Il
gruppo vuol far "saltare" il Paese
I ribelli hanno ottime capacità logistiche e militari
Dietro alle ragioni sociali e politiche si cela l'obiettivo di destabilizzare
la regione.
Paolo M. Alfieri
Poco si sa dei suoi leader, poco
della sua agenda politica, a parte richiami un po' generici sulla "ridistribuzione
più equa dei proventi petroliferi". Se ne riconoscono le buone
capacità logistiche, tali da tenere in ostaggio più prigionieri
anche per lunghi periodi. Il comparto militare, poi, è stato finora
in grado di competere con l'esercito nigeriano e si è mostrato
altamente distruttivo nei blitz violenti contro le multinazionali del
greggio che operano nel Delta Del Niger. Senza contare l'ottimo sfruttamento
dei meccanismi mediatici (con ripetuti scambi di e-mail e telefonate alla
stampa internazionali), con lo scopo di attirare il più possibile
l'attenzione dell'opinione pubblica sulle proprie rivendicazioni.
A tal riguardo il sedicente Movimento per l'emancipazione del Delta del
Niger (Mend) può ritenersi già soddisfatto. Probabilmente
nemmeno ai tempi della ribellione dell'etnia Ogoni, innescata dallo scrittore
Ken Saro-Wiwa, la voce del Delta era arrivata così forte al di
qua del Continente nero. Solo con l'impiccagione, nel 1995, dello stesso
autore di Sozaboy - che non smise mai di denunciare la "vergognosa
povertà" del suo popolo e la "devastazione" della
sua terra - il mondo ebbe un sussulto di interesse per la situazione in
corso nella regione. Poi un grande silenzio, interrotto dall'irruzione
violenta, poco più di un anno fa, del Mend.
Fino ad allora era stata la cosiddetta Forza volontaria popolare del Delta
del Niger (Ndpvf) a guidare la lotta degli Ijaw - la più grande
etnia del Delta - al governo centrale e alle compagnie petrolifere. Ma
pur contando su un discreto consenso popolare, l'Ndpvf non ha mai raggiunto
risultati eclatanti. Alcuni analisti ritengono, peraltro, che il Mend
sia nato proprio da una costola dell'Ndpvf. A ciò sarebbe dovuta
anche la richiesta alle autorità nigeriane di liberare Mujahideen
Dokubu Asari, "ammiratore" di Ossama Ben Laden e fondatore dell'Ndpvf.
Altri pensano che il Mend altro non sia altro che una sorta di federazione
di diversi gruppi che prima operavano separatamente nel Delta. Il nodo
centrale del network avrebbe il compito di dettare le rivendicazioni,
mentre il livello periferico della rete costituirebbe il braccio operativo
dell'organizzazione. Che per le sue azioni violente non esiterebbe, peraltro,
ad assoldare "manodopera" locale, ampiamente disponibile in
una regione dove regnano malcontento e povertà.
Si tratterebbe, in sostanza, di "bande armate che operano trasversalmente
su tutto il sud della Nigeria", dal Rivers State al Bayelsa State,
e che piuttosto che difendere le comunità "fanno razzia e
intanto proseguono le loro attività di sequestratori", secondo
la testimonianza di un tecnico petrolifero italiano al settimanale Tempi.
Non mancherebbe, nel processo di reclutamento, una forte componente settaria,
con la celebrazione di riti legati a credenze etniche e legami clanici.
Molte di queste bande sarebbero anche tra le responsabili dei continui
furti di petrolio realizzati nella ragnatela di condutture che attraversa
il Delta.
Gli obiettivi "politici" e le rivendicazioni sociali restano
così spesso soltanto sullo sfondo di un organismo che sembra puntare
maggiormente alla destabilizzazione del Paese - dalla quale trarre vantaggi
per una ristretta élite - che a promuovere le istanze della popolazione.
Nell'imminenza delle elezioni presidenziali, che si celebreranno il prossimo
aprile, il livello della tensione è peraltro destinato ad alzarsi.
All'orizzonte si profilano nuove dispute e contrasti, ancor più
forti di quelli già causati nella regione dalla cosiddetta "maledizione
dell'oro nero".
Avvenire 19/01/07
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