali il miglioramento dell'agricoltura, la lotta alla corruzione, l'innalzamento degli standard educativi e l'impegno contro la malnutrizione. Permane qualche incognita sul suo stato di salute, dopo un difficile intervento ai reni subito nel 2000. I dubbi sulle sue condizioni sanitarie sono riemersi ai primi di marzo, quando ha dovuto interrompere la campagna elettorale per una serie di cure in Germania.




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