| Inferno
a Mogadiscio: 90 morti in tre giorni Battaglia tra la Coalizione dei signori della guerra e gli estremisti islamici legati ad al-Qaeda. Il rappresentante Onu Nel Paese chiede il ritorno alla calma. Centinaia di abitanti lasciano la città. Più difficile il ritorno nella capitale del governo. Paolo M. Alfieri Sono già più di 70 (ma secondo alcune fonti il numero potrebbe essere di gran lunga più alto) le vittime dei tre giorni di scontri cruenti scatenatisi nella capitale somala Mogadiscio. Gli attacchi reciproci tra un nuovo movimento denominato Coalizione Anti-terrorismo, formato da diversi clan che fanno riferimento a "storici" signori della guerra locali, e formazioni di miliziani legati alle potenti Corti islamiche hanno causato ieri la morte di 13 persone, che vanno ad aggiungersi alle 60 massacrate tra mercoledì e giovedì. A causa dell'intensificarsi dei combattimenti, inoltre, centinaia di abitanti hanno abbandonato in fretta le loro case dirigendosi verso zone limitrofe più sicure, mentre chi non ha potuto darsi alla fuga è costretto a restare all'interno delle proprie abitazioni. "Per le strade ormai si incontrano solo miliziani armati a bordo delle 'tecniche', le jeep armate di mitraglieria pesante", ha riferito una fonte locale. Tra le vittime, molti sono i civili. Le telecamere hanno diffuso le immagini della situazione all'interno dell'ospedale cittadino, mostrando anche le gravissime ferite alla testa e allo stomaco di un bambino rimasto coinvolto nei drammatici incidenti. "L'escalation degli scontri è inaccettabile", ha dichiarato Francois Lonseny Fall, rappresentante Onu per la Somalia, chiedendo che si ponga subito fine alla battaglia in corso. La contesa tra le due fazioni si era già accesa a metà febbraio, quando la Coalizione dei signori della guerra aveva accusato gli estremisti islamici di numerosi omicidi e aveva denunciato il collegamento di questi gruppi con al-Qaeda. Dal canto loro, le Corti islamiche hanno accusato il governo Usa di sostenere la Coalizione, e incitato la popolazione a opporsi alle "ingerenze straniere". Tra i principali esponenti delle Corti ci sarebbe Sheik Shariff, mentre il "rappresentante" di al-Qaeda nel Paese sarebbe un africano con doppia cittadinanza (keniana e delle Isole Comore), Fazul Abdullah Mohamed, anche noto come Harun Fazul. Washington da tempo ipotizza che la Somalia sia la base di cellule fondamentaliste. Secondo fonti Usa, per il network di Ossama Ben Laden, la Somalia è "un paradiso dove trovare rifugio". In effetti l'anarchia che regna nel Paese dal 1991, quando venne abbattuto il regime di Siad Barre, ha fatto sì che negli ultimi anni la Somalia diventasse una "no man's land", una terra di nessuno nella quale qualsiasi organizzazione illecita potesse impiantare le proprie basi. Nel dicembre 2004 è stato costituito un nuovo governo, ma a causa dell'instabilità, l'esecutivo non ha mai potuto entrare ufficialmente a Mogadiscio, preferendo riunirsi per ragioni di sicurezza a Baidoa. E gli scontri degli ultimi giorni rendono ancor più proibitivo il ritorno nella capitale di un governo che, secondo gli analisti, poco potrebbe fare per restaurare condizioni di pace. Avvenire 25/03/06 |