Guerra del greggio: Nigeria nel caos

Impianti attaccati, dipendenti delle compagnie straniere rapiti: è la sfida del Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger che promette nuove azioni di guerriglia.

Paolo M. Alfieri

Finora l'obiettivo era stata la Shell, compagnia a capitale anglo-olandese. Ieri il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend), formazione legata all'etnia Ijaw - che rivendica una divisione più equa dei proventi del greggio nigeriano -, ha annunciato di aver messo a segno una serie di raid contro piattaforme petrolifere della francese Total e dell'italiana Agip. Le due compagnie hanno smentito di aver subito attacchi, ma la tensione nella regione è destinata a crescere. "Continueremo ad attaccare tutte le società petrolifere", si legge in una nota del Mend, che minaccia anche i dipendenti delle compagnie: "Sappiamo dove vivono e in quali scuole studiano i loro bambini".
Minacce che non possono essere sottovalutate. Nelle mani del Mend si trovano già quattro dipendenti della Shell, rapiti una settimana fa mentre lavoravano a poche miglia dalla costa del Delta. Il sequestro, preceduto da attacchi agli impianti petroliferi, ha indotto la Shell ha richiamare oltre 300 dipendenti dalla zona. La produzione della compagnia ha subìto un calo di 220mila barili al giorno, pari al 10% della produzione nigeriana.
Per rilasciare gli ostaggi, il Mend ha posto un ultimatum con condizioni difficilmente ricevibili. Innanzitutto il controllo del petrolio del Delta: è da qui che proviene la maggior parte del greggio nigeriano, ma la popolazione locale non trae benefici da questa enorme ricchezza.
I sequestratori esigono inoltre il rilascio immediato di Mujahideen Dokubu Asari, fondatore della Forza volontaria popolare del Delta del Niger. Arrestato lo scorso settembre con l'accusa di "tradimento e assembramento illegale", Asari dal carcere continua a invocare "libertà per la propria gente". In prigione si trova anche Diepreye Alamieyeseigha, ex governatore dello Stato di Bayelsa (regione meridionale del Delta), la cui incriminazione per corruzione e riciclaggio di denaro è stata denunciata come una "cospirazione" dall'etnia Ijaw, di cui egli fa parte.
L'ultima richiesta del Mend è il pagamento da parte della Shell di 1,5 miliardi di dollari allo Stato di Bayelsa, come risarcimento per i danni da inquinamento dell'estrazione petrolifera. La protezione dell'ambiente è infatti uno degli altri nodi che gli Ijaw rivendicano da tempo.
Il presidente nigeriano, Olusegun Obasanjo, ha istituito un comitato ad hoc per affrontare la crisi, e ha inviato un contingente militare nel Delta per dare la caccia ai miliziani. L'appoggio alle multinazionali straniere è costato al presidente, negli ultimi tempi, una serie di scioperi massicci, anche a causa del continuo (e paradossale) aumento del prezzo della benzina.
Non sono infrequenti, nella regione, i furti di petrolio da parte dei cittadini, che corrono gravi rischi pur di vendere sul mercato nero piccole quantità di greggio. Gran parte della popolazione qui vive nell'estrema miseria, ragion per cui gruppi come il Mend riescono facilmente a far presa sugli strati sociali più deboli. Contro lo sfruttamento delle risorse del Delta, questione ormai "storica", si era a lungo battuto Ken Saro Wiwa, scrittore candidato al Nobel per la pace originario della comunità Ogoni, a lungo perseguitata nei 15 anni di regime militare di Sani Abacha.

Avvenire 19/01/06






Indietro
Home page

[email protected]
Hosted by www.Geocities.ws

1