Nepal,
bombe nella capitale
sotto assedio
Due attentati a Kathmandu
dei guerriglieri maoisti Tamang. Le esplosioni hanno investito un check-point
della polizia e un ufficio amministrativo. Gli attacchi nel terzo giorno
di sciopero generale "imposto" dai miliziani: la città
è a rischio rifornimenti.
di Paolo M. Alfieri
L'eco di due forti esplosioni
ha rotto ieri il silenzio e la calma apparente di Kathmandu, la capitale
nepalese paralizzata da tre giorni per uno sciopero imposto dai ribelli
maoisti Tamang. Alle minacce i guerriglieri hanno fatto seguire i fatti.
E poco conta che i due attentati abbiano avuto conseguenze limitate,
come già era stato per l'attacco di lunedì scorso contro
l'hotel di lusso "Soalee Crown Plaza" . I ribelli puntano a
diffondere nella popolazione la paura di un prossimo attacco per sfruttarla
come arma ricattatoria nei confronti del governo, al quale chiedono da
anni l'autonomia della propria regione Tamang e l'abolizione della monarchia
nepalese.
Il primo attacco di ieri ha preso di mira un edificio governativo del
centro della capitale. Alcuni ribelli si sono avvicinati armi in pugno
alla sede del catasto e hanno sparato, ferendolo, al poliziotto di
guardia. Dopodiché sono entrati nel palazzo e hanno piazzato un
ordigno in un sottoscala. La deflagrazione è avvenuta pochi minuti
dopo: schegge di vetro e di metallo hanno investito tutto il circondario,
nella zona del mercato di Dilli, ferendo un motociclista di passaggio.
La seconda esplosione è avvenuta davanti a un check-point della
polizia alla periferia della capitale. Nessuno è rimasto ferito:
in quel momento il posto di blocco era infatti deserto.
L'offensiva dei maoisti a Kathmandu prosegue ormai da una settimana, conseguenza
di un lungo bombardamento messo in atto dal governo nepalese contro i
ribelli nella zona dell'Accham, a 600 chilometri dalla capitale. Un
bombardamento che a sua volta era stato causato dal rifiuto di negoziare
la pace con gli uomini di re Gyanendra.
Nei giorni precedenti all'attacco dell'esercito, Kathmandu aveva lanciato
un appello alla popolazione affinché non assecondasse le
pretese dei maoisti - tra le quali spiccava la richiesta della chiusura
di decine tra alberghi e imprese, accusate di sfruttare i lavoratori e
di essere sotto il controllo della famiglia reale -, ma la risposta dei
ribelli non si era fatta attendere: lunedì scorso i Tamang "imponevano"
uno sciopero generale ad oltranza, minacciando di morte chiunque non
vi avesse preso parte e annunciavano "posti di blocco" lungo
le via d'accesso alla capitale per tagliare i rifornimenti.
Così le arterie stradali dirette a Kathmandu - sulle quali transitano
quotidianamente in media 2mila tra auto e camion - , appaiono ormai da
quattro giorni completamente deserte. Nessun approvvigionamento viaggia
verso la capitale, nessun trasportatore è disponibile a mettere
a repentaglio la propria vita. E questo nonostante in realtà
i "check-point" dei ribelli siano praticamente inesistenti.
Il primo obiettivo dei Tamang è stato quindi raggiunto con il minimo
sforzo: ha vinto la paura e se la situazione non si sbloccherà
presto, il milione e mezzo di residenti della capitale comincerà
a fare i conti con la drastica riduzione delle scorte di alimentari e
carburante. Riduzione che comporterà un'impennata dei prezzi.
Gli unici a vivere quasi con indifferenza questi giorni di tensione
sembrano essere i turisti, che continuano ad affollare le strade della
capitale alla ricerca di mercanzie esotiche e ad avventurarsi - scortati
dalla polizia - anche in direzione di altre due città vicine, Patan
e Bakhtapur.
Avvenire 21/08/04
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